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Chiamata alle armi: da che età e fino a che età

15 Marzo 2022 | Autore:
Chiamata alle armi: da che età e fino a che età

Chi potrebbe essere coinvolto in un eventuale conflitto armato in caso di attacco diretto all’Italia? Si può dire di no?

Avere un Esercito fatto di professionisti può evitare a chi non ne fa parte di partecipare ad un’eventuale guerra in prima persona? La chiamata alle armi, da che età e fino a che età può arrivare?

Si sa che in Italia, come in molti Paesi occidentali, non c’è più la leva obbligatoria. Il che, però, non impedisce allo Stato di far ricorso in caso di necessità di civili o di chi ha fatto a suo tempo il servizio militare. E qualcuno potrebbe pensare: basta rifiutarsi o non farsi trovare per evitare di essere costretto ad imbracciare un fucile e a sparare a qualcuno con il rischio di ucciderlo o di farsi uccidere. Per la maggior parte dei cittadini italiani, cioè per quelli che per scelta non fanno parte delle Forze armate, è un’ipotesi impensabile: abbandonare la vita quotidiana, la famiglia, il lavoro in ufficio o in fabbrica, i momenti con gli amici, per indossare «una mimetica» e andare sul fronte. Tuttavia, è fattibile simile eventualità? Da che età e fino a che età ci può essere la chiamata alle armi? Vediamo.

In Italia ci può essere la chiamata alle armi?

L’articolo 52 della Costituzione coinvolge tutti gli italiani nella salvaguardia del Paese. Dice la norma costituzionale: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Ciò vuol dire che, nel malaugurato caso in cui l’Italia venisse attaccata militarmente, è possibile chiamare i cittadini alle armi per difendere la sicurezza della Nazione.

Diverso il caso in cui ad essere attaccato sia un Paese alleato, come ad esempio uno Stato appartenente alla Nato: in questo caso, in primis verrebbero coinvolti i militari professionisti, vale a dire i membri delle Forze armate. Si badi bene, però: secondo gli accordi internazionali in materia, per «attacco armato» non si intende soltanto quello realizzato direttamente contro il territorio nazionale, come un bombardamento o un’invasione simile a quella portata a termine dalla Russia in Ucraina, ma anche quello compiuto «contro le forze, le navi e gli aeromobili che si trovino su questi territori o in qualsiasi altra regione d’Europa o nel mare Mediterraneo».

Chi può essere chiamato alle armi in Italia?

Innanzitutto, il rischio di essere «convocati» interessa diverse categorie di cittadini, a partire da chi ha fatto il servizio militare quando era obbligatorio. Significa che la chiamata alle armi può interessare sia i giovani sia gli adulti fino alla mezza età. E non solo maschi: pure le donne possono ricevere la chiamata, considerato che da tempo vengono equiparate agli uomini all’interno dell’Esercito e delle forze di polizia.

Va ricordato che nel nostro Paese la leva obbligatoria è stata abolita nel 2004 per chi è nato dal 1° gennaio 1986 in poi. Significa che dal 1° gennaio 2005 non c’è più il dovere di fare il servizio militare: le Forze armate si compongono solo di professionisti, uomini e donne. Esiste la possibilità di arruolarsi come volontari da uno a quattro anni, dopodiché si decide se rimanere nel Corpo di appartenenza o di partecipare ad un concorso per entrare nelle forze di Polizia. La terza alternativa è di porre fine a quell’esperienza e di congedarsi.

Tuttavia, è possibile ripristinare la leva obbligatoria in due casi:

  • se l’Italia entra in guerra, con una deliberazione adottata dal Parlamento, così come stabilito dall’articolo 78 della Costituzione;
  • in caso di «grave crisi internazionale» che coinvolge direttamente l’Italia o in ragione della sua appartenenza ad un’organizzazione internazionale, come la Nato.

Per ripristinare la leva obbligatoria, però, il personale volontario in servizio deve essere insufficiente: la carenza di personale non si riesce a colmare con i volontari in ferma permanente che hanno cessato il servizio da non più di cinque anni. Questa categoria di persone è la prima che, in caso di necessità, sarebbe richiamata in servizio.

Va anche detto che, nonostante l’abolizione dell’obbligo di prestare servizio nell’Esercito, sono rimaste attive le cosiddette «liste di leva» in cui vengono iscritti tutti i cittadini maschi che hanno compiuto 17 anni di età. Le liste sono tenute dalle anagrafi dei Comuni italiani e, nel caso in cui la leva obbligatoria fosse ripristinata per i motivi sopra citati, i distretti militari attingerebbero da esse e chiamerebbero a visita gli interessati. L’esito può essere:

  • idoneo: si viene arruolati;
  • rivedibile: il cittadino viene dichiarato temporaneamente inabile, in attesa di una nuova visita;
  • riformato: il cittadino viene dichiarato permanentemente inidoneo al servizio militare e non verrà mai arruolato.

In buona sostanza, si deve concludere che la chiamata alle armi può interessare chi è compreso nella fascia di età dal compimento del 18° anno fino a 45 anni. La regola prevede un’eccezione: chi ha un passato nelle Forze armate può essere richiamato in caso di necessità o su apposita domanda fino al 56° anno di età (qualche volta anche oltre).

Si deve precisare che è obbligatorio rispondere alla chiamata alle armi. Non sarebbe accettata l’obiezione di coscienza: solo gravi motivi di salute o, per le donne, lo stato di gravidanza potrebbero impedire l’arruolamento.



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