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Articolo 100 Costituzione: spiegazione e commento

11 Marzo 2022
Articolo 100 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 100 sul funzionamento del Consiglio di Stato e della Corte dei conti come organi di consulenza e di controllo.

Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.

La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

Il Consiglio di Stato: organo di consulenza giuridico amministrativa

Mentre l’articolo 99 si occupa del Cnel, cioè del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, l’articolo 100 della Costituzione disciplina gli altri due organi ausiliari di consulenza e di controllo, vale a dire il Consiglio di Stato e la Corte dei conti, entrambi con funzione amministrativa e giurisdizionale, entrambi indipendenti dal Governo e dal Parlamento ed entrambi già esistenti prima della Repubblica ma riconfermati dalla Carta costituzionale.

Il Consiglio di Stato risale addirittura al 1831, ai tempi del Regno d’Italia. È un organo indipendente ed autonomo che ha il compito di:

  • fornire al Governo e alle amministrazioni regionali una consulenza giuridica e amministrativa prima che venga emanato un determinato atto normativo;
  • valutare che gli atti emanati dall’Esecutivo rispettino le leggi in vigore.

Il parere fornito dal Consiglio di Stato può essere di due tipi:

  • facoltativo, quando viene richiesto senza alcun vincolo dalla Pubblica Amministrazione a titolo di semplice informazione;
  • obbligatorio, quando la Pubblica Amministrazione è tenuta a chiederlo. In questo caso, se il Governo o la Regione non ricevono il nulla osta del Consiglio di Stato su un determinato provvedimento, sono tenuti a rivederlo e adeguarlo alle indicazioni ricevute.

Dal punto di vista giurisdizionale, il Consiglio di Stato può essere chiamato in causa anche per risolvere qualche controversia tra l’amministratore pubblico ed il cittadino, quando quest’ultimo ritiene che non siano stati rispettati i propri diritti.

Questo organo speciale riconosciuto dalla Costituzione assume il ruolo di organo supremo della giustizia amministrativa. In pratica, se un cittadino ritiene che l’Amministrazione pubblica abbia leso ingiustamente i suoi diritti si rivolge in prima istanza al Tar, il Tribunale amministrativo regionale, il quale può dargli ragione o torto. In quest’ultimo caso, il cittadino ha la possibilità di bussare alle porte del Consiglio di Stato, una sorta di «secondo grado» della giustizia amministrativa. Come per quella ordinaria, se si vuole contestare il parere del Consiglio di Stato, cioè del «secondo grado di giudizio» che equivale alla Corte d’appello, sarà necessario ricorrere alla Corte di Cassazione per il verdetto definitivo.

La funzione di controllo della Corte dei conti

L’ultimo organo speciale riconosciuto dalla Costituzione, oltre al Cnel e al Consiglio di Stato, è la Corte dei conti, nota anche come magistratura contabile. In questo caso, si parla soprattutto di una funzione di controllo, non solo di consulenza: la Corte dei conti, infatti, ha il compito principale di verificare prima e dopo la legittimità di un atto pubblico e, in generale:

  • delle attività contabili e finanziarie del Governo;
  • del bilancio annuale dello Stato;
  • delle attività degli enti che ricevono regolarmente dei finanziamenti pubblici.

Il risultato insindacabile di queste verifiche viene condiviso con il Parlamento.

Più nello specifico, la magistratura contabile si occupa dei seguenti controlli:

  • il controllo preventivo di legittimità su eventuali vizi di incompetenza, di eccesso di potere o di violazione di una legge riscontrati in un atto: se questi vizi emergessero, la Corte dei conti si rifiuterebbe di apporre il suo visto e il provvedimento resterebbe paralizzato;
  • il controllo successivo sui singoli atti, sempre allo stesso scopo;
  • il giudizio di parificazione: entro il 31 maggio di ogni anno, il ministero dell’Economia e delle Finanze invia alla magistratura contabile il rendiconto generale dello Stato che contiene una sintesi dei risultati ottenuti durante un esercizio finanziario. La Corte lo confronta con le proprie scritture e con la legge di Bilancio e delibera in proposito a sezioni unite;
  • il controllo successivo sugli enti che ricevono dei finanziamenti pubblici, per verificare la gestione dei fondi erogati a loro favore sia dallo Stato sia dall’Unione europea;
  • il controllo sulle gestioni statali pubbliche in corso di svolgimento, anche per quanto riguarda obiettivi, procedure e tempi di attuazione stabiliti da norme o da direttive del Governo;
  • il coordinamento della finanza pubblica;
  • il controllo sugli equilibri di bilancio;
  • il giudizio di responsabilità contabile e amministrativa.

E poi, come detto, la Corte dei conti formula anche dei pareri al Governo e ai ministri su atti normativi o provvedimenti amministrativi.

Ma che cosa controlla nello specifico la magistratura contabile? Al setaccio della Corte dei conti passano regolarmente:

  • i provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri;
  • gli atti che incidono in maniera rilevante sul bilancio dello Stato;
  • gli atti ritenuti «a rischio», per i quali la Corte decide di mantenere un monitoraggio per un certo periodo di tempo;
  • gli atti che il presidente del Consiglio ritiene di dover sottoporre a controllo preventivo;
    gli atti e i contratti che riguardano incarichi individuali occasionali o di collaborazione coordinata e continuativa, così come i contratti di consulenza;
  • i provvedimenti decisi dal presidente del Consiglio su commissariamenti in caso di emergenza.


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