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Articolo 110 Costituzione: spiegazione e commento

18 Marzo 2022
Articolo 110 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 110 sulle competenze del Guardasigilli nell’organizzazione e nella gestione dei servizi giudiziari.

Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al ministro della Giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Il rapporto tra giustizia e potere amministrativo

L’articolo 110 della Costituzione sancisce il rapporto tra la giustizia ed il potere amministrativo e distingue le competenze del Consiglio superiore della magistratura e del ministero della Giustizia. In pratica, questa norma mette dei «paletti» che il Guardasigilli, cioè il ministro della Giustizia, non può superare per non invadere il territorio del Csm.

Non a caso, l’articolo parte con una premessa: «Ferme restando le competenze del Consiglio superiore della magistratura». Quasi a rimarcare che non bisogna dimenticare il ruolo di garante del Csm nella tutela dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati. Ma anche per ricordare che, a differenza di quanto accadeva in passato, molte delle funzioni che aveva il ministero della Giustizia adesso, grazie alla Costituzione, sono nelle mani del Csm. Oggi si riassumerebbe questo concetto con un’espressione molto popolare: «Patti chiari, amicizia lunga».

Questi patti chiari prevedono che il Guardasigilli mantenga alcuni compiti residuali rispetto a quelli del Consiglio superiore ma non per questo meno importanti. Al Ministero, infatti, spettano l’organizzazione ed il funzionamento dei servizi giudiziari, nonché la possibilità di promuovere delle azioni disciplinari nei confronti dei magistrati che, a parer suo, hanno volato le regole dell’ordinamento. E, come si vede anche nell’articolo 107 della Costituzione, in fatto di azioni disciplinari il Ministero propone ma non dispone: l’ultima decisione, infatti, spetta al Csm.

Il ministro può anche concordare con il Consiglio superiore della magistratura la nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari, in modo da rendere più efficace il funzionamento della macchina amministrativa. Tuttavia, in caso di controversie tra i due organi, cioè tra il Ministero e il Csm, è quest’ultimo a dire l’ultima parola, con atto motivato. Il concetto è sempre quello: la tutela dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura.

Al Guardasigilli spetta il controllo del funzionamento degli uffici giudiziari e può, se lo ritiene opportuno, disporre delle ispezioni per risolvere eventuali perplessità in merito. Sempre che si lasci al giudice la possibilità di verificare lo scopo dell’ispezione e di accertare che il controllo in atto non interferisca con lo svolgimento dei processi in corso.

Viceversa, il Consiglio superiore della magistratura può esprimere un parere al Ministero su un disegno di legge che riguarda l’ordinamento giudiziario.

In sintesi, dunque, l’articolo 110 della Costituzione delimita l’area entro la quale può operare il ministero della Giustizia: deve attenersi ai provvedimenti che hanno a che fare con il personale delle cancellerie e delle segreterie, con gli uffici e le circoscrizioni giudiziarie, con gli arredi, con i locali. Deve, insomma, procurare tutti i mezzi che occorrono affinché possa essere svolta la funzione giudiziaria.

Rientrano nelle sue competenze anche l’efficienza numerica degli uffici, con l’assegnazione dei magistrati in base alle piante organiche, e l’attività ed il comportamento dei magistrati che, come abbiamo visto, possono essere oggetto di azione disciplinare proposta dal Guardasigilli al Csm.

In conclusione, l’articolo 110 rende il Guardasigilli l’unico ministro con rilievo costituzionale, poiché gli assegna il compito di prendersi cura dell’organizzazione e del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.



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