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Articolo 103 Costituzione: spiegazione e commento

12 Marzo 2022
Articolo 103 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 103 sui tre giudici speciali: Consiglio di Stato, Corte dei conti e Tribunali militari.

Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

I tre giudici speciali legittimati dalla Costituzione

L’articolo 103 della Costituzione approfondisce quanto accennato nell’articolo precedente riguardo i giudici speciali. Se è vero che l’articolo 102 affida l’amministrazione della funzione giurisdizionale solo alla magistratura ordinaria, è altrettanto vero che conferma tre giudizi speciali esistenti già ai tempi del fascismo, vale a dire il Consiglio di Stato, la Corte dei conti e i Tribunali militari.

Il primo è chiamato a correggere gli errori della Pubblica Amministrazione quando si vuole ricorrere una decisione del Tribunale amministrativo regionale, che si occupa in primo grado di questo tipo di controversie. La Corte dei conti, come ampiamente spiegato nell’articolo 100 della Costituzione, ha il compito di garantire la gestione corretta e trasparente delle risorse pubbliche. Infine, i Tribunali militari intervengono in caso di insubordinazione, diserzione o altri reati commessi da un appartenente alle Forse armate.

Il Consiglio di Stato, il secondo grado del giudizio amministrativo

Quando un cittadino ha un problema con la Pubblica Amministrazione, inteso come un diritto leso, deve rivolgersi in primis al Tar, cioè il Tribunale amministrativo regionale. Si tratta di un particolare tribunale istituito con una legge del 1971 che valuta se l’operato della Pubblica Amministrazione è corretto o meno. In pratica, ha il potere di giudicare i ricorsi presentati contro un atto amministrativo che, secondo il ricorrente, può ledere un legittimo interesse.

Il Tar, dunque, interviene in primo grado. Se la decisione del Tribunale amministrativo regionale non soddisfa una delle parti, è possibile appellarsi al Consiglio di Stato che, come stabilisce l’articolo 103 della Costituzione, ha giurisdizione per la tutela nei confronti della Pubblica Amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.

Vale la pena ricordare quando sancito dall’articolo 24 della Costituzione a proposito di «interessi legittimi» e di «diritti soggettivi». Gli interessi legittimi sono le posizioni in cui si trova chi vuol difendersi da errori o ingiustizie commessi dalla Pubblica Amministrazione. Ha come contraltare non un dovere ma un interesse della collettività. Si pensi, ad esempio, a chi contesta l’annullamento di una graduatoria in un concorso pubblico: il candidato che ricorre alla giustizia amministrativa per contestare questa decisione vuole il posto che secondo lui gli spetta e la collettività ha interesse a vedere in quel posto una persona meritevole e capace. E poiché, quando sono in gioco interessi pubblici, bisogna sempre contemperare l’interesse del singolo con quello generale, tale equilibrio viene affidato al giudice amministrativo.

Per quanto riguarda, invece, i diritti soggettivi, sono quelli che hanno come contraltare un dovere di uno o più soggetti e che pertanto possono essere sempre tutelati. Succede, ad esempio, con il diritto di proprietà o con il rispetto di un obbligo contrattuale.

La Corte dei conti, il garante della gestione delle risorse

Ci vuole un occhio attento e vigile quando si amministrano le risorse pubbliche: sono soldi di tutti vanno gestiti con un certo criterio, nel modo più trasparente possibile, nel rispetto degli obiettivi prefissati e, possibilmente, senza pericolose «deviazioni». A controllare la correttezza nell’uso del denaro pubblico ci pensa la Corte dei conti, a cui l’articolo 103 della Costituzione attribuisce la giurisdizione in materia di contabilità pubblica e per altre questioni specificate dalla legge.

Intendiamoci: la magistratura contabile non ha la competenza di decidere nel merito se è meglio destinare una parte del bilancio dello Stato a questo o a quell’altro progetto. Non dirà mai al Governo che è conviene, ad esempio, costruire il ponte sullo Stretto anziché fare un collegamento sottomarino. Quello che può chiedere all’Esecutivo è come ha gestito i soldi per fare l’opera che ha deciso di fare.

La Corte dei conti interviene solo nei confronti di chi gestisce o utilizza beni o denaro di tutti. La sua attività di controllo comincia nel momento in cui riceve la relazione annuale obbligatoria da parte di questi soggetti (in primis, il ministero dell’Economia e delle Finanze) sui risultati del loro operato. La Corte valuta se tutto è stato fatto in maniera corretta ed ha il potere di contestare eventuali incongruenze.

Oltre alle finanze pubbliche, la magistratura contabile ha giurisdizione su altre materie, come ad esempio le pensioni, visto che, comunque, sono dei trattamenti a carico totale o parziale dello Stato.

I Tribunali militari per le Forze armate

Il terzo giudice speciale legittimato dall’articolo 103 della Costituzione è un capitolo a sé stante. Si tratta dei Tribunali militari, che possono giudicare solo gli appartenenti alle Forze armate (Esercito, Carabinieri, ecc.).

Sono composti da due magistrati militari e da un rappresentante delle Forze armate. Accanto ai Tribunali militari, ci sono anche la Corte militare d’appello, che si occupa di eventuali ricorsi contro sentenze di primo grado, e il Tribunale militare di sorveglianza, che ha il compito di controllare sull’esecuzione della pena. Dal 1988 esiste anche il Consiglio della magistratura militare, istituito per garantire ai giudici «stellati» lo stesso grado di autonomia, di indipendenza e di imparzialità di cui godono le altre magistrature.

I giudici militari si occupano dei reati che hanno a che fare con il ruolo da militare che riveste la persona indagata o imputata, come ad esempio l’insubordinazione o la diserzione. Se, invece, si tratta di un reato comune come una rapina o un furto, il militare sarà giudicato da un tribunale ordinario.



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