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Articolo 102 Costituzione: spiegazione e commento

12 Marzo 2022
Articolo 102 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 102 sulla magistratura ordinaria, i giudici speciali e la partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

I magistrati ordinari nell’ordinamento giudiziario

L’articolo 102 della Costituzione prevede che siano i magistrati ordinari ad esercitare la funzione giurisdizionale. Sono quasi 10.000, vengono assunti con concorso pubblico e si dividono in due categorie: i giudici e i pubblici ministeri.

I primi sono quelli che celebrano i processi e prendono le decisioni finali, cioè emettono le sentenze o le ordinanze. Ecco perché si parla in questo caso di magistratura giudicante. Per sintetizzare il loro compito, i giudici sono chiamati ad applicare la legge sul caso che viene loro sottoposto valutando attentamente gli elementi a disposizioni e cercando di ricostruire i fatti nel modo più esatto possibile. In questo modo, possono decidere se c’è stata una violazione della legge da una o da più parti in causa e quali conseguenze ci devono essere per il responsabile, a seconda che si tratti di una causa civile, penale o amministrativa. Il giudice, quindi, emette la sentenza e decide la pena da applicare.

Il pubblico ministero (pm) è sempre un magistrato ma con un compito diverso rispetto al giudice: deve, infatti, svolgere tutte le attività necessarie a ricostruire i fatti ritenuti delittuosi. Per questo si dice che il pm appartiene alla magistratura inquirente. Una volta concluse le indagini preliminari, il pubblico ministero può decidere il proscioglimento dell’indagato oppure chiedere al giudice competente di processarlo. Nel corso del processo, svolge la parte della pubblica accusa in rappresentanza della collettività. Finita la fase del dibattimento, chiede per l’imputato la condanna o l’assoluzione. Il pubblico ministero può partecipare anche ad una causa civile (divorzio, adozione, ecc.) non come inquirente ma con una funzione collaborativa al fine di trovare delle soluzioni equilibrate in vicende di particolare rilevanza sociale.

Giudici e pubblici ministeri, cioè i magistrati ordinari, operano, come stabilito dall’articolo 102 della Costituzione, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario. Regole che risalgono addirittura al periodo fascista ma che nel corso degli anni sono state in parte modificate per essere consone alla Costituzione. Ancora una volta, dunque, la Carta costituzionale si pone come punto di riferimento per una società più moderna.

L’ultima riforma dell’ordinamento giudiziario risale al 2005, con una legge (la n. 150) che rivede alcuni aspetti del «sistema giustizia», come l’accesso alla magistratura, la formazione dei giudici, l’organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero, gli illeciti disciplinari dei magistrati o l’organizzazione del Consigli giudiziari.

Niente giudici straordinari o speciali

La logica prosecuzione del primo comma dell’articolo 102 della Costituzione, cioè quello che mette la funzione giurisdizionale nelle mani dei magistrati ordinari, è che non possano esistere dei giudici straordinari o speciali. In che senso?

Occorre fare un passo indietro e tornare all’articolo 25 della Costituzione, quello secondo cui «nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge». Significa che i magistrati che devono occuparsi di una causa o, comunque, di una controversia devono essere già previsti dalla legge attraverso un sistema organizzativo che indichi le loro competenze e li distribuisca per materia e per territorio. In parole ancora più semplici: quando una persona va in tribunale per una causa, deve sapere che troverà un giudice competente per materia, per valore e per territorio a decidere sul suo caso. Ecco, in sintesi, il significato del giudice naturale.

Quello che l’articolo 102 della Costituzione impone di evitare è che vengano incaricati dei giudici straordinari o speciali «ad hoc» per determinati casi. Facciamo un esempio: se dopo la commissione di un reato il Governo nomina un giudice speciale affinché si occupi della vicenda, si rischia di non avere la necessaria imparzialità per arrivare alla verità dei fatti, poiché il giudice potrebbe trovarsi nella condizione di dover confermare la versione già prestabilita da chi lo ha nominato. Una sorta di «tribunale farsa», insomma, come quelli che venivano istituiti ai tempi del fascismo per far finta di celebrare dei processi di cui si conosceva già la sentenza. La Costituzione vuole impedire che ciò possa accadere.

Con qualche eccezione: sono giudici speciali perfettamente legittimi quelli che hanno delle competenze specifiche all’interno della magistratura. In alcuni casi, collaborano strettamente con Governo e Parlamento, come nel caso del Consiglio di Stato e della Corte dei conti (cioè la magistratura contabile). Esistevano già prima della Costituzione insieme ai Tribunali militari e tutti e tre sono stati confermati.

Sono considerati giudici speciali, o meglio sezioni specializzate dei tribunali ordinari, il Tribunale del riesame, che ha il compito di decidere su questioni inerenti arresti o sequestri di beni, ed il Tribunale per i minorenni. Altre sezioni specializzate più recenti riguardano situazioni particolari come, per esempio, l’immigrazione, il lavoro o il diritto internazionale.

Anche chi non è magistrato può essere giudice

Un caso particolare è quello che riguarda i processi per i reati più gravi (di norma gli omicidi) che vengono affidati alla Corte d’assise. È l’unico contesto in cui è possibile vedere nella giuria delle persone che non sono magistrati ma che vengono chiamati a rappresentare il popolo nella decisione da prendere di fronte ad un fatto di particolare rilevanza. È la cosiddetta «giuria popolare», prevista dall’articolo 102 della Costituzione nel passaggio in cui affida alla legge i casi e le forme di partecipazione diretta del popolo all’amministrazione di giustizia. In pratica, i costituenti hanno voluto che sui delitti più gravi anche i cittadini che non hanno fatto una carriera nella magistratura possano dire la loro in prima persona al momento di emettere una sentenza.

La Corte d’assise e la Corte d’assise d’appello (quest’ultima corrisponde al secondo grado di giudizio, cioè valuta i ricorsi alle sentenze della Corte d’assise) sono formate da due magistrati veri e propri (magistrati togati, per dirla in termini corretti) e da sei giudici popolari. Vengono scelti sulla base di un sorteggio effettuato tra i cittadini che hanno determinati requisiti: cittadinanza italiana, godimento dei diritti civili e politici, buona condotta, età compresa tra 30 e 65 anni. Quanto al livello di istruzione, la Corte d’assise richiede il diploma di scuola media di primo grado, mentre per la Corte d’assise d’appello serve il diploma di secondo grado.



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