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Russia – Ucraina: la causa nascosta della guerra

11 Marzo 2022 | Autore:
Russia – Ucraina: la causa nascosta della guerra

Quali sono le ragioni che hanno spinto Putin a invadere l’Ucraina: le ragioni e i torti della Nato.

Polibio, un grande storico greco, diceva che le guerre hanno tre cause. C’è la pròfasis che è la scusa, la bella facciata, quella che viene raccontata al popolo per giustificare il sacrificio che gli si chiede. Poi c’è l’aitia, che è la causa effettiva della guerra, che viene nascosta ed è quasi sempre collegata a un interesse economico. E poi c’è l’arché che è invece la scintilla, l’inizio vero e proprio della guerra, la classica goccia che fa traboccare il vaso e che dà il pretesto per iniziare il conflitto.

Se guardate indietro nella storia noterete che tutte le guerre, anche quelle apparentemente combattute per grandi ideali, nascondono sempre queste tre diverse cause. Vi faccio un esempio molto semplice: la guerra di secessione degli Stati Uniti è stata apparentemente combattuta per liberare gli schiavi di colore dalle catene degli Stati del Sud (e questa è stata la «pròfasis», la scusa). In realtà, il conflitto è stato determinato da due diverse economie a confronto: il Sud produceva ed esportava cotone a bassissimo costo, potendo contare sulla manodopera degli schiavi; il Nord invece era per una politica di tipo protezionistico, che tutelasse le proprie aziende dalla concorrenza spietata degli Stati meridionali (e questa è stata la «aitia», ossia la vera ragione). Inoltre, al Nord serviva manodopera per dare impulso al nascente capitalismo industriale: affrancare i neri significava trasferirli nelle proprie fabbriche togliendoli dai campi.

La scintilla che ha dato il via alle ostilità (l’«arché») è stata la dichiarazione di indipendenza firmata da alcuni Stati del Sud, che formarono nel 1861 la cosiddetta Confederazione, separandosi dall’Unione.

La stessa tripartizione delle ragioni di un conflitto la trovate ad esempio nell’Unità d’Italia, apparentemente combattuta per unire il nostro Stato, in realtà voluta e finanziata dall’Inghilterra che temeva l’espansione della Francia e voleva che si formasse a sud uno Stato cuscinetto. La spedizione dei mille è stata la scintilla che ha generato poi tutto il resto.

Ma anche la prima guerra mondiale. La causa occasionale fu l’attentato di Sarajevo (28 giugno 1914), in cui trovarono la morte l’arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando e la moglie, per opera di uno studente serbo. Ma le vere cause della guerra furono il contrasto austro-russo per l’egemonia nei Balcani, il contrasto tra francesi e inglesi da un lato e la Germania dall’altro, che stava diventando una potenza militare tale da controllare l’Europa intera. In Italia l’abbiamo giustificata come una guerra di indipendenza per ottenere Trento e Trieste.

Ora anche nella guerra tra Russia e Ucraina è possibile ritrovare la «pròfasis», l’«aitia» e l’«arché». E siccome, come diceva Pirandello, alla corda della ragione non si dà mai un taglio netto da un lato, bisogna trovare ragioni e torti da ambedue i fronti.

La «pròfasis» è l’invenzione di Putin di “denazificare” l’Ucraina, una parola che viene spesso ripetuta e utilizzata come giustificazione per l’invasione dell’Ucraina. Questa retorica si fonda su un timore presente nell’immaginario politico russo, motivato per la prima volta dalla cosiddetta Operazione Barbarossa del 1941, con cui la Germania di Hitler aveva fatto irruzione nell’Unione Sovietica. Da allora, il timore nei confronti del nazismo è rimasto vivo ai vertici politici della Russia. E si è riacceso nel 2014 quando i separatisti filorussi proclamarono le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, due territori appartenenti all’Ucraina. È iniziato un sanguinoso conflitto in cui hanno perso la vita 14mila persone e di cui poco hanno parlato i giornali. In questa guerra, si è distinto per le sue atrocità un corpo militare: il Battaglione Azov. Il Battaglione Azov è un reparto dell’esercito ucraino composto da neofascisti spalleggiati dall’estrema destra europea. Già a vedere le loro bandiere sembra di ritornare alla svastica. Durante il conflitto, questo corpo militare ha commesso abusi e torture nei confronti dei separatisti filorussi, riconosciuti come crimini di guerra nel 2016 dall’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani.

Insomma, questo Battaglione era a metà tra un corpo di difesa del territorio e un’organizzazione criminale. Il problema però è sorto perché il presidente Ucraino, Zelensky, non ha mai preso le distanze apertamente da loro, né ne ha disposto lo scioglimento. Ma del resto, anche Putin si avvale dei gruppi armati ceceni, che hanno le stesse “qualità” – se così vogliamo chiamarle – del Battaglione Azov. Vengono utilizzati per le operazioni più sporche.

Tutto ciò ha offerto a Putin il pretesto per generalizzare e identificare il governo ucraino e la sua popolazione come neonazisti.

C’è anche un’altra pròfasis nel conflitto. In Ucraina è presente una grande componente etnica russa, e molti ucraini parlano il russo, alcuni si sentono russi. Per Putin, queste persone non solo sarebbero state ingiustamente separate dalla loro patria, ma subirebbero anche campagne di pulizia etnica da parte del governo neo-nazista.

Qual è poi l’aitia del conflitto? Ce ne sono diverse. Putin dà anche la colpa all’estensione della Nato a Est. Perché la Nato si è comportata così? Perché le è stato chiesto dai singoli Stati: non è stata certo una sua conquista fatta con la forza o l’abuso. E se uno Stato chiede di aderire alla Nato è perché, evidentemente, si sente minacciato ad est e non ad ovest. Peraltro, dobbiamo ricordare, che la Nato è una organizzazione di difesa e non di attacco. È una sorta di assicurazione. Quindi, avere uno Stato “Nato” confinante non è un pericolo. La Nato è allora un’altra pròfasis di Putin o al massimo l’arché della guerra.

Vero è che, nella politica estera, bisogna saper scegliere il momento. La diplomazia è tutto. E anche la richiesta di adesione alla Nato poteva essere posticipata ad un periodo in cui il clima internazionale si fosse rasserenato. Ma se l’Ucraina ha insistito è perché evidentemente sapeva che il gatto aspettava l’uccello proprio fuori la gabbia.

L’aitia della guerra – ossia la vera causa – è abbastanza scontata. L’Ucraina è uno dei Paesi più ricchi d’Europa a livello di materie prime, è piena di centrali nucleari, ha grano, manodopera. E soprattutto è il ponte di passaggio dei gasdotti. Ed è qui che viene il bello. In Ucraina si stava formando un movimento rivolto ad esigere da Putin i diritti di servitù di passaggio sui gasdotti russi che attraversavano il proprio territorio. Inutile dire che il leader del Cremlino ha risposto con un atto di forza, credendo che avrebbe trovato la strada spianata com’era stato in Crimea. Tant’è che non aveva neanche detto ai propri soldati a quale missione erano diretti.

Torniamo ora al battaglione nazista. È vero: Zelensky non è uno stinco di santo, non lo è Putin e non lo sono mai stati neanche gli Usa che, in materia di politica estera, hanno creato numerosi danni a fronte di un grande merito: averci liberato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, ripristinando la democrazia in Europa.

Ma c’è un punto: il reggimento Azov è composto solo da 2.000 miliziani, principalmente volontari. Non rappresenta l’Ucraina, né l’esercito ucraino. Invece, nel momento in cui Putin attribuisce le mostruosità di questa formazione all’intera nazione ucraina, sta solo tentando di giustificare un’aggressione altrettanto, se non ancor di più, spietata.

È fondamentale ricordare che quella della denazificazione per Putin rappresenta un pretesto per raggiungere scopi strategici, e che per farlo si sta macchiando degli stessi crimini di guerra che recrimina ai battaglioni ucraini di estrema destra. Sarebbe come se l’Italia intera venisse bombardata solo perché qualche partito, che è stato al Governo, ha preso i voti da Forza Nuova, organizzazione che come sappiamo, è stata ora sciolta perché dichiarata illegale.

Che poi, a ben vedere, Putin che è contrario al nazismo – e chi non lo è – ha comunque finanziato tutte le destre antieuropeiste degli stati europei (pensate agli scandali con Le Pen e Salvini).

A questo punto, mi torna in mente una frase della Genesi, in cui il Signore voleva distruggere Sodoma e Gomorra. Ma Abramo gli disse: «Forse ci sono cinquanta giusti nella città. Che farai in tal caso? Davvero farai perire anche quelli? Non perdonerai a quel luogo per amore dei cinquanta giusti che vi sono?». E il Signore disse: «Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor di loro». E Abramo continuò «Forse ne troverai quaranta giusti? Che farai?». E il Signore: «Non lo farò per amore dei quaranta». E così via, fino a quando Abramo disse al Signore: «Forse i giusti sono solo dieci…». E il Signore promise che in nome di solo dieci giusti non avrebbe distrutto nulla.

Ecco, la ragion di Stato se ne frega di questi concetti. Li chiama «Collateral damages», danni collaterali. E sapete da chi sono rappresentati i danni collaterali? Dalla povera gente.

La guerra è sempre sbagliata. Indipendentemente da quale sia la pròfasis, l’aitia e l’arché.



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2 Commenti

  1. Avv.to Greco… GENIALE, CHIARO, LIMPIDO, TRASPARENTE, INEQUIVOCABILE, CONDIVISIBILE in toto questo articolo uscito dalla “sua penna”, ops, PC… leggi, a scanso di equivoci: Personal Computer!!!

  2. interessantissimo – ma, dopo aver fatto prognosi e diagnosi, quale è la possibile terapia?

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