Abusi edilizi: nasce la banca dati nazionale

15 Marzo 2022
Abusi edilizi: nasce la banca dati nazionale

Censimento immobili: un archivio conterrà tutte le case prive di concessione edilizia o con lavori non autorizzati dai Comuni. 

Un unico archivio che contiene tutti gli abusi edilizi presenti sul territorio italiano. I proprietari di immobili con irregolarità urbanistiche non saranno solo “ostracizzati” dai bonus 110%: adesso le autorità potranno verificare, in tempo reale, tutte le costruzioni che non hanno rispettato le concessioni edilizie. A prevederlo è il decreto 8 febbraio 2022 del ministero delle Infrastrutture appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 60 del 12 marzo. Nasce la banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio.

Sino ad oggi tutti questi dati venivano sì raccolti, ma poi si perdevano negli infiniti meandri della burocrazia (e inefficienza) della Pubblica Amministrazione. E difatti i Comuni, insieme a parchi, soprintendenze e demanio comunicano alla Prefettura gli abusi edilizi, e a ogni violazione dovrebbe corrispondere una sanzione sia per il proprietario sia per l’esecutore dei lavori (come vedremo a breve, le sanzioni – di carattere penale – non toccano i successivi intestatari del bene). Ora tutte queste comunicazioni verranno rese in formato digitale ed archiviate in modo che si possa sapere, in tempo reale e in qualsiasi momento, se un immobile è irregolare o meno.

Per effetto di ciò, gli archivi tenuti dai Comuni a partire dal 1985 e periodicamente trasmessi alle prefetture locali – contenenti le informazioni sulle gravi difformità edilizie – verranno centralizzati e resi interoperabili.

Lo Stato sarà così in grado di censire tutti gli immobili con irregolarità edilizie così gravi da dover determinare l’abbattimento. Resteranno quindi fuori i piccoli abusi, quelli cioè esonerati dalla demolizione.

Le conseguenze di un abuso edilizio, come noto, sono di carattere penale, visto che l’abuso edilizio, al di là delle sue dimensioni, è sempre un reato. Non lo è solo per chi acquista o riceve comunque l’immobile in donazione o in eredità già al netto dei lavori, in tal modo non partecipando al processo decisionale. Però resta sempre l’obbligo di demolizione che, se non rispettato, comporta l’acquisizione del bene al patrimonio della Pubblica Amministrazione. Di tale ordine può essere destinatario chiunque abbia la proprietà del bene, indipendentemente dalle colpe. Peraltro, se il reato si prescrive in quattro anni (cinque se c’è stato rinvio a giudizio), l’ordine di demolizione può intervenire in qualsiasi momento (salvo solo per quei piccoli abusi che non incidono significativamente sul patrimonio urbanistico, architettonico e paesaggistico, per i quali sarà tutt’al più dovuta una sanzione pecuniaria). 

La banca dati degli abusi edilizi sarà utile però solo per rimuovere gli abusi edilizi integrali, sulla carta oggetto di sanzioni molto severe. Infatti, solo le costruzioni integralmente prive di titolo e gli «organismi completamente diversi da quanto autorizzato» sono minacciati dall’applicazione del nuovo strumento digitale.

Ci sarà un censimento degli abusi che consentirà di assegnare fondi per le demolizioni. La banca dati si alimenterà con le comunicazioni mensili che, attraverso le prefetture, i Comuni inviano all’Amministrazione centrale, specificando tipologia e collocazione degli abusi rilevati.

Ricordiamo che l’accertamento e la repressione degli abusi edilizi è di competenza dei Comuni (con la collaborazione degli enti che curano l’ambiente) e della magistratura penale (che, in sede di condanna, dispone del bene oggetto di reato). Se tuttavia l’autore dell’abuso non demolisce spontaneamente l’opera, deve intervenire il Comune anticipando le spese e individuando, con gara, un’impresa idonea a effettuare la demolizione.

Procedura analoga dovrebbe essere disposta dal giudice penale, tanto più quando le violazioni si cumulano a quelle ambientali e a quelle antisismiche. Nella realtà, i Comuni hanno serie difficoltà a eseguire le demolizioni e i ripristini parziali, sia nel reperire le risorse economiche necessarie e nell’individuare imprese idonee.

Nella banca dati non vengono riportati ricorsi al Tar o al Capo dello Stato, né le istanze di sanatoria o altri dati sulla circolazione del bene. Per questo le finalità della banca dati (articolo 2 del decreto) si fermano al generico censimento, agevolando la programmazione degli interventi di più ampio peso (demolizione integrale), finanziati da uno specifico fondo.  


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