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Se il malato di cancro non guarisce il medico è responsabile?

16 Marzo 2022 | Autore:
Se il malato di cancro non guarisce il medico è responsabile?

Quando il tumore non viene diagnosticato, o il paziente affetto da patologie oncologiche non viene sottoposto a cure adeguate, i sanitari rispondono penalmente.

I tumori maligni sono difficili da curare e spesso, purtroppo, l’esito è infausto. Ci si pone così la domanda: se il malato di cancro non guarisce, il medico è responsabile?

La giurisprudenza si è occupata spesso di questi tristi casi, e in molte occasioni ha sancito la responsabilità penale del medico per il reato di lesioni personali colpose o, in caso di morte del paziente, per il delitto di omicidio colposo. Tutto questo ferma restando la responsabilità civile che obbliga il sanitario responsabile, o la struttura in cui opera, al risarcimento del danno arrecato al paziente malcurato o rimasto vittima dell’imperizia del medico.

La responsabilità medica

La responsabilità medica scatta, ai sensi dell’art. 43 del Codice penale, quando il sanitario curante provoca, per negligenza, imprudenza o imperizia – e dunque per colpa – una lesione alla salute psico-fisica del paziente. In casi estremi può esserci addirittura il dolo, cioè una condotta lesiva volontariamente causata da parte del medico.

La legge  Gelli-Bianco del 2017 [1] ravvisa la «colpa grave» quando il sanitario non si attiene alle  linee guida mediche, stabilite per ogni settore di intervento e di terapia. In particolare questa normativa ha introdotto una nuova norma che per i reati di omicidio colposo o di lesioni personali colpose stabilisce: «Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto».

In sostanza, il medico negligente non risponde penalmente in caso di colpa lieve. In tali casi residua, però, la responsabilità civile per i danni provocati dall’inadempimento della prestazione.

Responsabilità del medico per mancata guarigione

A livello di responsabilità civile, il medico è tenuto a svolgere la sua attività professionale con «diligenza qualificata» (art. 1176, co. 2, Cod. civ.). Dunque egli deve verificare con attenzione l’eventuale presenza di patologie che, se non individuate o non adeguatamente curate, potrebbero provocare lesioni o la morte del paziente.

Va sottolineato che la prestazione del medico è di natura intellettuale e consiste in una obbligazione di mezzi, non di risultato: significa che il medico non può garantire la guarigione, ma deve comunque impegnarsi al massimo per preservare la salute del paziente, adottando le terapie e gli interventi che offrono le maggiori probabilità di successo.

Per questo motivo occorre sempre dimostrare, da parte del paziente leso, che l’evento negativo, come la mancata guarigione, è stato provocato con dolo o per colpa dei sanitari curanti, ad esempio omettendo una diagnosi tempestiva, un intervento chirurgico o le cure necessarie in relazione al caso esaminato dal medico.

Responsabilità medica per tumore non diagnosticato

Molte volte gli errori clinici vengono commessi a monte, come nel caso dell’errata o non tempestiva diagnosi della patologia tumorale che il paziente visitato presenta e che avrebbe dovuto essere riconosciuta in base alla sintomatologia ed anche sottoponendolo agli opportuni esami di approfondimento, come le analisi, i prelievi istologici, le radiografie o le risonanze magnetiche.

Il danno da omessa o tardiva diagnosi è risarcibile anche quando il medico ha sbagliato a valutare o ad interpretare gli esiti dei test diagnostici e degli esami compiuti. Questo errore preclude la possibilità di prestare cure tempestive al paziente malato di tumore e può comportare la necessità di interventi chirurgici invasivi, che avrebbero potuto essere evitati con una diagnosi esatta e precoce.

I casi concreti decisi dalla giurisprudenza recente della Corte di Cassazione in senso favorevole al paziente sono numerosi: ad esempio, c’è il carcinoma che sfugge alla mammografia [2] o la diagnosi sbagliata sugli esiti di una Tac [3].

Medico ritarda la guarigione del paziente: responsabilità

Una nuova sentenza della Sezione penale della Corte di Cassazione [4] ha condannato, per il reato di lesioni personali colpose, un medico che aveva ritardato la guarigione del paziente. Si trattava di un chirurgo oncologico che aveva agito in modo imprudente e con imperizia, costringendo una paziente affetta da un tumore al seno a sottoporsi ad un terzo intervento chirurgico di asportazione, in quanto i due precedenti che aveva eseguito non erano stati risolutivi. In particolare, il chirurgo in questione non aveva proceduto con l’ago aspirato e non aveva eseguito l’esame istologico intraoperatorio.

Accertate queste circostanze, la Suprema Corte ha, perciò, affermato che «integra il reato di lesioni colpose la condotta anti doverosa del sanitario che determini l’aumento del periodo di tempo necessario alla guarigione o alla stabilizzazione dello stato di salute del paziente».

Approfondimenti


note

[1] L. n. 24/2017 e Art. 590 sexies Cod. pen. “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”.

[2] Cass. ord. n. 4652/2021.

[3] Cass. sent. n. 4063/2021.

[4] Cass. sent. n. 8613 del 15.03.2022.


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