Diritto e Fisco | Articoli

Gli italiani possono essere chiamati in guerra?

15 Marzo 2022 | Autore:
Gli italiani possono essere chiamati in guerra?

In caso di conflitto armato che coinvolge l’Italia, chi e a quali condizioni può essere arruolato nell’Esercito? 

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin spaventa tutti. Le immagini che giungono dalle città devastate dalle bombe e dai combattimenti per le strade sono scioccanti. Tra le vittime ci sono molti civili, tra cui donne e bambini. Masse di profughi scappano disperati. I negoziati di pace non stanno dando esito. L’Italia è vincolata dal trattato Nato e, in caso di aggressione armata ad uno Stato membro, potrebbe essere coinvolta in un conflitto. La domanda è pressante: gli italiani possono essere chiamati in guerra? Vediamo.

In quale caso l’Italia può entrare in guerra?

Secondo l’art. 11 della Costituzione «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa agli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Quindi, non è possibile una guerra offensiva e di conquista; invece è ammessa una guerra di difesa, se necessaria in caso di attacco da parte di un altro Stato.

L’Italia fa parte della Nato, l’Alleanza Atlantica creata nel 1949, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. L’art. 5 del trattato Nato prevede che in caso di «attacco armato» ad uno Stato membro gli altri sono tenuti ad intervenire militarmente in suo aiuto. Perciò, se le mire espansionistiche di Putin non dovessero fermarsi all’Ucraina (che non è membro Nato), e la Russia aggredisse altri Stati dell’Alleanza, l’Italia, in qualità di appartenente alla Nato, dovrebbe intervenire militarmente e, dunque, entrare in guerra.

Cosa succede se l’Italia entra in guerra?

A quel punto, si applicherebbero le norme costituzionali che disciplinano il caso di guerra: l’art. 52 della Costituzione sancisce che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino» e l‘art. 78 prevede che «le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari». Si tratta di situazioni non preventivabili, perciò il contenuto della delega di poteri al Governo verrebbe deciso dal Parlamento in relazione all’entità del conflitto armato e alle conseguenze per il nostro Paese.

In tale situazione, con ogni probabilità non si andrebbe neppure a votare per le elezioni politiche: infatti, in deroga al principio secondo cui la durata della legislatura non è prorogabile oltre il termine naturale di cinque anni, l’art. 60 della Costituzione dispone che «la durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra».

Chi può essere chiamato alle armi in caso di guerra?

Vediamo ora chi può essere chiamato alle armi in caso di entrata in guerra dell’Italia. La leva obbligatoria, cioè l’obbligo di prestare il servizio militare, è stata cancellata nel 2005. Tuttavia, non è stata completamente eliminata, ma soltanto sospesa.

La possibilità di reintrodurre la leva obbligatoria è prevista dal Codice militare [1] in questi due casi:

  • se l’Italia entra in guerra, con una deliberazione adottata dal Parlamento ai sensi dell’art. 78 della Costituzione;
  • se si verifica «una grave crisi internazionale» nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad un’organizzazione internazionale, come la Nato. E in questo caso le possibilità sono molto più estese.

Attualmente, le nostre forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica) sono composte da professionisti, cioè da militari di carriera, che si arruolano come volontari. La chiamata alle armi di altri soggetti potrebbe avvenire nel caso in cui «il personale volontario in servizio fosse insufficiente», o se si verificasse «l’impossibilità di colmare le vacanze dell’organico in funzione delle predisposizioni di mobilitazione».

In tali situazioni ci sarebbe, innanzitutto il richiamo alle armi dei Vpf (Volontari in ferma prefissata) che hanno terminato il servizio da non più di 5 anni precedenti. Non possono, invece, essere richiamati alle armi gli appartenenti alle Forze di polizia ad ordinamento civile, come la Polizia di Stato, la Polizia penitenziaria e i corpi di Polizia locale, e i Vigili del fuoco.

Se neanche in questo modo fosse possibile colmare le vacanze di organico, potrebbe partire la chiamata alle armi di tutti i cittadini maschi rientranti nella fascia di età dai 18 ai 45 anni, previa visita medica di idoneità al servizio militare. In proposito leggi “Chi può essere chiamato alle armi in Italia in caso di guerra?“.


note

[1] Art. 1929 D.Lgs. n. 66 del 15.03.2010 (Codice ordinamento militare).


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube