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Articolo 104 Costituzione: spiegazione e commento

12 Marzo 2022
Articolo 104 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 104 sull’autonomia e l’indipendenza dei giudici e sulla composizione del Consiglio superiore della magistratura.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.

Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.

I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

L’autonomia e l’indipendenza della magistratura

Finale del Campionato del mondo di calcio tra Italia e Brasile, tanto per scegliere un avversario a caso. Entrano le squadre precedute dalla terna arbitrale. Si scopre che il direttore di gara non solo è brasiliano ma è anche un dirigente della Federcalcio carioca. Che cosa farebbe la Nazionale azzurra? A nessuno stupirebbe se chiedesse un arbitro imparziale oppure l’annullamento ed il rinvio della gara con un altro giudice in campo. Uno che non abbia alcun legame con le federazioni, con qualche sponsor interessato alla vittoria di una squadra in particolare, con uno dei gruppi di potere che gravitano attorno al mondo del pallone. Insomma, un giudice di gara autonomo e indipendente che sia in grado di dirigere la partita con assoluta imparzialità.

Il paragone calcistico calza a pennello con il principio enunciato dall’articolo 104 della Costituzione: l’esito di una causa civile, penale o amministrativa non può essere deciso da un magistrato che può avere a priori degli interessi legati alla sua stessa sentenza. Un giudice, finché resta in carica, non può appartenere ad un gruppo politico con il rischio di trovarsi un giorno alla sbarra un esponente del partito avversario e dover decidere il suo destino. Non può aderire formalmente a qualsiasi iniziativa che possa anche solo suggerire l’esistenza di interferenze dall’esterno. Non deve essere influenzato nemmeno da altri giudici. Insomma, la magistratura deve essere autonoma e indipendente da tutto e da tutti. Così vuole la Costituzione. E così vuole anche il buon senso.

Autonomia e indipendenza sono dei valori professionali e, in questo caso, delle garanzie costituzionali. La Carta, infatti, costruisce un ermetico recinto attorno ai magistrati affinché nessuno possa infiltrarsi nel loro lavoro e nelle loro decisioni. Sta agli stessi giudici, ovviamente, evitare che si possano aprire degli sconvenienti spifferi.

L’autonomia attribuita alla magistratura dall’articolo 104 riguarda ogni singolo giudice ma anche l’intera categoria in quanto tale, oltre alle modalità con cui viene svolta la funzione giurisdizionale, senza alcun condizionamento. Si badi bene che la norma definisce la magistratura «un ordine» e non «un potere»: in questo modo, la Costituzione ricorda che la magistratura è rappresentata da un apparato centralizzato chiamato a esprimersi con una voce unica, quella della legge.

Anche l’indipendenza riguarda sia il singolo sia la categoria. Una magistratura indipendente, così come la vuole la Costituzione, è quella che non può essere influenzata da altri poteri dello Stato, di qualsiasi tipo, politico o istituzionale che sia. Il principio dell’indipendenza vale sia per i magistrati giudicanti sia per quelli requirenti, cioè i pubblici ministeri incaricati delle indagini.

Il Consiglio superiore della magistratura, organo di garanzia

Affinché autonomia e indipendenza abbiano una concreta attuazione, l’articolo 104 della Costituzione ha previsto il Consiglio superiore della magistratura, un organo a cui viene attribuito il compito di garantire il lavoro corretto e trasparente dei giudici proprio nel segno di quei due valori alla base di questa norma.

La Costituzione stabilisce chi deve occupare i tre ruoli principali del Csm. In primis, la carica di presidente va di diritto al Capo dello Stato, anche se in via formale e quasi simbolica, dato che raramente il presidente della Repubblica può essere presente all’attività quotidiana e a tutte le riunioni di questo organo. Ad ogni modo, la scelta del Capo dello Stato non è casuale: in questo modo, si crea un legame stretto tra la magistratura e l’unica istituzione super partes della Repubblica incaricata di garantire il rispetto della Costituzione.

Se il presidente della Repubblica ha un ruolo simbolico, chi è che si trova al vertice del Csm dal punto di vista operativo? Questa carica spetta di diritto al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, che riporta al Capo dello Stato e si relaziona con il Csm. Una figura di cerniera, dunque, che viene eletta all’interno del Consiglio.

Oltre al presidente della Repubblica, la Costituzione stabilisce che devono far parte del Csm altre due importanti cariche: il Primo presidente della Corte di Cassazione ed il Procuratore generale della Repubblica presso la Cassazione. In pratica, le due figure che rappresentano i vertici più alti della magistratura italiana, di quella Corte che in qualsiasi causa, in qualsiasi processo, ha l’ultima parola nel terzo grado di giudizio, rendendo definitiva una sentenza.

L’articolo 104 della Costituzione distribuisce, poi, il «peso» degli altri componenti del Csm: due terzi vengono eletti dai magistrati ordinari che rappresentano tutte le categorie e un terzo viene eletto in seduta comune da Parlamento, professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di attività.

Nel dettaglio, sono 16 i membri del Csm scelti dai magistrati ordinari:

  • due che esercitano funzioni di legittimità presso la Corte di Cassazione e presso la Procura della Repubblica presso la stessa Corte;
  • quattro che esercitano l’attività di pubblico ministero presso gli uffici di merito e presso la Direzione distrettuale antimafia, destinati alla Procura della Repubblica presso la Cassazione;
  • dieci che esercitano la funzione di giudici di merito, destinati alla Corte di Cassazione.

Parlamento, docenti universitari e avvocati eleggono i restanti otto componenti del Csm.

I membri elettivi restano in carica per quattro anni e non possono essere rieletti.



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