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Violazione distanze dal confine di piante, rami e radici: Cassazione

9 Marzo 2022
Violazione distanze dal confine di piante, rami e radici: Cassazione

Come tutelarsi dal vicino che pianta o costruisce vicino al confine.

Usucapione del diritto a tenere gli alberi vicino al confine 

Ai fini dell’usucapione del diritto a tenere alberi a distanza dal confine inferiore a quella di legge, il termine decorre dalla data del piantamento, perché è da tale momento che ha inizio la situazione di fatto idonea a determinare, nel concorso delle altre circostanze richieste, l’acquisto del diritto per decorso del tempo, come è desumibile dall’art. 892, comma 3, c.c., che fa riferimento, ai fini della misurazione della distanza di un albero dal confine, alla base esterna del tronco “nel tempo della piantagione” (vedi anche Cass. 18 ottobre 2007, n. 21855).

Cassazione civ. Sez. II, 16 dicembre 2014, n. 26418

Tutela contro chi pianta vicino al confine: estirpazione delle piante

In base all’interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 892, 893 e 894 c.c., il proprietario del fondo può chiedere l’estirpazione degli alberi posti nel fondo del vicino a distanza minore di quella di legge, a prescindere dalla valutazione dell’esistenza di un’effettiva turbativa; la finalità delle citate norme, infatti, è quella di salvaguardare il fondo in sé, indipendentemente dalle sue particolari caratteristiche o esigenze, sicché il compito del giudice di merito è limitato alla verifica del rispetto della distanza prescritta, senza doversi estendere a indagare la concreta esistenza del danno.

Cassazione civ., Sez. II, 9 giugno 2008, n. 15236

Violazione delle distanze e diritto di veduta

Il diritto di veduta, consistente nella fruizione di un piacevole panorama, che si pretende leso dalla chioma di un albero piantato a distanza legale, integra una servitus altius non tollendi, la quale può essere acquistata, oltre che negozialmente, anche per destinazione del padre di famiglia o per usucapione, necessitando, tuttavia, tali modi di costituzione non solo, a seconda dei casi, della destinazione conferita dall’originario unico proprietario o dell’esercizio ultraventennale di attività corrispondenti alla servitù, ma anche di opere visibili e permanenti, ulteriori rispetto a quelle che consentono la veduta.

(In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva riconosciuto il diritto di veduta indicandone la fonte nella mera preesistenza della visuale all’acquisito dell’immobile, così violando il principio della tipicità dei modi di acquisto dei diritti reali).

Cassazione civ., Sez. II, 27 febbraio 2012, n. 2973

Muro divisorio

Le prescrizioni relative alle distanze legali degli alberi e delle piante dal confine, stabilite nei primi tre commi dell’art. 892 c.c., non devono essere osservate quando sul confine esista un muro divisorio e le dette piante non lo superino in altezza poiché, in questo caso, il vicino non subisce diminuzione di aria, luce e veduta.

Cassazione civ. Sez. VI, 12 luglio 2018, n. 18439

Qualora sul confine dei fondi risulti eretto un muro divisorio, quand’anche le piante di alloro fossero da considerarsi quali alberi di alto fusto, esse potrebbero essere comunque anche a distanza inferiore a quella legale, purché la loro altezza non superi quella del muro.

Cassazione civ. Sez. VI, 12 luglio 2018, n. 18439

In tema di limitazioni legali della proprietà, ove due fondi siano delimitati da un muro comune, la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo, giacché su di esso, e sull’area di relativa incidenza, i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l’intera estensione e ampiezza. Ne consegue che, ai fini della misurazione della distanza legale di una siepe dal muro comune, si deve avere riguardo alla facciata del muro stesso prospiciente alla siepe, e non calcolarsi detta distanza rispetto alla linea mediana del muro comune.

Cassazione civ., Sez. II, 27 aprile 2010, n. 10041

Recisione dei rami protesi

Il riferimento alla possibilità per il proprietario del fondo sul quale si protendano i rami, contenuto nell’art. 896 c.c., di costringere in qualunque tempo il vicino a tagliarli, evidenzia che si tratta di diritto imprescrittibile. Il diritto di far recidere i rami sporgenti si riferisce pertanto anche agli alberi non soggetti all’obbligo delle distanze, tenuto conto che la servitù di fare sporgere rami sul fondo del vicino non può acquisirsi per usucapione, ma solo essere volontaria o costituita per destinazione del padre di famiglia.

Corte d’Appello di Campobasso, 12 maggio 2020, n. 151

Il diritto di far protendere i rami degli alberi del proprio fondo in quello confinante non può essere acquistato per usucapione, riconoscendo espressamente l’art. 896 c.c. al proprietario del fondo, sul quale, essi protendono, il potere di costringere il vicino a tagliarli in qualunque tempo. Ne consegue che non rileva la sussistenza di un muro divisorio, proprio o comune, sul confine, in quanto, ai sensi dell’art. 892 c.c., le piante devono essere tenute, in ogni caso, a un’altezza che non ecceda la sommità del muro stesso.

Cassazione civ., Sez. ii, 24 agosto 2012, n. 14632

Spese di potatura alberi di proprietà di un singolo condomino

Alle spese di potatura degli alberi che insistono su suolo oggetto di proprietà esclusiva di un solo condomino sono tenuti a contribuire tutti i condomini, allorché si tratti di piante funzionali al decoro dell’intero edificio e la potatura stessa avvenga per soddisfare le relative esigenze di cura del decoro stesso.

Cassazione civ., Sez. II,  16 ottobre 2020, n. 22573

In tema di condominio negli edifici, l’amministratore di condominio è autonomamente legittimato ad agire ed a resistere in giudizio ai sensi degli artt. 1130 e 1131 cod. civ. nella controversia insorta a seguito della domanda proposta da un condomino per ottenere il pagamento delle spese sostenute per l’abbattimento ed il reimpianto di alberi siti nella sua proprietà esclusiva a motivo della funzione ornamentale svolta dagli stessi per l’intero edificio, trattandosi di controversia relativa alla erogazione di spese occorrenti per la manutenzione delle parti comuni.

Cassazione civ., Sez. II, 9 ottobre 2020, n. 21860

Competenza del giudice

In tema di competenza, il giudice di pace, adito con domanda rientrante nella sua competenza per materia (nella specie, relativa al rispetto delle distanze legali nella piantagione di alberi), ove sia investito, in via riconvenzionale, di una eccezione eccedente la sua competenza per valore o per materia (nella specie, di usucapione, ma al solo fine di paralizzare la domanda attorea), deve decidere su entrambe, in quanto l’eccezione riconvenzionale, a differenza della domanda riconvenzionale, non comporta lo spostamento della competenza e la separazione delle cause ai sensi dell’art. 36 c.p.c.

Cassazione civ., Sez. VI, 22 ottobre 2020, n. 23074

Appartiene alla competenza del giudice di pace la domanda volta a ottenere la recisione delle piante del vicino poste a distanza non legale a ridosso del muro di confine per la parte che superi “in verticale”, l’altezza del muro, trattandosi di domanda riconducibile alla previsione dell’art. 892, ultimo comma, c.c., diversamente dalla domanda volta alla recisione dei rami protesi “in orizzontale”, invadenti l’altrui proprietà (regolata dall’art.896 c.c.), rientrante nella competenza del giudice unico di tribunale (conforme Cass. 4 gennaio 2006, n. 32).

Cassazione civ., Sez. VI, 30 luglio 2018, n. 20051



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