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Cos’è la retribuzione globale di fatto?

15 Marzo 2022
Cos’è la retribuzione globale di fatto?

Come si compone la busta paga di un lavoratore dipendente: le singole voci e la retribuzione globale di fatto per il risarcimento da licenziamento illegittimo. 

Spesso, quando bisogna calcolare risarcimenti e indennizzi in favore del lavoratore dipendente si prende a riferimento la cosiddetta «retribuzione globale di fatto». Ma cosa si intende con tale concetto? Per capire cos’è la retribuzione globale di fatto bisogna fare un passo indietro e scoprire da cos’è composta la busta paga. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Elementi della busta paga

La retribuzione può essere corrisposta in denaro o – anche se ciò non avviene quasi mai – anche in natura.

Anche se, agli occhi del lavoratore, lo stipendio appare come un unico importo, in realtà esso si compone di una serie di voci diverse, i cui elementi sono, il più delle volte, determinati dai contratti collettivi e individuali di lavoro (e, in minor misura, dalla legge e dagli accordi interconfederali).

Ma cosa si intende con la parola retribuzione? Normalmente, si parla di retribuzione innanzitutto con riferimento alla retribuzione mensile, ai compensi corrisposti con frequenza superiore al mese (le cosiddette mensilità aggiuntive) e a tutta una serie di altri compensi quali, ad esempio, quelli corrisposti in relazione alla variazione dell’orario di lavoro (lavoro straordinario, lavoro notturno, ecc.), alla cessazione del rapporto (TFR, indennità sostitutiva del preavviso, ecc.) e alle assenze del lavoratore (cosiddetta retribuzione indiretta: indennità di malattia, di maternità, ecc.).

La determinazione degli elementi che costituiscono il compenso della prestazione dipende dalla nozione di retribuzione volta per volta utilizzata dalla legge o dai contratti collettivi: la cosiddetta retribuzione globale di fatto.

Cosa sono gli elementi base della retribuzione?

Per elementi di base della retribuzione si intendono i compensi che fanno parte integrante della busta paga del lavoratore in quanto in grado di realizzare la retribuzione sufficiente. Alcuni di questi elementi, come gli scatti di anzianità, entrano a far parte della retribuzione automaticamente al realizzarsi delle condizioni previste dai contratti collettivi.

Cos’è il minimo sindacale?

Il minimo sindacale (detto anche minimo contrattuale, minimo tabellare, paga base, minimo di paga base) rappresenta la retribuzione minima dovuta al lavoratore, la cui entità è fissata dai contratti collettivi di categoria in relazione a ciascuna qualifica contrattuale. I successivi aumenti sono legati al passaggio di qualifica, oppure al rinnovo del contratto collettivo nazionale. In quest’ultimo caso, l’incremento viene corrisposto in tranche entro il periodo di vigenza del contratto.

Il minimo contrattuale costituisce il principale compenso da considerare per tutti gli istituti contrattuali collegati alla prestazione lavorativa e alle assenze retribuite e la base per la determinazione di altri compensi, come ad esempio le mensilità aggiuntive.

Le altre voci della retribuzione

Oltre al minimo contrattuale la busta paga si compone di altre voci come:

  • indennità di contingenza (fino al 31 dicembre 1991, ha avuto la funzione di adeguare la retribuzione agli aumenti del costo della vita; in molti contratti l’indennità è ormai conglobata nel minimo contrattuale);
  • elemento distinto della retribuzione (viene erogato dal 1° gennaio 1993 a tutti i lavoratori del settore privato (con esclusione dei dirigenti), indipendentemente dal contratto applicato e dalla qualifica rivestita. Corrisponde a € 10,33 mensili per 13 mensilità);
  • scatti di anzianità (è una voce della retribuzione stabilita dalla contrattazione collettiva ed erogata al compimento di una determinata anzianità di servizio del lavoratore presso una medesima azienda; varia in base alla qualifica aggiornata a scadenze diverse a seconda del contratto); 
  • elementi accessori (in aggiunta a quelli di base, la retribuzione può essere costituita da altri elementi, la cui presenza ed entità dipendono, ad esempio, dal tipo di mansioni e dalle condizioni del lavoro svolto. Tali elementi sono fissati dai contratti collettivi di categoria e aziendali, oppure da accordi individuali).

Cos’è la retribuzione globale di fatto?

La retribuzione di fatto o globale di fatto è composta dagli elementi retributivi che il lavoratore percepisce con continuità nel tempo, quali paga base, o minimo tabellare, indennità di contingenza, elemento distinto della retribuzione (edr), terzo elemento, scatti di anzianità.

Come chiarito di recente dalla Cassazione [1], la nozione di retribuzione globale di fatto, cui va commisurata l’indennità da liquidarsi in caso di accertata illegittimità di un licenziamento, si riferisce a quanto il lavoratore illegittimamente licenziato avrebbe percepito se avesse lavorato. Pertanto, in essa non possono essere ricompresi né i compensi che il lavoratore non è certo di percepire, né quelli che vengono erogati in conseguenza di una particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa né, in generale, quelli che si configurano come occasionali o eccezionali. 

Per poter determinare la retribuzione globale di fatto, insomma, occorre considerare esclusivamente il compenso che il lavoratore percepisce normalmente, ovverosia in conseguenza dell’ordinario svolgimento della propria prestazione, senza che sia possibile valutare anche indennità ulteriori, che sono legate ad altri parametri. 

Sono da escludere, pertanto, non solo le voci occasionali ed eventuali, ma anche il rimborso per gli oneri di trasferimento o di sede e, più in generale, tutti gli emolumenti che compensano una serie di disagi, come quelli che derivano dai viaggi, dal trasferimento, dalla necessità di locare un immobile nel nuovo luogo individuato per lo svolgimento della prestazione lavorativa e così via. 

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti:


note

[1] Cass. sent. n. 8040/2022.


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