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Si può divorziare in caso di unione civile?

13 Marzo 2022
Si può divorziare in caso di unione civile?

Come si scioglie un’unione civile: le regole da affrontare per la coppia gay che vuole separarsi. 

L’unione civile è quella formazione familiare composta da due persone dello stesso sesso. Pertanto, è consentita solo alle persone gay e non anche agli etero. L’unione civile si realizza dinanzi ad un ufficiale dello stato civile e alla presenza di due testimoni. Ma come si scioglie tale vincolo? Se i due partner decidessero di lasciarsi cosa dovrebbero fare? In altri termini, si può divorziare in caso di unione civile?

La questione merita un breve approfondimento.

L’unione civile

Abbiamo più volte parlato dell’unione civile. Come anticipato in apertura, la procedura avviene dinanzi all’ufficio anagrafico del Comune. L’ufficiale dello stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell’archivio dello stato civile.

L’unione civile tra persone dello stesso sesso è certificata dal relativo documento attestante la costituzione dell’unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e alla residenza dei testimoni.

Per formare un’unione civile bisogna essere maggiorenni, capaci di intendere e volere, non interdetti e soprattutto non legati da matrimonio o altra unione civile.

Le parti non devono avere rapporti di parentela. Inoltre, mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile.

Procedimento per costituire un’unione civile

La coppia può scegliere liberamente il Comune a cui rivolgersi per costituire l’unione civile, indipendentemente dalla residenza. La richiesta di costituzione dell’unione civile va presentata congiuntamente all’ufficio dello stato civile del Comune scelto dalle parti. La richiesta può essere fatta anche all’ufficiale dello stato civile del Comune di scelta delle parti da persona che ne ha avuto dalle stesse speciale incarico e quindi da persona munita di procura speciale risultante da scrittura privata.

I richiedenti la costituzione dell’unione civile devono dichiarare il nome e il cognome, la data e il luogo di nascita, la cittadinanza e il luogo di residenza delle parti dell’unione civile, nonché l’insussistenza delle cause impeditive alla costituzione dell’unione.

Quando a costituire l’unione civile osta un impedimento per il quale è stata concessa autorizzazione a termini delle disposizioni del Codice civile, una delle parti dell’unione civile deve presentare copia del relativo provvedimento.

L’ufficiale dello stato civile deve verificare l’esattezza della dichiarazione dei richiedenti e può acquisire d’ufficio eventuali documenti che ritenga necessari per provare l’inesistenza di impedimenti alla costituzione dell’unione civile.

Ricevuta la richiesta di costituzione dell’unione civile, l’ufficiale dello stato civile redige processo verbale in cui indica l’identità delle persone comparse, la richiesta a lui fatta, le dichiarazioni delle parti o di chi le rappresenta, e lo sottoscrive unitamente ai richiedenti.

Le verifiche sulle dichiarazioni rese dalle parti devono essere effettuate entro 30 giorni dalla data di redazione del processo verbale da parte dell’ufficiale di stato civile. Da tale data, o anche da data antecedente (se le verifiche sono completate prima e l’ufficiale dello stato civile ne ha dato obbligatoria comunicazione ai richiedenti), le parti possono presentarsi all’ufficiale dello stato civile per costituire l’unione civile. Quando è accertata l’insussistenza dei presupposti o la sussistenza di un impedimento, l’ufficiale dello stato civile ne dà comunicazione alle parti e non procede alla costituzione dell’unione civile.

I documenti presentati o acquisiti sono registrati, dopo la costituzione dell’unione civile, negli archivi dello stato civile.

Quando la costituzione dell’unione civile non avviene nei centottanta giorni successivi al termine previsto per la verifica delle dichiarazioni da parte dell’ufficiale dello stato civile (30 giorni dalla data di redazione del processo verbale) o alla comunicazione alle parti nel caso in cui le verifiche sono state completate prima dei trenta giorni dalla redazione del processo verbale, la richiesta delle parti e le verifiche dell’ufficiale dello stato civile si considerano come non avvenute.

L’ufficiale dello stato civile può procedere alla costituzione dell’unione civile trascorso il termine di 30 giorni dalla data di redazione del processo verbale  o anche da data antecedente (se le verifiche sono completate prima e l’ufficiale dello stato civile ne ha dato obbligatoria comunicazione ai richiedenti). Le parti, nel giorno prescelto, si presentano e rendono personalmente e congiuntamente, alla presenza di due testimoni, all’ufficiale dello stato civile del Comune dove è stata presentata la richiesta, la dichiarazione di voler costituire unione civile.

Si può divorziare in caso di unione civile?

L’unione civile si può sciogliere, oltre che per morte di una delle due parti, quando una di queste manifesti la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile. In tale caso, la domanda di scioglimento dell’unione civile è proposta decorsi tre mesi dalla data della manifestazione di volontà di scioglimento dell’unione.

Lo scioglimento non viene quindi dichiarato necessariamente dal tribunale (anche se nulla esclude che si possa ricorrere anche al giudice, come vedremo a breve), ma dall’ufficio dell’anagrafe del Comune. Il che significa anche che non c’è alcun giudizio sull’eventuale responsabilità a carico di una delle due parti dell’unione civile per violazione dei doveri imposti dalla legge. Tant’è vero che, nel caso dell’unione civile, non esiste l’obbligo di fedeltà. 

Non è necessaria la previa separazione come invece nel caso del matrimonio: l’unione civile si scioglie quindi in un singolo passaggio. 

Con lo scioglimento dell’unione civile cessano anche i diritti successori tra i partner a cui, di norma, hanno diritto proprio come marito e moglie. Inoltre, cessa anche la comunione dei beni che, di regola, scatta con l’unione civile, salvo che le parti, al momento della costituzione dell’unione stessa, non abbiano optato per un regime differente. 

Come si scioglie l’unione civile?

Una volta compreso che, nel caso dell’unione civile, non esiste un vero e proprio divorzio per come concepito tra marito e moglie, vediamo qual è allora la procedura da adottare in queste ipotesi.

Lo scioglimento dell’unione civile può essere chiesto anche da un solo partner, benché l’altro non sia d’accordo. Chi quindi è intenzionato a far sciogliere il legame si può recare, anche da solo, presso l’ufficio anagrafico del Comune, dinanzi all’ufficiale di stato civile del Comune in cui è stata registrata l’unione civile, per comunicare la propria intenzione di porvi fine. Dopo tre mesi da tale dichiarazione (durante i quali è ammessa la possibilità di ripensarci), è possibile chiedere lo scioglimento dell’unione civile, una sorta di divorzio.

Lo scioglimento dell’unione civile può essere pronunciato anche dal tribunale su ricorso di uno dei due partner o anche tramite la negoziazione assistita, così come previsto per il matrimonio: una procedura che si realizza attraverso la sottoscrizione di un atto negoziale redatto dai rispettivi avvocati delle parti.

Secondo la giurisprudenza, se la domanda di scioglimento dell’unione civile viene presentata dinanzi al tribunale, è anche possibile chiedere al giudice la liquidazione, a carico della parte dell’unione civile più benestante, di un assegno di mantenimento. Varranno le stesse regole relative al matrimonio per le quali si rinvia all’articolo: A chi spetta l’assegno di divorzio? L’assegno di divorzio viene quindi riconosciuto solo a chi, incolpevolmente, non è in grado di mantenersi da solo e non ha potenzialità reddituali (per via dell’età, delle condizioni di salute o di formazione, per aver dato prova di non essere riuscito a trovare un’occupazione). 



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