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Come tutelare gli eredi con l’azione di riduzione

24 Aprile 2022 | Autore: Adele Margherita Falcetta
Come tutelare gli eredi con l’azione di riduzione

Cosa possono fare gli eredi ai quali spetta una quota di legittima quando i loro diritti sono violati da una disposizione testamentaria o da una donazione.

Recentemente, è morto tuo padre. Trascorsi i giorni dedicati al lutto e ad alcune incombenze da affrontare subito, ti stai impegnando in tutti gli adempimenti relativi alla successione ereditaria. Nel fare questo hai avuto una sgradita sorpresa: il tuo genitore, mentre era in vita, ha fatto testamento destinando la proprietà di una casa di lusso a un lontano parente al quale era particolarmente legato. Poiché il valore dell’immobile in questione è considerevole, temi che per te, i tuoi fratelli e tua madre rimanga ben poco. Ti chiedi quindi se la legge, in casi come questi, preveda una tutela per gli stretti congiunti del defunto che sono stati privati di una parte del patrimonio ereditario. La risposta è affermativa. In questo articolo ti spiegheremo come tutelare gli eredi con l’azione di riduzione. In particolare, vedremo quali sono i presupposti, chi è legittimato a promuoverla e in che termini, in cosa consiste il giudizio che ne deriva e quali sono i suoi effetti.

Prima di illustrare come funziona l’azione di riduzione dell’eredità, è necessario spiegare cos’è la successione necessaria, che riguarda i familiari più intimi del defunto. Sono questi ultimi, infatti, ad avere sempre diritto ad una porzione dei beni del defunto e a trovare tutela nell’azione della quale ci stiamo occupando.

Cos’è la successione necessaria?

Quando una persona muore si apre la sua successione. Il patrimonio del defunto – detto anche, con un termine tecnico, de cuius – si trasmette ai suoi eredi, che gli succedono in tutti i diritti e in buona parte degli eventuali debiti.

Se il defunto non ha lasciato un testamento è la legge a stabilire i soggetti chiamati a diventarne eredi, secondo il grado di parentela con lui. In questo caso, si parla di successione legittima [1]. Se, invece, esiste un valido documento contenente le ultime volontà del de cuius, si seguono le relative disposizioni. In questa seconda, ipotesi la successione è detta testamentaria [2].

Vi è, però, una categoria di eredi che ha diritto, sempre e comunque, a una quota del patrimonio ereditario. Si tratta dei familiari più prossimi del defunto, precisamente:

  • il coniuge, che mantiene tale diritto anche in caso di separazione, purché essa non gli sia stata addebitata. Il divorzio, invece, scioglie qualunque rapporto di carattere ereditario. Al coniuge è assimilato il partner, in caso di unione civile con persona dello stesso sesso;
  • i figli. In tale categoria, sono ricompresi sia quelli legittimi, ossia nati da un vincolo nuziale, che quelli adottivi; vi rientrano inoltre anche quelli concepiti al di fuori del matrimonio;
  • i genitori, ma solo nel caso in cui il de cuius non abbia lasciato figli.

La successione di questi eredi viene detta necessaria, perché non può essere esclusa nemmeno da una contraria volontà del de cuius. Essi sono denominati legittimari o riservatari; la quota di patrimonio loro spettante è chiamata di legittima o di riserva. La restante parte di esso è detta quota disponibile.

Il Codice civile [3] stabilisce le quote spettanti ai legittimari, distinguendo secondo le varie ipotesi che si possono presentare: se cioè vi sia o meno un coniuge, se vi siano uno o più figli, se al de cuius siano sopravvissuti soltanto i genitori.

Come si determina il valore della quota disponibile?

Per stabilire l’entità della quota della quale il de cuius avrebbe potuto liberamente disporre si procede nel seguente modo:

  • si calcola il patrimonio del de cuius al momento della sua morte;
  • si aggiunge il valore di eventuali donazioni da lui fatte in vita;
  • dalla somma risultante si sottraggono, se vi sono, i debiti lasciati dal defunto.

Sul risultato finale delle suddette operazioni si determina il valore della quota di riserva e di quella disponibile.

Facciamo un esempio.

Rodolfo muore lasciando un patrimonio che ammonta a 900.000,00 euro. Mentre era in vita egli ha fatto all’amico Riccardo una donazione del valore di 400.000,00 euro. I debiti da lui non pagati sono pari a 200.00,000 euro. Pertanto, l’importo sul quale calcolare la quota di riserva e quella disponibile è 1.100.000,00 euro (dato da 900.000,00 + 400.000,00 – 200.000,00). Rodolfo ha lasciato la moglie e due figli. Il Codice civile stabilisce che, in questo caso, al coniuge spetta 1/4 del patrimonio ereditario, ai figli 1/2 da dividere in parti uguali. Pertanto, nel nostro caso, alla moglie spetta una quota del valore di 275.000,00 euro, ai figli una quota del valore di 550.000,00 euro da dividere tra loro. In tutto, la riserva è dunque pari a 825.000,00 euro, mentre la quota disponibile ammonta a 275.000,00 euro.

Cos’è l’azione di riduzione?

Se il de cuius, con una donazione fatta mentre era in vita o con un testamento, ha intaccato la quota di riserva spettante ai legittimari, oltrepassando il valore di quella disponibile, essi possono rendere inefficaci tali disposizioni rivolgendosi al tribunale ed esercitando l’azione di riduzione [4].

