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Pensione di reversibilità: come si divide fra due mogli?

10 Marzo 2022 | Autore:
Pensione di reversibilità: come si divide fra due mogli?

Quali sono i criteri di riparto tra la vedova e la precedente coniuge dell’ex marito defunto? Come si determinano le quote percentuali spettanti a ciascuna?

Quando un uomo divorzia, si risposa e poi muore, sorgono spesso aspri contenziosi tra l’attuale vedova e la prima moglie, per stabilire quale delle due ha diritto alla pensione di reversibilità del defunto. Questo è un falso problema, perché l’emolumento spetta ad entrambe le donne. Ma deve essere suddiviso in percentuale: non è possibile duplicarlo e attribuirlo interamente a tutte e due. E allora come si divide fra due mogli la pensione di reversibilità?

La legge indica un criterio di riparto, ma è solo tendenziale: infatti, non esiste una tabella per determinare le esatte quote di spettanza del primo coniuge e del successivo. Inoltre, le vedove potrebbero essere anche più di due, se l’ex marito nel corso della sua vita si era risposato più volte.

Così la decisione concreta su come, e in che percentuale, ripartire la pensione di reversibilità è sempre rimessa al «prudente apprezzamento» dei giudici, i quali non la dividono quasi mai in modo salomonico, cioè in quote uguali. Nelle decisioni giudiziarie conta molto la “precedenza”, cioè l’ordine dei matrimoni che si sono susseguiti – e si tende a privilegiare leggermente colei che risultava moglie al momento del decesso del marito – ed anche la durata delle rispettive nozze: una convivenza protratta a lungo, ad esempio per diverse decine di anni, non viene messa sullo stesso piano di una che ha avuto breve durata, di un anno o due o addirittura di pochi mesi.

Pensione di reversibilità: a chi spetta?

La pensione di reversibilità è un trattamento economico di natura previdenziale. Viene riconosciuto per legge [1] ad alcuni familiari superstiti del pensionato deceduto o del lavoratore morto prima di aver conseguito il trattamento pensionistico. In questo secondo caso, la reversibilità viene definita pensione indiretta ed è riconosciuta se il defunto aveva maturato i requisiti (occorrono 15 anni di anzianità contributiva e 5 anni di anzianità assicurativa, di cui almeno 3 riferiti al quinquennio precedente alla data del decesso: leggi “Come richiedere la reversibilità della pensione?“).

La pensione di reversibilità spetta ai seguenti familiari:

  • al coniuge, anche se separato o divorziato, se gli è stato riconosciuto il diritto all’assegno di mantenimento o all’assegno divorzile, e non si è risposato;
  • ai figli minorenni;
  • ai figli maggiorenni, senza limiti di età se inabili al lavoro, o fino a 21 anni di età se studenti o frequentatori di istituti professionali, e fino a 26 anni se studenti universitari;
  • in assenza del coniuge e dei figli, ai genitori aventi più di 65 anni di età, se non titolari di pensione propria e posti a carico del dante causa deceduto;
  • in mancanza dei soggetti di cui sopra, ai fratelli celibi e alle sorelle nubili, se erano a carico del defunto e sono inabili al lavoro.

Pensione di reversibilità: quanto spetta alla moglie?

La quota percentuale della pensione di reversibilità spettante alla moglie del coniuge deceduto è del 60% se non vi sono figli, dell’80% se c’è un unico figlio e del 100% in presenza di due o più figli.

Il calcolo avviene in base all’ammontare percepito dal pensionato defunto, o di quanto avrebbe dovuto percepire il lavoratore deceduto prima di conseguire la pensione. Il beneficio spetta a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla data di morte. 

Pensione di reversibilità: come si divide tra la prima e la seconda moglie?

La legge sul divorzio [2] riconosce al coniuge divorziato la pensione di reversibilità se era titolare, al momento del decesso dell’ex coniuge, dell’assegno divorzile, e in seguito non si è risposato. Inoltre, il rapporto pensionistico (o contributivo, in caso di pensione indiretta) maturato dal defunto deve essere stato conseguito in data anteriore a quella della sentenza che ha pronunciato il divorzio.

Se il lavoratore o il pensionato aveva contratto un nuovo matrimonio dopo il divorzio, la ripartizione delle quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato viene effettuata dal tribunale al quale una delle due aventi diritto – quindi la prima o la seconda moglie – ha presentato la domanda giudiziale di suddivisione dell’ammontare della pensione di reversibilità.

Il primo criterio di riparto della pensione di reversibilità tra il primo coniuge (quello divorziato) e il coniuge superstite (dunque la moglie al momento del decesso del pensionato o del lavoratore) è quello della durata del matrimonio, ossia dei due successivi matrimoni. La legge sul divorzio [3] dispone che: «Qualora esista un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, una quota della pensione e degli altri assegni a questi spettanti è attribuita dal tribunale, tenendo conto della durata del rapporto, al coniuge rispetto al quale è stata pronunciata la sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e che sia titolare dell’assegno di cui all’articolo 5. Se in tale condizione si trovano più persone, il tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze».

A questo criterio base la giurisprudenza affianca ulteriori elementi di valutazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [4] ha affermato che la pensione di reversibilità non va ripartita tra le due (o più di due) aventi diritto solo in base alla durata del matrimonio, poiché la «natura solidaristica» del trattamento di reversibilità impone di considerare anche le condizioni economiche delle donne superstiti.

Perciò in concreto, ai fini del riparto della pensione di reversibilità tra prima e seconda moglie, i giudici, oltre alla durata dei rispettivi matrimoni, valutano anche [5]:

  • lo stato di bisogno dei superstiti (quello sussistente alla data della morte del dante causa, quindi non rilevano le variazioni successive);
  • l’entità dell’assegno divorzile già riconosciuto all’ex coniuge;
  • la durata dell’eventuale convivenza prematrimoniale con chi poi è divenuto coniuge;
  • l’intensità del legame affettivo esistente con la moglie superstite e con quella divorziata: per quest’ultima, il notevole tempo trascorso induce a ritenere ormai cessato ogni legame e questo inciderà negativamente sulla quota da attribuirle.

Ad esempio, applicando questi criteri correttivi, nell’ultimo caso deciso dalla Cassazione [4] è stata riconosciuta alla prima moglie soltanto la quota del 20% della pensione di reversibilità, e al coniuge superstite il restante 80%. In altri casi i giudici hanno attribuito il 40% alla prima moglie divorziata e il 60% alla seconda moglie.

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note

[1] Art. 22 L. 903/1965.

[2] Art. 9, co.2, L. n. 898/1970.

[3] Art. 9, co.3 L. n. 898/1970.

[4] Cass. ord. n.7623 del 09.03.2022.

[5] Cass. ord. n. 25656/2020, n. 8263/2020 e n. 11202/2018.


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