Diritto e Fisco | Articoli

Cosa spetta alla ex moglie in caso di morte del marito?

14 Marzo 2022
Cosa spetta alla ex moglie in caso di morte del marito?

Eredità, mantenimento, pensione di reversibilità e quota del TFR: tutti i diritti che scattano dopo il divorzio e la separazione. 

Con la separazione i vincoli coniugali si attenuano ma non si eliminano del tutto. Ragion per cui l’ex coniuge continua ad avere diritto alla quota di «legittima», ossia ad una parte del patrimonio del defunto. Le cose cambiano con il divorzio: da questo momento in poi cessano tutti i diritti ereditari. Di qui la domanda di chi ha ormai compiuto tale passo: cosa spetta alla ex moglie in caso di morte del marito? La questione merita un approfondimento pratico. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

All’ex moglie spetta l’eredità?

Come anticipato, l’ex moglie ha diritto all’eredità del precedente marito solo se non ha già divorziato. Se infatti è intervenuta una semplice separazione, la moglie è ancora “erede legittima” (al pari di chi è sposato): può cioè pretendere una quota del patrimonio del defunto prestabilita dalla legge (la cosiddetta “legittima”) anche se questi ha disposto diversamente nel proprio testamento. Inoltre, ha diritto alla pensione di reversibilità. Naturalmente, la moglie concorrerà, nella spartizione del patrimonio dell’ex marito, insieme a tutti gli altri eredi, primi tra tutti i figli. La moglie separata non può essere quindi diseredata.

In un solo caso, all’ex moglie separata non spetta nulla: quando la separazione intervenga per responsabilità a questa attribuita dal giudice (il cosiddetto addebito). Ciò succede, ad esempio, nel caso in cui venga accertato un tradimento o l’abbandono immotivato della casa coniugale (sarebbe invece legittimo l’abbandono della casa per sfuggire a violenze e vessazioni).

Una volta però intervenuto il divorzio, l’ex moglie perde tutti i diritti ereditari (a meno che, ovviamente, l’ex marito non decida di citarla come erede nel proprio testamento). La perdita di tali diritti è automatica con il divorzio, indipendentemente dalla pronuncia di un eventuale addebito: non è necessario neanche diseredare l’ex coniuge nel proprio testamento, non potendo questi accampare alcun diritto sul patrimonio del defunto. Il divorzio taglia infatti ogni legame tra i coniugi (salvo quello al mantenimento quando vi sia la disparità economica).

All’ex moglie spetta la pensione di reversibilità?

Come anticipato, salvo nelle ipotesi in cui sia ravvisata la responsabilità (addebito) del coniuge superstite per la fine del matrimonio, la separazione non fa venire meno il diritto dell’ex moglie ad ottenere la pensione di reversibilità del marito defunto. Pensione che le spetterà per intero.

Col divorzio invece si può ottenere solo una parte della reversibilità dell’ex coniuge. Tale quota andrà eventualmente divisa con la seconda moglie (se sussistente). La quota viene determinata sulla base di una serie di parametri come, ad esempio, la durata del matrimonio, la sussistenza di un assegno di mantenimento, le condizioni economiche. 

La reversibilità all’ex coniuge divorziato spetta però solo a tre condizioni:

  • il rapporto di lavoro da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio;
  • l’ex coniuge non deve essersi risposato (circostanza che, peraltro, escluderebbe nei suoi confronti l’assegno di divorzio);
  • l’assegno di mantenimento non deve essere stato versato in un’unica soluzione (una tantum).

Quindi (a differenza di quanto un tempo riteneva la Cassazione), la reversibilità oggi spetta anche a chi non percepisce l’assegno di mantenimento ed a chi ha subito l’addebito. Tanto è stato confermato anche dall’Inps con la circolare n. 19/2022. 

Trattamento di fine rapporto (TFR e TFS)

L’ex moglie, se percepisce l’assegno di mantenimento e se non si è risposata, ha diritto a ottenere una quota del TFR liquidato, dal datore di lavoro, agli eredi del defunto. Questa quota è pari al 40% calcolata però non su tutto il trattamento di fine rapporto erogato ma solo sulla parte dell’indennità riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Pertanto, il TFR deve essere stato liquidato dall’azienda dopo la sentenza di divorzio, ma deve essere il frutto del lavoro svolto (anche solo in parte) quando la coppia era ancora sposata.

Lo stesso vale per il TFS (trattamento di fine servizio) per i dipendenti pubblici.

Come si è detto, affinché l’ex coniuge superstite possa vantare il diritto ad ottenere il 40% del TFR del defunto è necessario che:

  • non abbia contratto un nuovo matrimonio;
  • stesse ricevendo, alla data del decesso, l’assegno periodico di mantenimento.

Questo fa sì che non sia dovuta la quota di TFR nelle seguenti ipotesi:

  • quando il divorzio è stato dichiarato con “addebito” a carico del coniuge superstite (tale condizione infatti preclude la possibilità di ottenere l’assegno di mantenimento);
  • quando, al posto dell’assegno mensile, venga concordato l’assegno una tantum, ossia in un’unica soluzione. 

Per quanto strano possa sembrare, il diritto alla quota del TFR spetta solo all’ex coniuge divorziato e non invece a quello che abbia ottenuto solo la separazione. Il coniuge separato potrà tuttavia chiedere che il giudice tenga conto dell’importo percepito a titolo di Tfr dall’ex:

  • nella quantificazione dell’eventuale assegno di mantenimento (se la causa di separazione è ancora in corso);
  • o in un successiva richiesta di aumento (formulata con domanda di modifica delle condizioni della separazione).

Diritti nei confronti degli eredi dell’ex coniuge

Una domanda che spesso si pone, all’indomani della morte dell’ex coniuge, è se la prima moglie, che già percepiva l’assegno di divorzio, possa vantare dei diritti nei confronti degli eredi del defunto (ad esempio i figli del secondo matrimonio). Potrebbe cioè chiedere a questi ultimi di continuare a versare, per conto del familiare, l’assegno di mantenimento? Nessun diritto del genere è stato previsto dalla legge. Questo significa che l’assegno di divorzio cessa definitivamente con la morte del coniuge tenuto al pagamento, né i suoi eredi dovranno versare alcunché all’ex ancora in vita. Ad esempio, l’ex moglie non può chiedere ai figli dell’ex marito di continuare a pagare, per conto di questi, l’assegno di mantenimento che questa già percepiva prima del suo decesso. 

Casa coniugale

L’ex coniuge separato ha diritto a rimanere nella casa coniugale fino alla propria morte. Invece dopo il divorzio tale diritto non spetta più. 

 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube