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Vaccino Covid e smart working: quali limiti?

19 Marzo 2022
Vaccino Covid e smart working: quali limiti?

Sono impiegata amministrativa presso una società con contratto a tempo pieno indeterminato. Negli ultimi due anni, ho svolto 3 giorni in smart working e 2 giorni in presenza in ufficio. Poiché non vaccinata covid 19, ho chiesto all’azienda di poter svolgere il mio lavoro in smart working al 100%, ma mi è stato negato. È legittimo?

Innanzitutto pare doveroso fare alcune premesse.

In primo luogo, con circolare siglata lo scorso mese di gennaio, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero per la Pubblica Amministrazione, ha caldeggiato il ricorso quanto più possibile al lavoro agile come strumento per evitare la diffusione del contagio da virus Covid 19, prorogando fino al 31.03.2022 le norme che prevedono che, per il ricorso allo smart working, non sia necessario un accordo scritto tra lavoratore e datore di lavoro, essendo sufficiente una notifica telematica al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali circa il ricorso per quel lavoratore alle forme del lavoro agile.

In secondo luogo, nel settore privato non c’è una norma che ponga un limite allorario di lavoro da remoto, quindi, in teoria, un lavoratore non vaccinato potrebbe restare al 100% in smart working e potrebbe lavorare senza green pass. Ciò, però, a condizione che questa articolazione del lavoro soddisfi le esigenze aziendali e che la motivazione in base alla quale si concede lo smart working non sia meramente soggettiva, ossia legata alla condizione personale del dipendente (nel caso di specie, ho o meno il green pass), ma sia legata a condizioni oggettive, ossia a esigenze di lavoro. Se, per contro, limpresa necessita di alcune giornate di lavoro in presenza, il dipendente senza green pass non avrà diritto ad avere lo smart working al 100%.

Quando lazienda concede lo smart working, infine, deve agire a parità di condizioni con gli altri lavoratori e senza discriminazioni.

In altre parole, il dipendente non vaccinato non potrà pretendere di lavorare da casa mentre il suo vicino di scrivania vaccinato viene fatto tornare dallazienda in presenza. I due lavoratori dovranno essere messi sullo stesso piano, anche per evitare di creare malumori nell’ufficio.

Ciò premesso, nel caso di specie, lazienda, ove possibile, ben potrà (anzi dovrà) fare ricorso allo smart working come strumento atto ad arginare la diffusione del contagio da Covid 19; tuttavia, la scelta di ricorrere allo smart working dovrà essere compiuta dallazienda tenendo conto delle esigenze imprenditoriali e nel rispetto della parità di trattamento tra i propri dipendenti.

Pertanto, se le esigenze aziendali richiedono la Sua presenza personale in ufficio per almeno due giorni la settimana, Lei sarà tenuta a rispettare la decisione datoriale.

Questo anche in ragione del fatto che la ratio ispiratrice della disciplina dello smart working è quella di evitare che il lavoro in presenza determini focolai di contagio, senza però che il ricorso al lavoro agile diventi un modo per aggirare le norme in materia di green pass e obbligo vaccinale.

Da ultimo, posso consigliarLe, qualora le Sue mansioni richiedessero la necessaria presenza in ufficio per due giorni la settimana, di proporre allazienda lassegnazione di mansioni diverse e confacenti con il Suo livello di inquadramento, compatibili con lo smart working al 100%.

Articolo tratto da una consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini



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