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Cosa succede ai dipendenti se l’azienda cambia nome?

11 Marzo 2022
Cosa succede ai dipendenti se l’azienda cambia nome?

Che fine fanno i lavoratori se la società si trasforma, viene ceduta a un’altra azienda o cambia denominazione sociale?

Nel corso della vita di una società possono verificarsi diversi eventi: la modifica del capitale sociale, la cessione delle quote con conseguente alterazione della compagine sociale, la sostituzione dell’amministratore. La società potrebbe anche cambiare marchio con cui commercializza i propri prodotti (il cosiddetto brand) senza però mutare la denominazione sociale, ossia il nome con cui è registrata presso la camera di commercio. Quest’ultimo resta quasi sempre lo stesso, anche se nulla toglie che possa essere modificato anch’esso, ipotesi comunque piuttosto rara e, di solito, collegata ad una trasformazione della società. Si pensi al caso di una Snc che si trasformi in una Srl o di una Srl che diventi Spa (ma potrebbe anche avvenire l’inverso). Ebbene, che succede ai dipendenti se l’azienda cambia nome? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Trasformazione della società e rapporti di lavoro

Se il mutamento della denominazione sociale è effetto di una trasformazione della società (ad esempio da società di persone in capitali [1]), si applica l’articolo 2498 del Codice civile. La nuova società conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti, anche quelli di lavoro o le cause in corso, della società precedente. In buona sostanza, la società nata dalla trasformazione conserva tutti i diritti e gli obblighi anteriori alla trasformazione. Lo stesso principio si applica nel caso in cui dalla trasformazione nasca un’associazione o altro ente diverso da una società.

La trasformazione muta semplicemente l’organizzazione già esistente e la società risultante dalla trasformazione, la quale prosegue i rapporti sostanziali che ad essa fanno capo senza che si determini alcuna interruzione nella vita sociale né l’estinzione della società.

I rapporti giuridici preesistenti facenti capo alla società prima del mutamento continuano dopo la trasformazione, compresi i rapporti di lavoro.

Mutamento del nome e rapporti di lavoro

Poiché il mutamento del nome della società implica una modifica dello statuto, e quindi ulteriori costi notarili, è improbabile che la società decida di cambiare semplicemente nome. Ma nulla lo esclude. Anche in questo caso nulla cambia per i lavoratori, visto che l’ente continua ad essere lo stesso, con i medesimi rapporti giuridici attivi e passivi.

Cessione della società e rapporto di lavoro

Ultima ipotesi è quella della cessione della società o di un singolo ramo d’azienda, con conseguente mutamento anche del nome in capo del soggetto con cui i lavoratori intrattengono il rapporto di lavoro. In questo caso, l’articolo 2112 del Codice civile – similmente a quanto appena visto – stabilisce che, in caso di trasferimento d’azienda (o di un ramo d’azienda) ad un’altra società, il rapporto di lavoro continua con quest’ultima e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento.

In sintesi

In sintesi, da quanto appena visto si può ben argomentare che, qualunque sia il tipo di trasformazione che la società subisca, i rapporti di lavoro non vengono toccati, a meno che l’imprenditore non intenda procedere a un licenziamento collettivo, per esuberi. In tal caso, però, dovrà prima trovare un accordo con i sindacati con i quali dovrà individuare le categorie dei dipendenti che verranno favorite nella conservazione del posto (di solito si fa riferimento all’anzianità di servizio e ai carichi di famiglia).

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti leggi:


note

[1] Si parla di trasformazione omogenea in relazione a quelle vicende modificative che vedono la trasformazione di società commerciali di persone (società in nome collettivo o in accomandita semplice) in società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata) o, viceversa, la trasformazione di una società di capitali in una società di persone. Ancora si qualifica come trasformazione omogenea quella da un tipo di società di persone ad un altro appartenente alla stessa categoria o da un tipo di società di capitali all’altro.

Con riferimento alle s.r.l., l’introduzione delle s.r.l. a capitale minimo ha comportato che è l’importo di 10.000 euro non si possa più considerare il minimo legale del capitale sociale, bensì una soglia rilevante ai soli fini della disciplina di conferimenti e della riserva legale; ad eccezione di tali ipotesi, le s.r.l. con capitale minimo risultano interamente soggette alle norme generali. Le nuove s.r.l. non possono essere considerate come un nuovo modello sociale e, pertanto, le variazioni di capitale (in più o in meno rispetto alla soglia dei 10.000 euro) non sono atti di trasformazione ma modifiche statutarie.


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