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Una sentenza può essere annullata?

16 Marzo 2022
Una sentenza può essere annullata?

Come revocare una sentenza: l’appello, il ricorso per Cassazione, la revocazione e l’opposizione di terzo.

Perdere non piace a nessuno, specie quando implica conseguenze economiche. È quel che succede spesso in tribunale quando, alla sconfitta, si accompagna anche la condanna al pagamento delle spese processuali. Di qui il legittimo tentativo, ad opera della parte soccombente, di annullare la sentenza e ottenere un rovesciamento delle sorti del processo. Ma una sentenza può essere annullata? In quali casi si può far revocare una sentenza? Di tanto ci occuperemo qui di seguito. Pur non volendo fornire una guida tecnica in materia di procedura civile, forniremo alcune considerazioni pratiche che potranno aiutare chi non ha molta praticità di tribunali. 

Quando si può annullare una sentenza?

Partiamo subito col dire che una sentenza può essere annullata solo da un’altra sentenza. In altre parole, per revocare la decisione di u giudice è necessario ricorre di nuovo ad un altro giudice, superiore al primo. Ma poiché questo, se ripetuto all’infinito, porterebbe alla totale incertezza dei rapporti giuridici, la legge consente la revisione delle sentenze solo in alcune specifiche ipotesi ed entro limiti di tempo molto ristretti. Se tali termini vengono superati, la sentenza, per quanto ingiusta o sbagliata possa apparire, non può più essere cancellata.

A chi rivolgersi per far annullare una sentenza?

Una volta che una quesitone è stata sottoposta a un giudice non ci si può rivolgere allo stesso giudice o a uno di pari competenza per far rivedere la decisione. Lo si può fare solo in materia di famiglia e figli (ad esempio con le decisioni in materia di mantenimento e affidamento), ma solo a condizione che sopraggiungano elementi nuovi e imprevedibili rispetto alla precedente decisione. 

Dunque gli unici modi per far annullare la sentenza sono i cosiddetti mezzi di impugnazione, quelli cioè rivolti a ottenere una revisione della stessa, da parte di un giudice di grado superiore.

Questi mezzi di revisione sono:

  • l’appello;
  • il ricorso per Cassazione;
  • la revisione;
  • l’opposizione di terzo.

L’appello

L’appello consente di rimettere la valutazione della decisione a un giudice di grado superiore rispetto al precedente. Ecco perché si parla di «sentenza di secondo grado», per contrapporla appunto a quella di «primo grado». 

Con l’appello, il giudice rivede tutto il giudizio: dalle prove all’interpretazione delle norme. Sicché la seconda sentenza – sia essa di accoglimento o di rigetto dell’appello – si sostituisce integralmente alla prima. 

Per fare appello bisogna spiegare quali sono i vizi della sentenza impugnata, ma non c’è alcun vincolo al tipo di contestazioni da sollevare: possono cioè essere di qualsiasi tipo (forma, sostanza, ecc.).

L’appello va intrapreso entro 30 giorni da quando la sentenza di primo grado è stata notificata al proprio difensore; entro 6 mesi invece (dal deposito in cancelleria) se tale sentenza non è mai stata notificata. A tal fine il periodo che va dal 1° al 31 agosto non si calcola. Se decorrono i termini per l’appello, la sentenza di primo grado non può più essere annullata. 

Per proporre appello bisogna sempre avvalersi di un avvocato, anche diverso da quello che ha gestito il precedente grado (regola che vale per tutti i mezzi di impugnazione). 

L’appello può rivedere sia la condanna principale che quella alle spese processuali. 

In prima udienza il giudice può pronunciarsi – su richiesta della parte appellante – sulla sospensione dell’efficacia della sentenza impugnata, in modo che il relativo creditore non agisca con un pignoramento prima del termine del secondo grado. 

In appello non possono essere formulate nuove domande o eccezioni che non sono state presentate in primo grado. Questo perché altrimenti su di esse si avrebbe un solo grado di giudizio.

Stesso discorso per le prove: non si possono presentare in appello nuove prove a meno che non si dimostri di essere stati nell’oggettiva e incolpevole possibilità di procurarsele prima. Ma il giudice d’appello può ammettere prove che il giudice di primo grado non aveva ammesso, sempre che la parte abbia reiterato la richiesta all’atto della precisazione delle conclusioni del precedente giudizio.

Il ricorso per Cassazione

Anche il ricorso per Cassazione, comunemente chiamato «terzo grado di giudizio» serve per annullare la sentenza che si ritiene ingiusta. In questo caso il ricorso si propone contro la sentenza di appello. A proporlo quindi è chi ha perso in secondo grado, anche se si tratta della stessa parte che aveva già perso in primo.

A differenza dell’appello, il ricorso per Cassazione non può essere presentato per qualsiasi contestazione nei confronti della sentenza di secondo grado ma solo per i vizi indicati espressamente dalla legge. Semplificando, si deve trattare di vizi di procedura oppure di errata interpretazione della legge o di un difetto di motivazione. Non è possibile quindi richiedere alla Cassazione – così come invece in appello – una revisione dell’intero giudizio, quindi una terza valutazione delle prove e dei fatti. 

