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Quando si può chiedere la separazione?

3 Agosto 2022 | Autore:
Quando si può chiedere la separazione?

Intollerabilità della convivenza e pregiudizio all’educazione dei figli: presupposti della richiesta di separazione giudiziale dei coniugi.

La separazione consente ai coniugi di potersi allontanare, eventualmente in attesa del divorzio. Con la separazione, infatti, vengono meno gran parte dei doveri che sorgono con il matrimonio, primo fra tutti quello di coabitazione. I coniugi separati possono perfino intraprendere una nuova relazione sentimentale, ma non possono risposarsi fino a che il matrimonio non si sia completamente sciolto con il divorzio. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico argomento: vedremo cioè quando si può chiedere la separazione?

La legge sul punto è abbastanza chiara nello stabilire quali sono le condizioni per poter chiedere al giudice la separazione. In realtà, come vedremo a breve, la prassi ha completamente stravolto la portata della norma, tanto che oggi, per separarsi, è praticamente sufficiente fare un ricorso che è poco più di un’istanza. Insomma: la separazione è diventata un vero e proprio diritto del coniuge, una sorta di “recesso unilaterale” che può essere chiesto in ogni momento, senza che ci si possa opporre. Se l’argomento t’interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando si può chiedere la separazione.

Separazione personale: cos’è?

La separazione personale dei coniugi può essere definita come quella situazione temporanea idonea a incidere sugli effetti del matrimonio.

A seguito della separazione, infatti, i coniugi continuano a rimanere sposati, ma determinano la sospensione di alcuni effetti del matrimonio, in attesa della riconciliazione o del divorzio.

Ad esempio, i coniugi separati non sono obbligati a vivere sotto lo stesso tetto, né ad assistersi materialmente o moralmente se non nei limiti dell’eventuale assegno di mantenimento.

I coniugi separati, però, non riacquistano la libertà di stato, che è la condizione necessaria per poter contrarre nuove nozze.

I coniugi potrebbero rimanere separati anche per tutta la vita, ritenendo opportuno non giungere mai al divorzio. Ad esempio, fanno questa scelta le persone che non vogliono estromettere l’ex partner dalla propria successione in caso di morte.

Separazione: quanti tipi?

La legge prevede due tipi di separazione, a cui si aggiunge quella di fatto. Di seguito una breve analisi delle caratteristiche principali.

Separazione giudiziale: cos’è?

La separazione giudiziale è quella che i coniugi chiedono al tribunale in mancanza di un accordo tra di loro.

La separazione giudiziale può essere domandata da uno o da entrambi i coniugi quando si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione dei figli.

Come vedremo, questa condizione è diventata oramai inutile, in quanto il coniuge può sempre rivolgersi al giudice per chiedere la separazione, anche quando non esiste una reale situazione di conflitto.

Separazione consensuale: cos’è?

La separazione consensuale presuppone un accordo dei coniugi, intesa che ha ad oggetto non solo l’opportunità di procedere alla separazione, ma anche la regolamentazione dei loro rapporti patrimoniali e le decisioni relative all’affidamento dei figli e al loro mantenimento.

L’accordo tra i coniugi, per diventare efficace, deve essere sottoposto alla valutazione del giudice; più precisamente, deve essere omologato dal tribunale. Una separazione non omologata non ha conseguenze legali e rimane una separazione di fatto.

La separazione consensuale può essere raggiunta anche al di fuori delle aule di tribunale, mediante:

  • negoziazione assistita con l’assistenza degli avvocati;
  • dichiarazione resa all’ufficiale dello stato civile (sindaco o suo delegato) del Comune ove i coniugi si sono sposati oppure hanno la residenza, senza l’assistenza di avvocati.

Separazione di fatto: cos’è?

Si configura una semplice separazione di fatto quando i coniugi si comportano come se fossero separati (ad esempio, non convivono più o, anche convivendo, svolgono vite completamente autonome).

La separazione di fatto non ha effetti giuridici; può tuttavia essere tenuta in considerazione dal giudice nell’eventuale ricorso per la separazione giudiziale.

Separazione giudiziale: quando si può chiedere?

Secondo la legge [1], la separazione giudiziale può essere chiesta solo quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

Presupposto della separazione giudiziale è dunque l’intollerabilità della convivenza, la quale può anche non dipendere dal comportamento dei coniugi. È il classico caso dell’incompatibilità di caratteri, che rende impossibile o particolarmente dolorosa la coabitazione.

In questo senso è illuminante la Corte di Cassazione [2], secondo cui la situazione di intollerabilità della convivenza va intesa come fatto psicologico individuale, “riferibile alla formazione culturale, alla sensibilità e al contesto interno della vita dei coniugi, purché oggettivamente apprezzabile e giuridicamente controllabile; a tal fine non è necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere da una condizione di disaffezione al matrimonio di una sola delle parti, che renda incompatibile la convivenza e che sia verificabile in base ai fatti obiettivi emersi”.

Specificando che l’intollerabilità della convivenza può anche prescindere da un comportamento intenzionale di uno dei coniugi, la legge ha in effetti consentito agli sposi di poter chiedere la separazione praticamente sempre, tant’è vero che molti avvocati, nel presentare il ricorso al tribunale, si limitano a riportare una formuletta (“a causa dell’intollerabilità della convivenza”, oppure “essendo venuto meno l’affectio coniugalis”) che non significa praticamente nulla.

L’altra condizione che permette di chiedere la separazione giudiziale è il pregiudizio all’educazione dei figli. Ad esempio, pur sussistendo ancora affetto tra i coniugi, la moglie potrebbe fare ricorso al giudice perché il marito è un alcolista ed esercita una cattiva influenza sui figli.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che la separazione giudiziale può essere chiesta sempre, senza necessità di dimostrare concretamente quali siano le cause dell’intollerabilità della convivenza.

Di fatto, il ricorso per la separazione giudiziale è diventato una semplice istanza che ogni coniuge, in qualsiasi momento, può presentare al tribunale in assenza di accordo tra le parti. Un vero e proprio “diritto di recesso dal matrimonio”, insomma.

Separazione consensuale: quando si può chiedere?

La legge non prevede presupposti specifici per la separazione consensuale, immaginando evidentemente che non vi fosse bisogno di spiegare alcunché quando le parti sono d’accordo tra di loro.

Pertanto, la separazione consensuale può essere chiesta sempre, non essendo importanti le motivazioni, purché vi sia accordo tra le parti.


note

[1] Art. 151 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 8713/2015.

Autore immagine: depositphotos.com


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