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Debiti del condominio: ripartirli tra i condomini adempienti?

7 Settembre 2014
Debiti del condominio: ripartirli tra i condomini adempienti?

Nel caso in cui sia impossibile recuperare il credito, non si può ripartire la perdita tra i condomini adempienti, salvo che…

Abbiamo parlato, in un precedente articolo, di cosa succede se un condomino è moroso nel pagamento degli oneri condominiali, quali poteri ha l’amministratore e, soprattutto, della possibilità di interrompere l’erogazione di servizi essenziali come la luce, l’acqua e il gas in caso di mancato pagamento oltre i sei mesi (leggi: “Chi non versa le spese condominiali: utenza sospesa?”). Ma l’iter per la riscossione delle somme non pagate può essere, a volte, assai lungo e, soprattutto, costoso. Così il gioco potrebbe non valere la candela. Altre volte i condomini non trovano l’accordo prima di procedere a pignorare la casa o a svolgere altre “azioni forti” contro l’inadempiente.

Dunque, per far fronte ai creditori del condominio, ed evitare la sospensione dei servizi comuni essenziali (vedi, per esempio, il gas), si potrebbe pensare a ripartire la perdita tra gli altri condomini che, pur tuttavia, hanno già pagato regolarmente la loro quota mensile.

Ebbene questa possibilità è interdetta all’amministratore: in altre parole quest’ultimo non può ripartire tra i condomini in regola coi pagamenti degli oneri condominiali l’importo delle spese arretrate ancora a debito. Lo potrebbe fare solo qualora vi sia la votazione all’unanimità dei condomini. Si tratterebbe, infatti, in questo caso di un’auto tassazione volontaria, che non potrebbe essere contestabile.

A quest’ultima spiaggia si approda anche nel caso in cui il condomino debitore sia nullatenente (per esempio, perché il suo appartamento è già ipotecato da una banca, non ha redditi o pensioni da attaccare) e i creditori, allora, decidono di rivalersi contro un condomino “innocente”, minacciandolo di pignorargli l’appartamento o di tagliare i servizi a tutto il condominio.

Solo in ipotesi come questa, dopo aver tentato tutte le strade, non resta che costituire un fondo cassa per ridistribuire il debito. Per far questo, però, è necessario ancora una volta che l’assemblea approvi la decisione all’unanimità.

Per suddividere correttamente la cifra (dal calcolo saranno esclusi i morosi), bisognerà tener conto dei diversi criteri che la legge prevede per la spartizione

di quella spesa (a seconda dei casi, bisognerà calcolare una suddivisione per millesimi, per consumo, per persona, ecc.).


note

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. E se l’assemblea non vota la costituzione del fondo? Chi paga? Non certo l’amministratore, che a quel punto non può far altro che dimettersi e lasciare il condominio al proprio destino.

  2. Ai attendono risposte al quesito di Stefano D. …. anche perchè la conclusione è che se l’assemblea non delibera all’unanimità il creditore una volta tentato di escutere il moroso con esito negativo procederà nei confronti del condominio/altri condomini morosi.

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