Si dice pertanto che la Cassazione è un mezzo di impugnazione a “critica vincolata”. Il relativo giudizio non involge nuovamente i fatti ma l’interpretazione e la corretta applicazione della legge. 

Per presentare il ricorso in Cassazione ci sono 60 giorni dalla notifica della sentenza o, in mancanza di notifica, 6 mesi dal deposito in cancelleria.

La revocazione ordinaria

La revocazione è un mezzo di impugnazione eccezionale che si propone per i soli motivi tassativamente indicati ossia in presenza di circostanze che, se fossero state conosciute dal giudice, avrebbero portato a un suo diverso giudizio.

La revocazione si dice «ordinaria» quando proposta per:

  • errore di fatto (anche materiale o di calcolo in alcuni casi);
  • contrarietà a precedente giudicato (ossia a una sentenza definitiva).

L’errore si manifesta come un contrasto tra la realtà oggettiva e quella posta a fondamento della decisione, ossia tra due diverse rappresentazioni dello stesso elemento emergenti l’una dalla sentenza impugnata l’altra dagli atti processuali.

L’errore deve consistere in una errata percezione del fatto o in una svista di carattere materiale, per omissione o sbaglio di lettura, tale da avere indotto il giudice a supporre l’esistenza di un fatto la cui verità era esclusa in modo incontrovertibile o a considerare inesistente un fatto accertato in modo pacifico (errore ostativo o percettivo). L’errore deve essere poi «decisivo»: se non ci fosse stato, la decisione sarebbe stata diversa; deve esserci cioè un rapporto di causa-effetto tra l’erronea percezione del giudice e la sentenza.

In generale la revocazione ordinaria si deve proporre entro il termine di 30 giorni (art. 325 c. 1 c.p.c.) che decorre dalla notifica della sentenza. In mancanza di notificazione è possibile promuovere la revocazione entro 6 mesi (termine lungo) dalla pubblicazione della sentenza. Decorso il termine l’impugnazione non può più proporsi.

La revocazione straordinaria

La revocatoria si dice «straordinaria» quando proposta per: 

  • dolo di una delle parti;
  • falsità della prova;
  • ritrovamento di documenti decisivi;
  • dolo del giudice.

Il dolo rilevante ai fini della revocazione consiste in una macchinazione fraudolenta, in un artificio o raggiro diretto e idoneo a paralizzare la difesa della controparte e a impedire al giudice di accertare la verità, mediante il travisamento dei fatti e della situazione reale.

Il termine perentorio per proporre revocazione straordinaria è di 30 giorni decorrente:

  • in caso di dolo di una parte: dalla scoperta del dolo;
  • in caso di falsità della prova: dalla scoperta della falsità;
  • in caso di ritrovamento di documenti decisivi: dal giorno in cui è stato recuperato il documento, ossia quando la parte ha avuto notizia dell’esistenza del documento decisivo e non dalla data di materiale apprensione dello stesso;
  • in caso di dolo del giudice: dal passaggio in giudicato della sentenza che ha accertato il dolo. 

Opposizione di terzo

Potrebbe succedere che una sentenza pregiudichi i diritti di terzi. Si pensi ad esempio a una causa relativa alla proprietà di un immobile contesa tra Tizio e Caio che non tenga però conto che il bene era anche di proprietà di Sempronio. ˆ

Finché il processo è in corso, i terzi possono solo intervenire nel giudizio, anche in appello, quando ricorrono le condizioni di legge (v. n. 4820). Se invece la causa è già stata decisa con una sentenza che produce effetti anche nei loro confronti, essi possono fare opposizione di terzo.

Si tratta di un mezzo di impugnazione eccezionale in quanto finalizzato a risolvere i casi in cui i terzi sono pregiudicati da una sentenza pronunciata tra altri soggetti, in forza degli effetti indiretti della sua esecutività o del suo giudicato.

I tipi di opposizione sono due, tassativamente previsti dalla legge (dall’art. 404 c.p.c.):

  • quella ordinaria, in forza della quale il terzo impugna una sentenza che contiene disposizioni che contrastano con un suo diritto la cui tutela è incompatibile con la situazione giuridica risultante dalla sentenza stessa;
  • quella revocatoria, in forza della quale gli aventi causa e i creditori di una delle parti del precedente giudizio impugnano la sentenza che sia stata l’effetto di dolo o collusione in loro danno.

L’opposizione ordinaria non è soggetta ad alcun termine.

L’opposizione revocatoria deve essere proposta entro 30 giorni dalla data in cui è stato scoperto il dolo o la collusione delle parti. Il termine decorre dall’effettiva e concreta scoperta del comportamento fraudolento di una o di entrambe le parti.  



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1 Commento

  1. Il mio caso si riferisce ad una ordinanza del Gip.
    Negazione di giustizia e travisamento atti e fatti.
    Chiesta revisione più volte alla stesso Tribunale e al Tribunale del capoluogo Pg.
    Nessuno ha mai data risposta e motivazioni.

    Sposto denuncia a carico di PM E GIP presso il Tribunale competente.
    Ormai oltre un anno fa.
    Solleciti almeno per conoscere i riferimenti ex 335 cpp

    Silenzio.

    Dove sta l’errore?

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