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Come fare se vengono violate le distanze dal confine?

9 Marzo 2022
Come fare se vengono violate le distanze dal confine?

Piante, muri e costruzioni: la tutela del proprietario del terreno confinante. 

Le regole di buon vicinato impongono che i proprietari di terreni o di abitazioni confinanti rispettino determinate distanze, sia per quanto riguarda piante e alberi, che muri e altre costruzioni. Tale disciplina è rivolta ad evitare, da un lato, che i frutti e i rami possano danneggiare il fondo del vicino o togliere allo stesso luce e aria; dall’altro che vi possano essere invasioni dell’altrui privacy.

Tutte le volte in cui il proprietario di un terreno non rispetta le norme in questione, può subire una condanna ad arretrare la costruzione o ad estirpare la pianta a ridosso del confine. Ma come fare se vengono violate le distanze dal confine? Cerchiamo di stabilirlo qui di seguito sulla base di quelle che sono innanzitutto le regole generali della materia.

Le distanze degli alberi dal confine 

La disciplina sulle distanze per siepi e alberi si applica solo in presenza di due terreni confinanti appartenenti a proprietari diversi.

Salvo diversa previsione degli usi o regolamenti locali, le distanze minime dal confine sono le seguenti:

  • albero di alto fusto: 3 metri;
  • albero non di alto fusto: 1,5 metri;
  • vite: 0,5 metri (a prescindere dall’altezza raggiunta);
  • arbusto e canneti: 0,5 metri (a prescindere dall’altezza raggiunta);
  • pianta da frutto di altezza non maggiore di 2,5 metri: 0,5 metri;
  • siepe viva: 0,5 metri;
  • siepe di ontano: 1 metro;
  • siepe di castagno e simili: 1 metro;
  • siepe di robinie: 2 metri.

Quando un albero è di alto fusto?

L’albero è di alto fusto se, semplice o diviso in rami, sorge ad altezza superiore a 3 metri, come nel caso di noci, castagni, querce, pini, cipressi, olmi, pioppi, platani e simili.

L’albero non si considera di alto fusto se il tronco e le branchie principali non superano i 3 metri.

Come si misura la distanza dal confine di alberi e piante?

Per misurare la distanza dal confine di piante, alberi e siepi è necessario tracciare la linea retta più breve che parte dal punto della semina o dalla base esterna del tronco dell’albero al tempo della piantagione, fino al confine. 

In caso di sviluppo della pianta, la distanza si deve misurare dal centro del tronco.

Muro divisorio

Le prescrizioni relative alle distanze legali degli alberi e delle piante dal confine non devono quindi essere osservate quando sul confine esista un muro divisorio e le piante non lo superino in altezza, in quanto in questo caso il vicino non subisce diminuzione di aria, luce e veduta. 

Nel caso di proprietà delimitate da un muro comune, la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo, poiché su di esso, nonché sull’area di relativa incidenza, i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l’intera estensione e ampiezza: conseguentemente, le distanze si misurano rispetto alla facciata del muro prospiciente la cosa da tenere a distanza. Pertanto, ai fini della misurazione della distanza legale di una siepe dal muro comune, si deve avere riguardo alla facciata del muro stesso prospiciente alla siepe, e non calcolarsi detta distanza rispetto alla linea mediana del muro comune.

Quand’anche le piante di alloro fossero da considerarsi quali alberi di alto fusto, esse potrebbero comunque essere mantenute anche a distanza inferiore a quella legale, purché la loro altezza non superi quella del muro.

Muro si considera quel manufatto che impedisce al vicino di vedere le piante altrui, in quanto la ratio della norma è quella di nascondere le piante stesse alla vista del vicino. Ne consegue che, in caso di fondi a dislivello, il muro di contenimento che emerga dal piano di campagna del fondo superiore e nasconda le piante alla vista del vicino può svolgere pure la funzione di muro divisorio.

Che fare se rami e radici sporgono sul terreno del vicino?

Se i rami dell’albero sporgono nel terreno del vicino, quest’ultimo non può tagliarli in autonomia, ma può esigere che vengano recisi. Può avanzare tale richiesta anche a distanza di numerosi anni; si tratta infatti di un diritto che non si prescrive mai.

Nel caso in cui il vicino si rifiuti di tagliare i rami sporgenti, non resta altro che rivolgersi al giudice affinché emetta un ordine di potatura. E se neanche questo dovesse essere rispettato, il titolare del terreno può procedervi da solo, imputando le spese al vicino e poi facendosi rimborsare (o, in caso di ulteriore inadempimento, procedendo al pignoramento dei suoi beni).

In buona sostanza, quando c’è un ramo di un albero che protende sul terreno altrui, il proprietario di quest’ultimo non può armarsi di una sega e tagliarlo da sé ma deve lasciare che a farlo sia il relativo titolare, salvo agire contro di lui attraverso il giudice. 

Se invece a invadere il terreno del vicino non sono i rami dell’albero ma le radici, in caso di inerzia del vicino, è possibile reciderle senza bisogno di autorizzazione da parte del tribunale. 

Questa differenza di trattamento tra rami e radici si giustifica per via del fatto che le radici, a differenza dei rami, possono provocare gravi danni alle fondamenta delle costruzioni o alle tubature, per cui è necessario un intervento tempestivo.

Quando non si applicano le distanze minime degli alberi dal confine?

La disciplina sulle distanze degli alberi dal confine non si applica:

  • se sul confine esiste un muro divisorio – di proprietà esclusiva o in comune tra i due vicini – a condizione che la pianta non superi il muro stesso;
  • se i due fondi sono separati da un fosso in comproprietà;
  • alle piante in vaso mobile e alle piante rampicanti.

Come fare se vengono violate le distanze dal confine?

Il vicino può esigere che si estirpino gli alberi e le siepi che sono piantati o nascono a distanza minore di quelle legali. Il proprietario del fondo può chiedere l’estirpazione degli alberi posti nel fondo del vicino a distanza minore di quella di legge, a prescindere dalla valutazione dell’esistenza di un’effettiva turbativa. La finalità delle norme sulle distanze legali, è infatti, quella di salvaguardare il fondo in sé, indipendentemente dalle sue particolari caratteristiche o esigenze, sicché il compito del giudice di merito è limitato alla verifica del rispetto della distanza prescritta, senza doversi estendere a indagare la concreta esistenza del danno.

C’è inoltre la possibilità di chiedere il risarcimento del danno, a prescindere dall’evidenza di un danno da ciò provocato.

Quali sono le distanze tra edifici?

Per quanto riguarda la distanza tra costruzioni, il limite minimo stabilito dal Codice civile è di tre metri, a meno che i regolamenti locali non ne impongano uno maggiore. Ecco perché è sempre bene informarsi presso il proprio Comune. 

I fabbricati su terreni confinanti, salvo non siano costruiti in aderenza sul confine (cioè, l’uno attaccato all’altro), devono rispettare la distanza minima di tre metri. I regolamenti locali possono tuttavia stabilire una distanza maggiore (spesso fissata a 5 metri).



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