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Chi paga le spese della casa coniugale in caso di separazione?

4 Agosto 2022 | Autore:
Chi paga le spese della casa coniugale in caso di separazione?

Quali sono i criteri di riparto tra marito e moglie dei vari tipi di costi che ricadono sull’immobile assegnato in abitazione a uno dei due che è di proprietà dell’altro?

Quando un’unione matrimoniale finisce, per i più diversi motivi, chi paga le spese della casa coniugale in caso di separazione? È una domanda che si pongono molti coniugi, e la possibile risposta può pesare parecchio sul bilancio personale dell’ex marito e dell’ex moglie. Questo accade specialmente se uno dei due viene chiamato a contribuire, o ad addossarsi interamente i costi, per una casa che rimane formalmente di sua proprietà ma non è più in suo possesso, perché il diritto di abitarla è stato attribuito all’altro coniuge.

Tra i fattori che entrano in gioco nella ripartizione delle spese c’è soprattutto la decisione sull’assegnazione della casa coniugale: di solito viene data all’ex moglie, se vi sono figli minori che dopo la separazione continueranno ad abitare con lei. Poi bisogna individuare il tipo di spese da sostenere: ci sono quelle ordinarie e prevedibili, ma possono esserci anche quelle straordinarie e non preventivate. Infine, bisogna capire se conta qualcosa il fatto che l’immobile può essere di proprietà esclusiva di uno solo dei coniugi, anziché di entrambi.

In estrema sintesi, per rispondere al quesito: chi paga le spese della casa coniugale in caso di separazione? occorre esaminare tre cose principali: di chi è la casa, chi la abita – più precisamente, a chi è stata assegnata – e quali sono le spese da affrontare.

L’assegnazione della casa coniugale

La casa coniugale, detta anche casa familiare, è quella in cui la coppia di coniugi aveva stabilito la residenza e l’abituale dimora della famiglia. Essa coincide, quindi, con l’abitazione principale, e non con altri immobili di proprietà comune tra marito e moglie, come la casa per trascorrere le vacanze.

Con la separazione, in assenza di accordo tra i coniugi, la casa familiare  viene assegnata dal giudice a chi dei due continuerà ad abitarla, insieme ai figli minori (è il cosiddetto “genitore collocatario”), oppure insieme ai figli già maggiorenni ma non ancora economicamente autosufficienti, o ai figli disabili di qualsiasi età.

L’art. 337 sexies del Codice civile dispone che «il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli»: le esigenze degli ex coniugi passano in secondo piano e in pratica non contano affatto. Si tende, infatti, ad evitare ai ragazzi i traumi derivanti dallo spostamento in un altro luogo, consentendogli, ove possibile, di vivere nella medesima abitazione anche dopo la separazione dei loro genitori.

È importante sottolineare che la decisione dell’assegnazione della casa coniugale non dipende dalla proprietà dell’immobile: ad esempio, la casa potrebbe essere intestata esclusivamente al marito, o ai genitori di lui, ma può essere assegnata alla moglie se i figli vengono collocati presso di lei.

Il diritto di abitare nella casa assegnata cessa se l’ex coniuge assegnatario muore o lascia l’immobile per andare ad abitare altrove, oppure se contrae contrae nuove nozze o intraprende una convivenza stabile con un un nuovo partner. Il godimento dell’abitazione termina anche quando i figli sono diventati maggiorenni ed economicamente indipendenti, e dunque sono in grado di andare a vivere altrove.

Casa coniugale: come si ripartiscono le spese tra gli ex coniugi

Quando la casa familiare viene assegnata all’ex coniuge che non è proprietario dell’immobile, le spese di manutenzione ordinaria, cioè quelle dovute all’uso normale e quotidiano, sono di competenza dell’utilizzatore. L’assegnatario della casa, quindi, pagherà le utenze elettriche, idriche e del gas, le spese condominiali di gestione e la tassa sui rifiuti.

Le spese straordinarie, invece, ricadono sul proprietario dell’appartamento: ad esempio il marito, e questo principio vale durante tutti gli anni in cui non può disporne, perché dopo la separazione è stato assegnato alla moglie. Invece, se la casa coniugale è rimasta in comproprietà tra marito e moglie, entrambi gli ex coniugi dovranno contribuire a queste spese, ad esempio per pagare i lavori di riparazione e sostituzione di impianti o la ristrutturazione immobiliare.

Tuttavia gli accordi di separazione intercorsi tra i coniugi possono prevedere, se vi è l’intesa di entrambi, un diverso criterio di ripartizione delle spese straordinarie. Anche nella separazione giudiziale il provvedimento adottato dal tribunale potrebbe stabilire specifiche regole di suddivisione delle spese, che dipendono dalla situazione economica dei due ex coniugi: l’art. 337 sexies del Codice civile lo consente e lascia un ampio margine di discrezionalità, quando afferma che: «Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà».

Esiste anche un rapporto, seppur indiretto, tra assegnazione della casa coniugale e assegno di mantenimento: il godimento dell’immobile comporta notevoli vantaggi economici in favore dell’assegnatario, e di ciò i giudici tengono conto nella determinazione dell’importo del contributo da versare periodicamente all’ex coniuge beneficiario del mantenimento.

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