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Quando si può chiedere un aumento del mantenimento?

14 Marzo 2022
Quando si può chiedere un aumento del mantenimento?

Revisione delle condizioni di separazione e divorzio: l’aumento del reddito del coniuge obbligato non è sufficiente. Deve trattarsi del reddito di lavoro. 

L’ex moglie che percepisce l’assegno di mantenimento ha diritto a una revisione dell’importo solo al ricorrere di alcune ipotesi. In linea generale, infatti, non è possibile chiedere un aumento al semplice sopraggiungere di situazioni di difficoltà non previste all’atto del divorzio. 

La giurisprudenza è stata più volte chiamata a spiegare quando si può chiedere un aumento del mantenimento. Dall’analisi dei numerosi chiarimenti forniti, in proposito, dalla Cassazione possiamo così trattare l’argomento in modo unitario e completo, tenendo conto di quelle che sono le pronunce più recenti ma anche le più stabili, quelle cioè che hanno ormai tracciato l’interpretazione definitiva di tutti i tribunali d’Italia. 

Prima però di stabilire quando si può chiedere un aumento del mantenimento, ricordiamo i presupposti in forza dei quali il giudice è chiamato a imporre, al coniuge economicamente più agiato, il contributo economico all’ex. 

Quando si ha diritto al mantenimento

All’indomani della separazione, il giudice riconosce l’assegno di mantenimento in favore di colui che, all’interno della coppia, ha il reddito più basso, ma sempre a condizione che questi non venga dichiarato responsabile della fine del matrimonio (non deve cioè essere riconosciuto, in capo a questi, il cosiddetto “addebito”). 

A pesare sull’ammontare dell’assegno è innanzitutto la potenzialità lavorativa del beneficiario: pertanto, tanto più questi è giovane e formato, o con un titolo professionale, tanto inferiore sarà l’importo, fino ad arrivare addirittura alla negazione dell’assegno stesso. Altri fattori vengono tenuti in considerazione dal giudice come: l’età, la durata del matrimonio, la disponibilità della casa coniugale, ecc.

Non appena interviene il divorzio, l’assegno di mantenimento viene riconosciuto a condizione che il beneficiario dia dimostrazione di essere nell’impossibilità di mantenersi non per propria colpa. Il che richiede la prova di un’età avanzata, di condizioni di salute che non consentano l’espletamento di attività lavorative o la continua ricerca di un’occupazione tramite i centri per l’impiego, i colloqui di lavoro e la partecipazione a concorsi. 

In ogni caso, all’ex moglie che ha rinunciato alle proprie ambizioni lavorative per badare al ménage domestico e ai figli è sempre dovuto un mantenimento proporzionato all’aumento di ricchezza che, a fronte di ciò, ha potuto conseguire il coniuge.

Quando si può rivedere l’assegno di mantenimento

Al contrario di quanto succede con tutte le sentenze, le decisioni del tribunale in materia di famiglia, mantenimento e affidamento dei figli possono sempre essere oggetto di revisione (a prescindere dall’eventuale possibilità di un appello contro la singola pronuncia). Ma affinché si possa chiedere una modifica devono ricorrere alcuni presupposti che vedremo qui di seguito.

Un evento eccezionale e imprevedibile

Per poter rivolgersi nuovamente al giudice e ottenere un aumento dell’assegno di mantenimento è necessario innanzitutto il sopraggiungere di eventi imprevedibili al momento in cui fu pronunciata la sentenza di separazione o divorzio, tali da determinare un sostanziale impoverimento del coniuge beneficiario. Se si tratta di fatti già noti o che comunque potevano essere conosciuti non è possibile ricorrere al tribunale (si pensi alla scadenza di un contratto a termine).

Un fatto imprevedibile potrebbe ad esempio essere la perdita del posto di lavoro o una sopravvenuta inabilità che non consenta più di lavorare. 

L’aumento del reddito del coniuge obbligato

Una seconda chance per chiedere l’incremento del mantenimento si verifica quando il reddito del coniuge obbligato subisce un incremento. Ciò però sempre a condizione che la misura dell’assegno non sia già sufficiente a garantire l’indipendenza economica del beneficiario.

Inoltre, è necessario che l’aumento delle capacità economiche del coniuge dipenda dall’attività lavorativa e non da altri fattori. Come chiarito di recente dalla Cassazione [1], il coniuge divorziato non può pretendere un aumento dell’assegno divorzile per via dell’eredità ricevuta dall’ex marito. Per i giudici supremi, infatti, non trattandosi di un incremento della ricchezza derivante da reddito da lavoro, l’ex non vanta alcuna aspettativa non avendo contribuito in alcun modo all’accrescimento patrimoniale.

Quando non è mai dovuto l’aumento del mantenimento 

In ogni caso, non è mai dovuto un aumento del mantenimento se il contributo mensile versato dal coniuge è già di per sé sufficiente a garantire l’autonomia economica del beneficiario. Gli alimenti infatti non vengono determinati in ragione della ricchezza del coniuge obbligato ma sulla base delle esigenze del coniuge meno abbiente. Il che significa che se quest’ultimo già vanta una propria stabilità (si pensi allo stipendio di un’insegnante), non è possibile recriminare null’altro. 

Come chiedere l’aumento del mantenimento?

Se le parti non si mettono d’accordo tra loro, l’aumento del mantenimento richiede un nuovo ricorso al giudice: bisogna cioè intentare una causa contro l’ex coniuge, a mezzo del proprio avvocato. Anche la nuova sentenza però potrà essere successivamente rivista se dovessero sopraggiungere ulteriori eventi imprevedibili (ad esempio il pensionamento del coniuge obbligato a versare il mantenimento). 


note

[1] Cass. ord. n. 8057/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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