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Multa per parcheggio scaduto: è valida?

14 Marzo 2022 | Autore:
Multa per parcheggio scaduto: è valida?

Se l’automobilista non ha pagato per l’intero orario di durata della sosta nelle strisce blu può essere sanzionato o basta versare l’integrazione della tariffa?

Hai lasciato la macchina in un parcheggio munito di strisce blu. Hai pagato il ticket in anticipo, per due ore di sosta; prevedevi di farcela a sbrigare le commissioni, ma c’è stato un imprevisto, così sei arrivato a riprendere l’auto con un quarto d’ora di ritardo. Nel frattempo un vigile, implacabile, ti ha fatto la multa per divieto di sosta. Hai trovato il tagliandino sul parabrezza; è il preannuncio del verbale che ti arriverà a casa. Adesso, però, ti chiedi se la multa per parcheggio scaduto è valida o se invece puoi contestarla, visto che comunque avevi pagato il prezzo per buona parte della sosta e l’orario risulta dal ticket.

È una buona domanda: la questione non è semplice come appare, ma ha affaticato parecchio il ministero dei Trasporti e la giurisprudenza, con soluzioni a volte opposte. C’è chi ritiene che la prosecuzione della sosta oltre l’orario di validità del ticket configuri solo un «inadempimento contrattuale» (l’automobilista, quando acquista il ticket per la sosta, conclude un contratto di parcheggio): vale a dire che, se si viene beccati, bisogna pagare solo la differenza dovuta in base alla tariffa oraria e nulla più, quindi niente multa. Al contrario, c’è chi sostiene che la multa sia perfettamente legittima e che il ticket scaduto equivalga alla sua totale mancanza: insomma, si viene sanzionati per divieto di sosta nello stesso modo.

La diatriba non è di facile soluzione ed è arrivata fino in Cassazione: ora una nuova ordinanza della Suprema Corte [1] ha esaminato in modo approfondito il caso ed ha fornito la sua autorevole risposta.

Parcheggio nelle strisce blu: regole

Ogni Comune può stabilire nel proprio territorio, con un regolamento, delle aree di sosta a pagamento, che vengono contrassegnate dalle strisce blu. Chi parcheggia negli spazi delimitati da queste strisce deve pagare l’apposita tariffa. Ciò avviene acquistando il ticket, orario o giornaliero, presso le rivendite autorizzate, o dagli appositi parcometri situati sulle strade o all’ingresso delle zone blu.

La sosta nei centri abitati è disciplinata dall’art. 7 del Codice della strada, in base al quale ogni giunta comunale può deliberare le aree destinate a parcheggio, «sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo della sosta, anche senza custodia del veicolo». La medesima delibera di giunta fissa anche le tariffe e le condizioni applicabili, in conformità alle direttive del Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti).

Multa per sosta vietata su strisce blu

La sosta vietata è punita dall’art. 157 del Codice della strada con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da un minimo di 42 euro a un massimo di 173 euro. La medesima somma è l’importo della multa prevista dall’art. 7 del Codice della strada nei casi di sosta vietata sulle strisce blu.

Inoltre, ai sensi dell’art. 7, comma 15, del Codice della strada, «Nei casi di sosta vietata, in cui la violazione si prolunghi oltre le 24 ore, la sanzione amministrativa pecuniaria è applicata per ogni periodo di 24 ore, per il quale si protrae la violazione. Se si tratta di sosta limitata o regolamentata, la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da 26 euro a 102 euro e la sanzione stessa è applicata per ogni periodo per il quale si protrae la violazione».

Multa su strisce blu: la tesi del ministero dei Trasporti

Secondo una circolare del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti [1], il ticket scaduto non rappresenta una violazione del Codice della strada, ma costituisce solo un inadempimento contrattuale verso il Comune o nei confronti della società che per suo conto gestisce i parcheggi a pagamento. Il dicastero pone una differenza tra i casi di «sosta limitata» a determinati orari e/o tipologie di veicoli (ad esempio, la sosta consentita fino a 30 minuti per le autovetture), e quelli di «sosta regolamentata» da un’apposita disciplina adottata dal Comune – con un’ordinanza che deve essere richiamata nella segnaletica – «per motivate esigenze di regolamentazione della circolazione».

Solo se la sosta è così regolamentata, la multa è possibile anche «quando la sosta si estenda oltre il limite stabilito», altrimenti «il protrarsi della sosta oltre il termine non si sostanzia in una violazione degli obblighi previsti dal Codice della strada, ma si configura come una inadempienza contrattuale che comporta per l’Amministrazione creditrice il recupero delle tariffe non riscosse» (più un’eventuale penale, se è prevista dal contratto).

Multa su strisce blu: l’orientamento della Cassazione

La Corte di Cassazione non condivide la tesi del ministero dei Trasporti e, ormai da anni [3], ha assunto un orientamento opposto. Anche la nuova pronuncia che abbiamo anticipato [1] ribadisce questa rigida posizione, affermando che «la sosta dell’automobile nelle strisce blu con il ticket scaduto configura un illecito amministrativo, al pari di quanto avviene nel caso in cui l’automobilista non si munisca affatto del biglietto, trattandosi di evasione tariffaria in violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata, introdotte per incentivare la rotazione e la razionalizzazione dell’offerta di sosta».

La Suprema Corte spiega che «laddove il sindaco si sia avvalso del potere di stabilire, previa deliberazione della giunta comunale, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe» vige comunque «l’operatività della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di sosta protrattasi in violazione dei limiti».

Multa per parcheggio con ticket scaduto: è legittima?

In definitiva, l’orientamento dei giudici di piazza Cavour è questo: la multa per parcheggio con ticket scaduto è legittima e perfettamente valida perché «in materia di sosta a pagamento su suolo pubblico, ove la sosta si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa, si incorre in una violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata poiché l’assoggettamento al pagamento della sosta è un atto di regolamentazione della sosta stessa».

L’ordinanza lancia anche un severo monito ai Comuni in caso di inerzia nel fare le multe e riscuotere il dovuto da chi ha commesso queste violazioni, quando afferma che: «la mancata contestazione della sanzione pecuniaria, da parte dell’ausiliario del traffico (e della società affidataria del servizio), nel momento in cui è stata accertata la sosta del veicolo con tagliando esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato, configura una ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi che sarebbero derivati dalla applicazione della sanzione per violazione delle norme che disciplinano la sosta in aree a pagamento».

Multa parcheggio su strisce blu scaduto: cosa fare?

La multa per parcheggio sulle strisce blu con ticket scaduto, secondo la Corte di Cassazione, è legittima. Molti giudici di Pace, però, accolgono ancora i ricorsi degli automobilisti e così annullano le multe, ritenendo preferibile l’orientamento del ministero dei Trasporti. Ora, però, la nuova ordinanza potrebbe rinforzare le opposizioni dei Comuni contro l’annullamento delle sanzioni dichiarato dai giudici di Pace (gli Enti locali possono impugnare le loro sentenze in tribunale). Ti riportiamo per esteso l’ordinanza della Cassazione nel box “sentenza” sotto questo articolo.

Per approfondire ulteriormente leggi anche:


note

[1] Cass. ord. n.7839 del 10.03.2022.

[2] Min. Infrastrutture e Trasporti, parere n. 53284/2015.

[3] Cass. ord. n. 16258/2016.

Cass. civ., sez. II, ord. 10 marzo 2022, n. 7839
Presidente Di Virgilio – Relatore Giannaccari

Fatti di causa

Il Tribunale di Pordenone, con sentenza depositata il 31.3.2017, in riforma della pronuncia di primo grado del Giudice di pace di Pordenone, ha rigettato l’opposizione proposta da B.A. avverso il verbale di contestazione per violazione dell’art. 7 C.d.S., comma 15, per avere sostato con la propria autovettura in area di sosta regolamentata oltre l’orario esposto nel ticket.

La Corte di merito ha fatto applicazione dei principi espressi nella sentenza del 3 agosto 2016 n. 16258, secondo cui la sosta dell’automobile nelle strisce blu con il ticket scaduto configura un illecito amministrativo al pari di quanto avviene nel caso in cui l’automobilista non si munisca affatto del biglietto.

