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Come firma la donna dopo il matrimonio?

14 Marzo 2022
Come firma la donna dopo il matrimonio?

Negli atti pubblici, nei contratti, nei concorsi e negli esami, la donna sposata deve aggiungere, al proprio cognome da nubile, anche quello del marito?

Come firma la donna dopo il matrimonio? A seguito del matrimonio è noto che la moglie aggiunge, al proprio cognome, quello del marito. Anche i figli assumono il cognome del marito sebbene, di recente, la Corte Costituzionale ha stabilito che, se c’è l’accordo tanto del padre quanto della madre, i figli possono aggiungere al cognome paterno quello materno; in tal caso, però il primo cognome sarà sempre quello del padre a cui seguirà quello della madre.

Detto ciò, vediamo come firma la donna dopo il matrimonio negli atti ufficiali. 

La moglie deve firmarsi anche col cognome del marito?

La norma di riferimento è l’articolo 143-bis Codice civile la quale stabilisce testualmente: «La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze». Si tratta di un retaggio culturale derivante da un’epoca – quella in cui fu scritto il Codice civile – fortemente pregna di cultura maschilista e patriarcale. La norma tuttavia non è mai stata cancellata dal nostro ordinamento, ma ha un rilievo minimo, se non addirittura puramente simbolico. Difatti, anche a seguito del matrimonio, il nome della moglie continua ad essere quello registrato all’anagrafe: nulla cambia nei documenti e negli atti (pubblici o privati). Il che significa che la donna deve continuare a firmarsi con il proprio cognome, quello cioè da signorina (da nubile). Diversamente, la firma – e quindi anche l’atto – sarebbe illegittimo. 

Pertanto, la regola del “doppio cognome” stabilita dal Codice civile – quella cioè di aggiungere al cognome da nubile anche quello da sposata – vale solo ai fini sociali, ma non anche giuridici. 

Per come tuttavia è scritto l’articolo 143-bis del Codice civile, sembrerebbe che l’aggiunta del cognome del marito al proprio sia, per la moglie, non soltanto un diritto ma anche un dovere a cui non si può rinunciare. Tuttavia, proprio per mitigare tale affermazione, la giurisprudenza ha riconosciuto la libertà della moglie di non aggiungere il cognome del marito al proprio nella sfera delle relazioni professionali (si pensi al nome d’arte oppure al caso in cui il cognome rappresenti una specie di avviamento nell’attività lavorativa svolta dalla moglie ancora prima del matrimonio), sociali ecc.

Per la legge, quindi, la donna non cambia cognome, ma mantiene pur sempre il proprio. Questo significa che la moglie, quando firma, non potrà aggiungere al proprio cognome, quello del marito.  

Cosa succede al cognome della moglie in caso di separazione?

La separazione non fa cessare gli effetti del matrimonio. Pertanto, la moglie conserva ancora, sempre nei soli rapporti sociali, il cognome del marito.

Cosa succede al cognome della moglie in caso di divorzio?

Le cose vanno diversamente con il divorzio. Difatti, per effetto della sentenza di divorzio la donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio (così per come disposto dall’art. 5, comma 2, legge n. 898/1970).

Cosa succede al cognome della moglie in caso di morte del marito?

La moglie conserva il cognome del marito anche in caso di morte del marito. La vedova quindi continua a portare, insieme al proprio cognome, quello del defunto. Ma tale diritto/dovere resta in vita fino a quando la donna non si risposa. In quel caso, non è ammesso il “triplo cognome”.

Conservazione del cognome del marito anche dopo il divorzio

Tuttavia, quando sussiste un interesse, della stessa o dei figli, meritevole di tutela, il tribunale, con la sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, può autorizzare la donna che ne faccia richiesta a conservare il cognome del marito aggiunto al proprio. Si deve trattare di un interesse non puramente economico o di prestigio. Ad esempio, molti giudici hanno negato all’ex moglie la possibilità di conservare il cognome del marito solo perché questi era noto e tanto si rifletteva anche sulla moglie. Neanche un lungo matrimonio consente alla donna di conservare il cognome dell’ex marito [1]. E questo perché «l’aggiunta del cognome maritale è un effetto del matrimonio circoscritto temporalmente alla perduranza del rapporto di coniugio. L’eccezionale deroga alla perdita del cognome maritale richiede la ricorrenza del presupposto di un interesse meritevole di tutela dell’ex coniuge». Ciò comporta che «la possibilità di consentire, con effetti di carattere giuridico-formali, la conservazione del cognome del marito, accanto al proprio cognome, dopo il divorzio, è da considerarsi una ipotesi straordinaria» che non può essere giustificata dal «mero desiderio di conservare come tratto identitario il riferimento a una relazione familiare ormai chiusa quanto alla sua rilevanza giuridica».

Inoltre, bisogna tener presente, osservano i Giudici, che «il perdurante uso del cognome del marito» da parte dell’ex moglie «può costituire un pregiudizio per il marito che non vi acconsenta e che intenda ricreare, esercitando un suo diritto fondamentale, un nuovo nucleo familiare che sia riconoscibile, come legame familiare attuale, anche nei rapporti sociali e in quelli rilevanti giuridicamente».

Di regola, quindi, «non è ammissibile conservare il cognome del marito dopo la pronuncia di divorzio», sanciscono i Giudici. A maggior ragione poi quando l’ex moglie non ha dato prova di «un interesse – davvero meritevole di tutela – al mantenimento del cognome maritale unitamente al proprio, non potendo detto interesse identificarsi con quello derivante dalla notorietà dell’ex marito».  



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1 Commento

  1. Mia moglie ha firmato un atto di acquisto immobile esibendo al notaio come documento valido d juventina quello rilasciato allora dal Provveditorato agli studi che ha anteporre ol mio cognome di coniuge al suo. Posso avere problemi nel caso di vendita dell’immobile?

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