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Articolo 105 Costituzione: spiegazione e commento

15 Marzo 2022
Articolo 105 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 105 sui poteri del Consiglio superiore della magistratura, sull’inamovibilità dei giudici e sui procedimenti disciplinari.

Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Il Consiglio superiore della magistratura, organo supremo

L’articolo 105 della Costituzione assegna al Consiglio superiore della magistratura (Csm) una serie di poteri che lo rendono l’organo supremo non solo per quanto riguarda il controllo della funzione giudiziaria ma anche della sua gestione.

La norma elenca i compiti del Csm, dalla nomina dei magistrati alla verifica sulla loro attività professionale, dall’organizzazione degli uffici in cui si amministra la giustizia all’irrogazione delle sanzioni previste per i magistrati che violano le regole dell’ordinamento giudiziario. In questo modo, la Costituzione garantisce al Consiglio superiore della magistratura l’autonomia di cui gode rispetto a chi esercita le altre funzioni (legislativa ed esecutiva).

Assunzioni, promozioni e trasferimenti dei magistrati

Autonomia, appunto. Al fine di non intaccare questo principio, e a differenza di quanto accadeva ai tempi del fascismo, l’articolo 105 Costituzione affida al Consiglio superiore della magistratura il potere di assumere, di promuovere e di trasferire i giudici, compiti che prima dell’avvento della Repubblica erano affidati al ministero della Giustizia.

Per quanto riguarda, in particolare, trasferimenti ed assegnazioni, il Csm assegna d’ufficio alle varie sedi in base ai posti vacanti che risultano dagli appositi elenchi i magistrati di prima nomina. I trasferimenti successivi, invece, vengono concessi solo su domanda con un doppio scopo.

Innanzitutto, si vuole garantire l’inamovibilità dei giudici, sancita dall’articolo 107 della Costituzione. Significa che i magistrati «non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso». In altre parole, la norma sostiene l’autonomia e l’indipendenza dei giudici, che non possono essere trasferiti dall’ufficio in cui si trovano se non per loro esplicita richiesta, per evitare condizionamenti o costrizioni da parte di altri poteri.

Inoltre (ed ecco il secondo scopo), in questo modo si evita che ad un magistrato ritenuto «scomodo» per qualche motivo venga sottratto un determinato processo contro la sua volontà.

Ciò non vuol dire che il Csm non possa decidere di trasferire un giudice: in quanto organo supremo della magistratura, infatti, può adottare questo provvedimento in caso di incompatibilità o quando il giudice non è più in grado di svolgere la sua attività con la necessaria serenità, con indipendenza e con imparzialità a causa di pressioni esterne o di altri motivi che non dipendono da lui.

La promozione dei magistrati

Era una prassi che un giudice venisse promosso solo sulla base della sua anzianità di servizio, sempre che, strada facendo, non avesse avuto qualche sanzione per non aver rispettato le regole dell’ordinamento giuridico. Oggi non è più così. Nel tentativo di adottare il criterio della meritocrazia, il Consiglio superiore della magistratura valuta altri criteri, legati alla professionalità: la laboriosità, l’impegno, la diligenza. In altre parole, il Csm promuove un giudice se ritiene che sia meritevole della nuova posizione, e non solo perché ha accumulato gli anni necessari ad un salto di qualità professionale. Questo è un compito riservato al Consiglio, che si basa sulla relativa documentazione e sul parere dei vari consigli giudiziari, oltre che sull’esito delle ispezioni disposte dal ministero di Giustizia.

I provvedimenti disciplinari a carico dei magistrati

Come abbiamo visto, l’articolo 105 della Costituzione affida al Consiglio superiore della magistratura anche il compito di decidere e di infliggere eventuali provvedimenti disciplinari a carico dei giudici che hanno avuto dei comportamenti contrari ai loro doveri di ufficio o che si discostano dai valori imposti dall’ordinamento giudiziario. Può essere il caso del magistrato che firma una sentenza per favorire volutamente e a priori una delle parti, ricevendo qualcosa in cambio.

All’interno del Csm c’è una sezione disciplinare creata appositamente per valutare il comportamento dei magistrati secondo un procedimento simile a quello penale: un giudice si occupa della difesa ed il Procuratore generale presso la Cassazione sostiene la pubblica accusa. La decisione viene presa dal plenum del Consiglio superiore della magistratura e può essere impugnata davanti alle Sezioni unite della Suprema Corte.

Tutti i poteri del Consiglio superiore della magistratura

Ecco, in sintesi, i poteri del Consiglio superiore della magistratura che derivano da quanto disposto dall’articolo 105 della Costituzione:

  • nomina dei magistrati che superano il concorso pubblico;
  • assegnazione delle sedi per i magistrati che hanno concluso il periodo di formazione professionale, cioè il tirocinio;
  • controllo della diligenza dei magistrati nell’espletamento delle loro funzioni e nella produttività;
  • valutazione dell’attività professionali e dei meriti dei magistrati al fine di decidere il loro trasferimento dei magistrati su loro domanda e con il loro consenso;
  • eventuale avanzamento in carriera;
  • apertura di procedimenti disciplinari a carico di magistrati che abbiano volato le regole dell’ordinamento giudiziario;
  • in caso di accertata responsabilità, irrogazione delle sanzioni disciplinari previste dall’ordinamento: ammonimento, trasferimento, riduzione dello stipendio o, nei casi più gravi, espulsione dall’ordine giudiziario;
  • organizzazione degli uffici giudiziari;
  • definizione dei criteri di assegnazione del lavoro di ciascun magistrato;
  • difesa del magistrato che subisce degli attacchi politici oltre il legittimo diritto di critica;
  • resoconto annuale al Parlamento sullo stato della giustizia nel Paese;
  • formulazione di pareri motivati su disegni o proposte di legge che abbiano a che fare con l’organizzazione o il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.


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