Per la cassazione della sentenza del Tribunale, B.A. ha proposto ricorso sulla base di cinque motivi.

L’intimato Comune ha resistito con controricorso.

In prossimità dell’udienza entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Ragione della decisione

Con il primo motivo di ricorso, si deduce la violazione dell’art. 7 C.d.S., comma 1 e art. 15 C.d.S., art. 157 C.d.S., artt. 12 e 14 disp. gen. e degli artt. 23 e 25 Cost., L. n. 689 del 1981, art. 1, commi 6, 8, e 7, comma 15); la ricorrente sostiene che chi paga il ticket ma non integra il versamento per le ore successive non incorrerebbe in alcuna violazione del C.d.S., bensì soltanto in una violazione dell’obbligazione contrattuale sorta nel momento in cui si acquista il ticket, regolata dal codice civile. Il legislatore avrebbe distinto la sosta a pagamento dalla sosta regolamentata prevedendo la potestà sanzionatoria solo in caso di sosta regolamentata, con illegittima estensione analogica della norma sanzionatoria, in violazione del principio di legalità.

Il motivo è infondato.

Il Tribunale di Pordenone si è conformato al costante orientamento di questa Corte (Cass. sez. VI, 21/05/2021, n. 14083; Cass., Sez. II, 3 agosto 2016 n. 16258), secondo cui la sosta a pagamento su suolo pubblico che si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa non costituisce inadempimento contrattuale ma illecito amministrativo, sanzionato dall’art. 7 C.d.S., comma 15, trattandosi di evasione tariffaria in violazione delle prescrizioni della “sosta regolamentata”, introdotte per incentivare la rotazione e la razionalizzazione dell’offerta di sosta.

Come già affermato in precedenti pronunce, (Sez. 2, 25 febbraio 2008, n. 4847; Sez. 2, 4 ottobre 2011, n. 20308) l’art. 157 C.d.S., prevede due distinte condotte: quella di porre in sosta l’autoveicolo senza segnalazione dell’orario di inizio della sosta, laddove essa è prescritta per un tempo limitato, ed il fatto di non attivare il dispositivo di controllo della durata della sosta, nei casi in cui esso è espressamente previsto.

Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, l’art. 157 C.d.S., comma 8, prevede per la loro violazione la medesima sanzione.

L’espressione “dispositivo di controllo di durata della sosta”, utilizzata dell’art. 157 C.d.S., comma 6, vale a comprendere i casi di c.d. parcheggi a pagamento mediante acquisto di apposita scheda, ciò discendendo dal rilievo che tale formula è la medesima di quella usata dalla disposizione del C.d.S. che consente ai Comuni, nell’ambito delle loro competenze in materia di regolamentazione della circolazione nei centri abitati, di stabilire aree di parcheggio a pagamento, anche senza custodia dei veicoli (art. 7, comma 1, lett. f).

La sentenza di questa Sezione 2 settembre 2008, n. 22036, ha affermato che, là dove il sindaco si sia avvalso del potere di stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe, la stessa non si sottrae all’operatività della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di sosta protrattasi in violazione dei limiti o della regolamentazione al cui rispetto essa era subordinata.

A sua volta, Sez. 6-2, 9 gennaio 2012, n. 30, ha cassato la sentenza del giudice del merito che aveva escluso “che nell’ipotesi di cui all’art. 7 C.d.S., superata l’ora scatti la medesima violazione come avviene nel caso del sistema previsto per la sosta limitata di cui all’art. 157 C.d.S.”, sul rilievo – non condiviso da questa Corte di legittimità – che nel primo caso “scatti soltanto il diritto del Comune di riscuotere la tassa per l’utilizzo del parcheggio a pagamento ed in relazione alla durata stessa della sosta”.

Questo orientamento è stato recepito dalla giurisprudenza della Corte dei Conti (Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, sentenza 19 settembre 2012, n. 888). Il giudice contabile ha infatti affermato che la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico (e della società affidataria del servizio) nel momento in cui è stata accertata la sosta del veicolo senza ticket comprovante il pagamento del corrispettivo dovuto oppure con tagliando esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato (che è pur sempre una fattispecie di mancato pagamento che il C.d.S., senza distinzioni, sanziona), configura una ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi che sarebbero derivati dalla applicazione della sanzione per violazione delle norme che disciplinano la sosta in aree a pagamento.

