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Cos’è la comunione de residuo dei coniugi

16 Marzo 2022
Cos’è la comunione de residuo dei coniugi

Differenza tra comunione immediata e de residuo: quali beni entrano in comunione tra marito e moglie e quali invece vanno divisi solo in caso di separazione e divorzio.

Il latino è stata una lingua quasi perfetta perché, con una o poche parole, riusciva a rendere concetti assai complessi. Ecco perché di essa si valgono tutt’oggi gli avvocati e i giudici. Ad esempio, quando si parla di separazione e divorzio, spesso ricorre il termine “comunione de residuo”. Cos’è la comunione de residuo dei coniugi? Per comprenderlo dobbiamo fare alcune importanti premesse.

Cos’è la comunione tra coniugi?

Nel momento in cui due persone si sposano entrano automaticamente nel regime della comunione legale dei beni, salvo che non dichiarino di optare per la separazione (dichiarazione da fare al parroco o al sindaco, a seconda dei casi, e che viene poi annotata sull’atto di matrimonio).

Con la comunione si ha che tutti i beni acquistati durante il matrimonio, indipendentemente da chi abbia sostenuto la spesa, appartengono in pari misura a entrambi i coniugi. In pratica, detti beni sono per metà quota della moglie e l’altra metà quota del marito: tali quote non possono essere vendute a terzi.

Dalla comunione restano esclusi alcuni beni che pertanto, pur se acquisiti dopo le nozze, restano di proprietà del singolo coniuge; tra questi i beni ricevuti in donazione, in testamento, i beni per uso personale o professionale, il frutto di risarcimento del danno o i beni acquistati con la vendita di quelli appena elencati.

Come funziona la comunione?

Essendo i beni che ricadono nella comunione di entrambi i coniugi, ciascuno di questi può utilizzarli e ha diritto ad amministrarli, con decisioni che devono quindi essere prese di comune accordo. In caso di disaccordo ci si rivolge al giudice.

Nel momento in cui la coppia si separa, il giudice scioglie la comunione e i beni vengono divisi in quote uguali, se divisibili (si pensi a un conto corrente). Se sono indivisibili bisognerà procedere o alla vendita, con spartizione del ricavato, oppure all’assegnazione a un solo coniuge il quale liquiderà all’altro la metà del valore di mercato.

Cos’è la comunione de residuo?

Vi sono alcuni beni che non entrano nella comunione dei coniugi finché marito e moglie restano sposati ma che vanno divisi non appena questi decidono di separarsi. In questo caso, si parla di comunione de residuo.

Possiamo così tracciare la differenza tra comunione immediata e comunione de residuo:

  • entrano a far parte della comunione immediata e attuale, di cui ciascuno dei due coniugi è contitolare con l’altro a parità di quota, gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio;
  • entrano a far parte della comunione de residuo, che si costituisce solo allo scioglimento della comunione legale, quei beni che restano di proprietà esclusiva di ciascuno dei coniugi fino al momento di scioglimento della comunione, quando divengono di proprietà comune per la parte in cui non sono stati consumati.

Quali sono i beni che rientrano nella comunione de residuo?

Rientrano nella comunione de residuo, ossia divengono comuni solo se, allo scioglimento della comunione legale, non siano stati consumati:

  • i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi (retribuzione e indennità percepite a titolo di corrispettivo di lavoro subordinato; redditi da lavoro autonomo anche se occasionali; redditi derivanti da rapporti di collaborazione). In buona sostanza, se lo stipendio di ciascun coniuge è di proprietà di quest’ultimo che pertanto ne può fare ciò che vuole (spendendolo o meno), l’eventuale somma risparmiata e magari depositata in banca alla data della separazione andrà divisa tra marito e moglie;
  • i frutti (naturali e civili) dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • gli utili connessi alle partecipazioni in snc, a quelle di accomandatario in Sas e in Sapa, considerabili quali proventi dell’attività separata;
  • i beni destinati all’esercizio dell’impresa costituita e gestita da uno solo dei coniugi dopo il matrimonio, anche qualora l’impresa sia gestita attraverso partecipazioni in Snc, quelle di accomandatario in Sas e in Sapa. Sono beni destinati all’esercizio dell’impresa quelli che risultano investiti nell’attività d’impresa e quelli accantonati per esservi destinati;
  • gli incrementi dell’impresa costituita prima del matrimonio e gestita da uno solo dei coniugi, anche qualora l’impresa sia gestita attraverso partecipazioni in società in nome collettivo, quelle di accomandatario in società in accomandita semplice e in società in accomandita per azioni. Gli incrementi dell’impresa sono i miglioramenti, le addizioni, gli accantonamenti di utili o l’investimento degli stessi, intervenuti tra il momento del matrimonio e il momento dello scioglimento della comunione.

Le somme liquidate ai testimoni di giustizia dal ministero dell’Interno non hanno natura risarcitoria ed entrano pertanto nella comunione legale dei beni e nel conto cointestato tra i coniugi.



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