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Articolo 108 Costituzione: spiegazione e commento

17 Marzo 2022
Articolo 108 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 108 sulle regole che compongono l’ordinamento giuridico e sull’indipendenza delle giurisdizioni speciali.

Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.

La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.

Le norme sull’ordinamento giudiziario

L’articolo 108 della Costituzione delega al Parlamento l’approvazione delle leggi che compongono l’ordinamento giudiziario, vale a dire l’insieme delle regole che riguardano la magistratura e i suoi organi e che ne assicurano l’indipendenza e l’autonomia. In questo modo, si evita che il Governo di turno possa prendere dei provvedimenti in grado di condizionare in qualche modo l’attività dei giudici.

Nel passaggio in cui si legge che le norme «sono stabilite con legge», il costituente intende la legge ordinaria e non quella costituzionale o rinforzata. Non ci vogliono, in altre parole, delle procedure parlamentari particolari per approvare le norme che saranno inserite nell’ordinamento giuridico in caso di eventuali modifiche.

Cambiamenti come quelli approvati dal Governo presieduto da Mario Draghi e che compongono la cosiddetta «riforma Cartabia», l’ultima riguardante l’ordinamento giuridico italiano, che prende il nome della ministra della Giustizia Marta Cartabia e che non è stata molto gradita dal Consiglio superiore della Magistratura.

Più in generale, dunque, l’articolo 108 della Costituzione stabilisce il principio della riserva di legge sull’ordinamento giudiziario per ribadire e garantire l’indipendenza della magistratura da altri poteri (in particolare da quello esecutivo) e per tutelare sia i giudici ordinari sia quelli speciali. Tuttavia, la Corte costituzionale ha dichiarato legittimi gli interventi discrezionali del Consiglio superiore della magistratura, purché non intacchino l’indipendenza e l’autonomia dei giudici.

Va precisato che la riserva di legge è esclusivamente statale, anche se le Regioni, in base a quanto disposto dall’articolo 116 della Costituzione, hanno dei poteri che riguardano la sola organizzazione dell’attività dei giudici di pace.

L’indipendenza delle giurisdizioni speciali

Gli articoli 102 e 103 della Costituzione parlano delle giurisdizioni speciali che la Carta ha mantenuto, pur con le dovute modifiche, dai tempi del fascismo: il Consiglio di Stato, la Corte dei conti e i Tribunali dei ministri. L’articolo 108 della Costituzione garantisce la loro indipendenza e allarga questa tutela ai pubblici ministeri e a coloro che partecipano all’amministrazione della giustizia pur non essendo dei magistrati.

Vale la pena fare un appunto su quest’ultimo aspetto, cioè sul fatto che anche chi non è magistrato può amministrare giustizia. Ci si riferisce ai cittadini che possiedono i requisiti di «moralità, professionalità e affidabilità» idonei per poter integrare alcuni collegi come la Corte d’assise, le sezioni specializzate presso i tribunali ordinari o minorili oppure per essere di supporto ai giudici sulla valutazione dei fatti, come il caso dei periti.

Riconoscendo il loro ruolo nell’amministrazione della giustizia, la Costituzione evita la corporativizzazione della magistratura. Che cosa vuol dire? Significa che il costituente ha voluto impedire che la funzione giudiziaria sia di esclusivo e ristretto compito dei magistrati ma che anche un normale cittadino, sempre che possieda i citati requisiti, possa esercitare una funzione che gli appartiene in quanto membro del popolo sovrano, vero titolare dei poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo.

In altre parole, la Costituzione traduce in pratica il sacrosanto principio secondo cui il potere appartiene al popolo. E così come un cittadino può aspirare a svolgere la funzione legislativa ed esecutiva senza particolari titoli universitari (non mancano i parlamentari o i ministri che si sono fermati al diploma), deve avere anche la possibilità di esercitare la funzione giudiziaria, attraverso i meccanismi e secondo le condizioni previsti dalle norme costituzionali.



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