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Formalità preliminari del matrimonio

15 Marzo 2022
Formalità preliminari del matrimonio

Cosa bisogna fare prima di sposarsi: tutti gli adempimenti della coppia che convola a nozze. 

Non ci sono solo i preparativi per la cerimonia in chiesa e per il successivo ricevimento con parenti ed amici: prima di sposarsi vanno compiuti adempimenti burocratici. Seccanti, sicuramente, tuttavia obbligatori per legge. Le formalità preliminari del matrimonio non sono, per fortuna, molte e, il più delle volte, non implicano particolari costi. La più nota di queste è sicuramente costituita dalle pubblicazioni che ancora, in molti, si ostinano a chiamare «promessa di matrimonio». 

Per avere un quadro completo delle formalità preliminari del matrimonio non resta che leggere la seguente guida. Ecco allora cosa bisogna fare per sposarsi.

Le pubblicazioni di matrimonio

Tutti la chiamano «promessa», retaggio culturale di un’epoca contadina in cui il matrimonio era ancora considerato come una sorta di accordo tra famiglie e pertanto preceduto da una sorta di patto: un patto che però aveva più un valore sociale che giuridico. 

Le pubblicazioni di matrimonio servono per rendere pubblica la volontà di due persone di sposarsi, al fine di consentire ad eventuali terzi di opporre eventuali contestazioni; si pensi a una persona già sposata o ancora minorenne che, in quanto tale, non può contrarre matrimonio. Inoltre, attraverso l’attività di accertamento e verifica da parte dell’ufficiale di stato civile, si evita che possano essere celebrati matrimoni che, in presenza di impedimenti legali, possano comportare azioni di nullità o di annullamento.

Ecco perché l’articolo 93 del Codice civile stabilisce che il matrimonio deve essere preceduto dalla pubblicazione (della notizia del matrimonio stesso) fatta a cura dell’ufficiale dello stato civile. Dunque, per le pubblicazioni, non bisogna recarsi in chiesa, bensì in Comune: e ciò vale anche per chi farà il matrimonio concordatario, ossia dinanzi al parroco e non con il sindaco. Si tratta del Comune ove uno degli sposi ha la residenza ed è fatta nei Comuni di residenza degli sposi.

L’obbligo della pubblicazione sussiste anche per il cittadino italiano che contrae matrimonio all’estero sia che avvenga avanti all’autorità locale sia che la celebrazione avvenga avanti all’autorità consolare italiana.

L’atto di pubblicazione resta affisso alla porta della casa comunale almeno per otto giorni, comprendenti due domeniche successive.

A richiedere le pubblicazioni devono essere chiaramente entrambi gli sposi e non solo uno (eccezionalmente, e con procura notarile, si può dare mandato a un terzo al fine di curare tale adempimento). 

Chi richiede la pubblicazione deve dichiarare il nome, il cognome, la data e il luogo di nascita, la cittadinanza degli sposi; il luogo di loro residenza, la loro libertà di stato; se tra gli sposi esiste qualche impedimento di parentela, di affinità, di adozione o di affiliazione, se gli sposi hanno già contratto precedente matrimonio, se qualcuno degli sposi si trova in stato di interdizione per infermità di mente o delitto.

L’ufficiale di stato civile deve verificare l’esattezza della dichiarazione e può acquisire d’ufficio eventuali documenti che ritenga necessari per provare l’inesistenza di impedimenti alla celebrazione del matrimonio.

Quando a contrarre matrimonio osta un impedimento per il quale è stata concessa autorizzazione uno degli sposi deve presentare copia del relativo provvedimento.

L’ufficiale dello stato civile che non crede di poter procedere alla pubblicazione rilascia un certificato con i motivi del rifiuto.

Contro il rifiuto della pubblicazione è ammesso ricorso al tribunale.

Che succede se non si fanno le pubblicazioni di matrimonio?