Continuando con il nostro esempio, poiché la donazione fatta da Rodolfo a Riccardo ha un valore di 400.000,00 euro, essa eccede la quota disponibile ed ha comportato una lesione della legittima. La moglie e i figli del de cuius possono quindi esercitare l’azione di riduzione e chiedere che il tribunale dichiari inefficace l’atto compiuto dal loro congiunto.

Chi può esercitare l’azione di riduzione?

L’azione di riduzione ereditaria può essere intrapresa:

  • dal legittimario che ritiene sia stata lesa la sua quota di riserva;
  • dai suoi eredi;
  • dai suoi aventi causa. L’azione di riduzione, infatti, ha contenuto patrimoniale e può pertanto essere ceduta a terzi;
  • dai creditori del legittimario, se quest’ultimo rinunzia all’eredità o all’azione. In tal caso, i suoi creditori possono esercitarla al suo posto, allo scopo di soddisfarsi sulla quota di eredità del loro debitore.

Il legittimario, per potersi avvalere dell’azione di riduzione, deve prima accettare l’eredità con beneficio d’inventario. Si tratta di una particolare forma di accettazione, in forza della quale l’erede risponde dei debiti del de cuius nei limiti del valore della quota che gli spetta. Essa richiede la redazione dell’inventario dei beni ereditari da parte di un cancelliere del tribunale o di un notaio.

Il suddetto adempimento non è necessario se le donazioni o le disposizioni testamentarie lesive della quota di legittima sono state fatte in favore di coeredi.

Inoltre, l’azione di riduzione deve obbligatoriamente essere preceduta da un tentativo di conciliazione davanti a un mediatore a ciò abilitato [5]. Se tale procedura ha esito positivo, si redige un verbale contenente l’accordo tra le parti; in caso di esito negativo, si può intraprendere la causa.

Entro quanto tempo va esercitata l’azione di riduzione?

L’azione di riduzione va intrapresa entro il termine di prescrizione di dieci anni. Questo periodo ha una decorrenza diversa a seconda che la lesione della quota di legittima sia avvenuta tramite donazioni fatte in vita dal de cuius o tramite disposizioni testamentarie [6]. Infatti:

  • nel caso di donazione, il termine decorre dalla data di apertura della successione, che coincide con la morte del de cuius. In tal caso, infatti, la lesione della quota di riserva si è già verificata e i legittimari sono in grado di valutare se ricorrere o meno a questo rimedio;
  • nell’ipotesi di lesione determinata da disposizioni testamentarie, invece, il termine decorre dalla data di accettazione da parte dell’erede che ne ha beneficiato. Solo in tale momento, infatti, si verifica la lesione della quota di riserva.

Azione di riduzione: quali prove deve fornire il legittimario?

Il legittimario che ha intrapreso l’azione di riduzione deve dare dimostrazione del suo diritto. A tal proposito, occorre distinguere che egli abbia subito una lesione della quota di riserva spettantegli o che sia stato pretermesso, cioè totalmente escluso dalla successione ereditaria.

Il legittimario la cui quota è stata intaccata da donazioni o disposizioni testamentarie deve dimostrare:

  • il valore del patrimonio ereditario al momento dell’apertura della successione;
  • l’entità della quota di riserva spettantegli e di quella disponibile;
  • la misura in cui donazioni o disposizioni testamentarie da parte del de cuius hanno leso la quota spettantegli;
  • l’inesistenza di altri beni o diritti del defunto il cui valore sia sufficiente a coprire la sua quota di riserva e quindi a soddisfare il suo diritto.

Se, invece, il legittimario è stato del tutto escluso dalla successione, perché il defunto ha disposto con testamento dell’intero suo patrimonio in favore di altri, egli deve soltanto dare dimostrazione del valore di quest’ultimo.

Le suddette prove possono essere fornite chiedendo al giudice di disporre una consulenza tecnica d’ufficio. In tal caso, viene nominato un esperto imparziale scelto tra quelli di fiducia del tribunale, che provvede ad effettuare i necessari calcoli e a redigere una relazione.

Quali sono gli effetti dell’azione di riduzione?

Abbiamo visto come funziona l’azione di riduzione dell’eredità. Consideriamo, ora, i suoi effetti.

Una volta effettuati i necessari accertamenti, se le ragioni del legittimario sono fondate, il giudice dichiara l’inefficacia delle donazioni o delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva.

Questo consente all’erede riservatario di partecipare alla comunione ereditaria, cioè di essere titolare, per la quota spettantegli, di una porzione del patrimonio lasciato dal de cuius. Successivamente, egli dovrà chiedere la divisione: essa comporta l’attribuzione a ciascun erede di specifici beni e diritti corrispondenti al valore della sua quota [7]. Se i coeredi non accettano di procedervi spontaneamente egli potrà rivolgersi al giudice.

Se, infine, i beni ereditari che gli spettano sono in possesso di uno dei coeredi o di un terzo, il legittimario potrà esercitare nei suoi confronti un’azione detta di restituzione.



Di Adele Margherita Falcetta

note

[1] Art. 565 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 587 e seguenti cod. civ.

[3] Art. 536 e seguenti cod. civ.

[4] Art. 554 e seguenti cod. civ.

[5] Art. 5 D. Lgs. n. 28/2010.

[6] Cass. SS. UU. sent. n. 20644/2004

[7] Art. 713 cod. civ.


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