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Come evitare l’ingresso del bene in comunione

16 Marzo 2022
Come evitare l’ingresso del bene in comunione

Come fare in modo di non dividere la proprietà di una casa o di un terreno con la moglie o il marito in caso di comunione dei beni.

Quando marito e moglie si sposano e optano per il regime della comunione legale dei beni, tutto ciò che viene acquistato dall’uno o dall’altro durante il matrimonio diventa di proprietà comune, in modo automatico e senza bisogno di dichiarazioni o di cointestazioni formali. È il cosiddetto «coacquisto». Tuttavia, l’articolo 179 del Codice civile spiega come evitare l’ingresso del bene in comunione. Di tanto parleremo meglio in questo breve articolo che potrà tornare utile a quanti, pur non volendo sterzare per il regime di separazione dei beni, preferiscono mantenere la proprietà esclusiva su determinati cespiti come, ad esempio, una casa, un terreno e così via.

Ma procediamo con ordine e vediamo come evitare che un bene entri in comunione col coniuge.

Cosa entra nella comunione dei beni?

Tutti i beni acquistati, insieme o separatamente dai coniugi, durante il matrimonio, entrano, in via automatica, nella comunione legale e diventano, quindi, di proprietà di entrambi i coniugi, per quote uguali. Ciò vale anche per i beni destinati a bisogni estranei a quelli della famiglia o se il prezzo sia stato pagato, in via esclusiva o prevalente, con i proventi dell’attività separata di uno dei coniugi.

Non entrano mai nella comunione i beni ricevuti, anche dopo il matrimonio, a titolo di donazione o successione ereditaria, i beni personali, il denaro ricavato dalla vendita di beni personali, i beni che servono all’esercizio della professione.

Quali beni possono essere esclusi dalla comunione legale dei coniugi?

Si possono escludere dalla comunione dei beni solo:

  • i beni immobili come ad esempio una casa, un terreno, ecc.;
  • i beni mobili registrati come, ad esempio, un’auto, una moto, una barca, ecc.

Non è quindi possibile escludere dalla comunione i beni mobili e il denaro. Il denaro che però è frutto dell’attività lavorativa di uno dei due coniugi non cade in comunione finché la coppia è sposata (per cui il titolare ne può fare ciò che vuole, spendendolo o risparmiandolo), ma in caso di separazione o divorzio andrà diviso in quote uguali tra i due ex.

Come evitare che un bene entri in comunione legale tra coniugi?

Per evitare che un bene acquistato dopo il matrimonio da uno dei due coniugi cada in comunione è necessario che:

  • si tratti di un bene personale;
  • all’atto di acquisto partecipi il coniuge non acquirente, manifestando il proprio consenso all’esclusione dell’acquisto stesso dalla comunione.

La dichiarazione resa nell’atto dal coniuge non acquirente in ordine alla natura personale del bene, si pone come condizione necessaria ma non sufficiente per l’esclusione del bene dalla comunione. È necessario infatti anche il concorde riconoscimento da parte dei coniugi della natura personale del bene.

Si possono escludere dalla comunione beni non personali?

Si è discusso sulla possibilità di escludere dall’ingresso in comunione beni che non abbiano realmente natura personale quando vi sia la volontà dei coniugi di rifiutare il coacquisto. Se un tempo la Cassazione aveva offerto risposta positiva [1], oggi sembra aver cambiato idea. Dunque, presupposto essenziale per escludere l’applicazione del regime della comunione legale sarebbe la sussistenza della natura personale del bene acquistato e ciò anche in relazione al fatto che le norme sulla comunione legale non sono derogabili e che i diritti che esse proteggono sono indisponibili [2].

Conseguentemente, il coniuge non acquirente di un immobile può proporre la domanda di accertamento della comunione legale anche rispetto a quel bene che sia stato acquistato come personale dall’altro coniuge. Non è un impedimento il fatto che il primo fosse intervenuto nel contratto per aderire alla dichiarazione di esclusione dalla comunione, in quanto l’unico presupposto sostanziale dell’esclusione dal regime della comunione è la natura personale del bene. In ogni caso, il sopravvenuto accertamento della comunione legale tra i coniugi non è opponibile al terzo acquirente di buona fede che abbia trascritto il proprio atto di acquisto prima della domanda di annullamento del contratto promossa dal coniuge non acquirente.


note

[1] Cass. 2.6.1989, n. 2688.

[2] Cass. Sez. Un. 24.3.2009, n. 7035.


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