Se non vengono effettuate le pubblicazioni, il matrimonio resta valido ma scatta una sanzione sia per gli sposi che per l’ufficiale giudiziario. Si tratta, in ogni caso, di una sanzione amministrativa, che non ha ricadute penali. Essa va da un minimo di 41 a un massimo di 206 euro.

Entro quanto tempo ci si può sposare?

Le pubblicazioni di matrimonio servono anche per stabilire il giorno in cui ci si può sposare. E difatti, il matrimonio non può essere celebrato prima di quattro giorni dopo la compiuta pubblicazione. Se il matrimonio non è celebrato nei 180 giorni successivi, la pubblicazione si considera come non avvenuta e, pertanto, andrà rifatta. 

Per chi ha fretta comunque c’è una scappatoia: il tribunale, su istanza degli interessati, con decreto non impugnabile emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può ridurre, per gravi motivi, il termine della pubblicazione.

In quel caso, la riduzione del termine è dichiarata nella pubblicazione.

Che succede se ci si vuol sposare urgentemente?

Potrebbe succedere che una persona stia per morire e, avendo poco tempo a disposizione, voglia contrarre immediatamente matrimonio. La legge prevede infatti degli esoneri. 

Da un lato il tribunale, su istanza degli interessati, con decreto non impugnabile, emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può anche autorizzare, per cause gravissime, l’omissione della pubblicazione, quando gli sposi davanti al cancelliere dichiarano sotto la propria responsabilità che non esistono impedimenti di legge.

Il cancelliere deve far precedere alla dichiarazione la lettura di detti articoli e ammonire i dichiaranti sull’importanza della loro attestazione e sulla gravità delle possibili conseguenze.

Nel caso di imminente pericolo di vita di uno degli sposi, l’ufficiale dello stato civile del luogo può procedere alla celebrazione del matrimonio senza pubblicazione e senza l’assenso al matrimonio, se questo è richiesto, purché gli sposi prima giurino che non esistono tra loro impedimenti non suscettibili di dispensa.

L’ufficiale dello stato civile dichiara nell’atto di matrimonio il modo con cui ha accertato l’imminente pericolo di vita.

Cambio di residenza

Un altro importante adempimento che va fatto prima o subito dopo il matrimonio è il cambio di residenza, da effettuare solo presso il Comune ove la coppia andrà a vivere. Questo perché, per legge, ciascun cittadino deve essere reperibile. Diversamente, eventuali raccomandate, multe, cartelle o notifiche di atti giudiziari verranno lasciati in giacenza all’ufficio postale o al Comune e dispiegheranno comunque tutti i loro effetti. 

Peraltro, la residenza è necessaria per fruire dell’esenzione Imu per la dimora abituale. La coppia non potrà avere una residenza diversa solo per fruire due volte dell’esenzione Imu quando ciascuno dei due coniugi è proprietario di un immobile; in tal caso, i due dovranno individuare l’abitazione per la quale vogliono godere dell’esenzione e dichiararlo al Comune. 

Sempre la residenza nel Comune è condizione per ottenere il bonus prima casa (a tal fine la legge non esige che la residenza sia proprio nell’immobile di abitazione, ben potendo essere fissata anche in un’altra via, purché all’interno dello stesso Comune). Leggi la nostra guida sul Bonus prima casa.

Il cambio di residenza non va comunicato presso il vecchio Comune, né al Pra o alla Motorizzazione. A fare le relative comunicazioni è infatti il Comune di nuova residenza. Tuttavia, sarà sempre meglio effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate: diversamente, entro un anno dopo il cambio di residenza, eventuali comunicazioni saranno fatte al vecchio indirizzo. Per evitare tale effetto si potrebbe anche dare, come domicilio fiscale, quello del proprio commercialista.

Carta d’identità

Contrariamente a quanto si ritiene, non c’è bisogno di rifare la carta d’identità, anche se questa indica ancora la vecchia residenza o lo stato celibe/nubile. Sarà poi alla successiva scadenza che verranno aggiornati i relativi dati.  



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