Il Tribunale ha fatto corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte ed ha ritenuto che, in materia di sosta a pagamento su suolo pubblico, ove la sosta si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa, si incorre in una violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata poiché l’assoggettamento al pagamento della sosta è un atto di regolamentazione della sosta stessa.

Il Tribunale ha quindi ritenuto che la sosta del veicolo della ricorrente, con ticket di pagamento esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato, aveva natura di illecito amministrativo e di inadempimento contrattuale.

Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la violazione dell’art. 7 C.d.S., comma 1, lett. f), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché l’interpretazione adottata dal giudice di merito sarebbe in contrasto con i pareri del Ministero dell’Interno e del Servizio di Polizia Stradale di Pubblica Sicurezza.

Il motivo non è fondato.

Come correttamente affermato nella sentenza impugnata, i pareri e le direttive del Ministero non sono vincolanti per il giudice, non essendo riconducibili alle fonti del diritto, ai sensi dell’art. 1 disp. gen..

Con il terzo motivo di ricorso, si deduce la violazione dell’art. 7 C.d.S., comma 8, lett. f), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e dell’art. 2697 c.c., per aver escluso, nell’area in cui è stata contestata la violazione, stalli di sosta libera, senza custodia o senza dispositivi di durata della sosta. Secondo la ricorrente, i provvedimenti che limitano la sosta libera devono essere motivati sulla base di ragioni tecniche, che, nella specie, sarebbero inesistenti in quanto i parcheggi a sosta libera sarebbero lontani di circa un chilometro. Su tale aspetto, il Comune non avrebbe adempiuto all’onere di provare l’esistenza delle condizioni che lo esoneravano dall’obbligo di predisporre spazi liberi di parcheggio nelle vicinanze di quelli a pagamento.

L’art. 7 C.d.S., comma 8, prevede che “qualora il comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lett. f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta”.

Il Tribunale ha valutato la legittimità della Delib. Comunale 19 dicembre 1991, n. 426 (pag. 7-8 della sentenza impugnata) sulla base di accertamenti fattuali insindacabili in sede di legittimità.

Con il quarto motivo di ricorso, si deduce l’errata valutazione del giudice d’appello in punto di carenza di interesse ad impugnare in capo al Comune in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere adottato il c.d Sistema Phonzie, basato sull’integrazione del pagamento in caso di ticket scaduto, in aree urbane diverse.

Con il quinto motivo di ricorso, si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio costituito dalla diversità di disciplina della sosta a pagamento in altri comuni della stessa Regione, che, in caso di ticket scaduti, richiederebbero solo l’integrazione del pagamento per il periodo di occupazione dello stallo eccedente rispetto a quanto pagato dall’automobilista.

I motivi, che per la loro connessione vanno trattati congiuntamente, sono inammissibili.

Il vizio motivazionale censurabile in sede di legittimità riguarda l’omesso esame di un fatto storico decisivo per il giudizio, che si traduca nell’assenza di motivazione o di motivazione apparenza (Cass. Sez. Unite 8054/2014) mentre le censure attengono a valutazioni di merito estranee al giudizio di legittimità.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 800,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.


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2 Commenti

  1. A Cesano Boscone (MI), Piazza Monsignor Moneta, esistono vari parcheggi a pagamento, con riscossione tramite “macchinette”. Questi parcheggi non sono evidenziati con con strisce blu a terra.
    In alcune zone di uno di questi parcheggi, non esiste nemmeno segnaletica verticale indicante l’obbligo di pagamento.
    Chiedo se la cosa sia legale.

    Grazie per l’attenzione.
    Cordiali saluti.

  2. Buonasera…va bene parlare di multe in caso di inadempienze ma é possibile che nei comuni non ci siano più spazi con le strisce bianche? Ricordo di una legge che avrebbe dovuto prevederne una percentuale o sbaglio? Grazie per l’eventuale risposta

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