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Multa senza indicazione della norma violata

16 Marzo 2022
Multa senza indicazione della norma violata

È nullo il verbale privo di indicazione dell’articolo del codice della strada oggetto di trasgressione o con un errore nell’indicazione dello stesso?

Un nostro lettore ha ricevuto una multa senza indicazione della norma violata: i verbalizzanti hanno cioè dimenticato di sbarrare la casella prestampata ove veniva riportata la norma del codice della strada oggetto della trasgressione. Ci viene pertanto chiesto se tale omissione possa giustificare un ricorso e l’annullamento del verbale. 

La giurisprudenza ha sempre detto che i vizi di forma del verbale di accertamento di infrazione al codice della strada determinano la nullità dello stesso solo se sono talmente gravi da pregiudicare il diritto di difesa dell’automobilista. Pertanto, laddove un semplice errore materiale non comprometta tale possibilità un eventuale ricorso verrebbe verosimilmente rigettato. 

Si tratta quindi di capire se l’omessa indicazione della norma del codice della strada violata dal conducente possa pregiudicare la sua possibilità di presentare opposizione contro la contravvenzione. La risposta non può che essere affermativa. E difatti è proprio dalla norma violata che dipende il contenuto del ricorso. Se l’automobilista non conosce l’addebito che gli viene mosso non può certo difendersi. 

In verità la Cassazione ha altresì detto [1] che, se anche nel verbale manca l’indicazione dell’articolo del codice della strada violato, ma il comportamento contestato al conducente viene descritto in modo preciso dagli agenti all’interno del verbale stesso, la multa si può ugualmente considerare valida. 

Riportiamo le esatte parole della Corte: «l’indicazione nel verbale di contestazione dell’articolo…senza specificazione del testo normativo di appartenenza (d.lgs. n. 285 del 1992) non era lesiva del diritto di difesa dell’opponente, in quanto si desumeva agevolmente dalla intitolazione del verbale stesso, recante “violazione delle norme del codice della strada”, e dalla descrizione del fatto…” (sussumibile nella fattispecie prevista dell’art. 157, comma 6)».

Quando invece non c’è un’omissione nell’indicazione della norma ma un errore (ossia l’indicazione di una norma diversa da quella effettivamente trasgredita), allora le cose vanno diversamente. La Cassazione, in ipotesi del genere, opera un distinguo [2]: secondo i giudici non comporta nullità l’avere riportato nel verbale di contestazione un testo di legge diverso da quello violato, ove l’interessato sia stato posto in condizione di conoscere adeguatamente il fatto ascrittogli e dunque di esercitare il diritto di difesa.

Di qui il principio affermato dalla Suprema Corte: «nel verbale di contestazione di una infrazione al codice della strada, l’erronea indicazione della condotta addebitata al conducente del veicolo non determina l’invalidità dell’atto sempre che, l’errata indicazione della norma violata, non abbia comportato un pregiudizio per il diritto di difesa del trasgressore» [3]. 

Per esempio, se il conducente, trovato senza cinture di sicurezza, viene multato per guida pericolosa ma successivamente presenta ricorso contro la sanzione deducendo di aver indossato le cinture, e a tal fine, cita in giudizio alcuni testimoni, non sta facendo altro che ammettere di aver avuto contezza dell’infrazione contestatagli e di essersi potuto difendere, come del resto ha fatto. Il suo comportamento quindi è una tacita ammissione che alcuna lesione al suo diritto di difesa c’è stata. Dunque, in un’ipotesi del genere, la multa resta valida. 

Una connotazione spesso sollevata è quella relativa all’omessa firma del verbale. Sul punto però è bene ricordare che, ad oggi, la firma autografa è sostituita, a tutti gli effetti, dall’indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile dell’atto; pertanto, la notifica del verbale di accertamento privo della sottoscrizione autografa degli accertatori deve ritenersi legittima se il verbale risulta redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati.

Anche l’assenza del numero civico in prossimità del quale è stata commessa l’infrazione non può considerarsi motivo di nullità della multa se non si tratta di una strada particolarmente lunga (come ad esempio la Cassia, la Flaminia, ecc. che attraversano a volte più Regioni). La Cassazione a riguardo [4] ha detto che il verbale di contestazione dell’infrazione deve contenere gli estremi dettagliati e precisi della violazione [5] con riguardo al “giorno, ora e località” (prescrizioni dirette entrambe a garantire l’esercizio del contraddittorio da parte del presunto contravventore). Ove sia stata indicata nel verbale la strada, è priva di fondamento la contestazione relativa alla mancata indicazione del numero civico, non confortata dalla prova, relativa alle caratteristiche del luogo e al sito esatto in cui il veicolo si trovava, atta a escludere che fosse stata commessa l’infrazione. Infatti, poiché l’infrazione deve essere contestata in breve periodo di tempo, entro il quale può aversi ancora un collegamento mnemonico con il fatto ascritto, il soggetto è in grado, anche con la semplice indicazione della via, di sostenere e provare che la sua vettura non si trovava affatto in detta località, ovvero che si trovava in un settore nel quale non vigeva il divieto contestato, con conseguente tutela del suo diritto di difesa.


note

[1] Cass. sent. n. 1930/2018.

[2] Cass. sent. n. 2201/2008.

[3] Cass. sent. n. 8885/2009.

[4] Cass. sent. n. 17022/2016.

[5] A norma dell’articolo 201 del codice della strada, come ribadito dall’articolo 383, comma 1, del relativo regolamento di esecuzione.

Autore immagine: depositphotos.com


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