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Quali atti sono nulli senza il consenso del coniuge?

17 Marzo 2022
Quali atti sono nulli senza il consenso del coniuge?

Marito e moglie in comunione dei beni: cosa succede se uno dei due vende o regala uno dei beni mobili o immobili senza informare l’altro. 

Quando la coppia di sposi decide di optare per il regime della comunione legale, succede che tutti i beni – mobili o immobili – acquistati dopo il matrimonio sono di proprietà di entrambi. Ciò fa sì che gli atti di ordinaria amministrazione di tali beni spettano a ciascun coniuge, anche senza il consenso dell’altro. Al contrario la straordinaria amministrazione (come la vendita) devono avvenire di comune accordo. Nell’ipotesi però in cui l’uno agisca senza aver consultato l’altro che succede? Quali atti sono nulli senza il consenso del coniuge? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Per comprendere meglio la questione sarà bene pensare a una casa, di proprietà tanto del marito quanto della moglie perché in comunione dei beni, che però il primo abbia venduto senza il consenso della seconda. Che fine fa tale atto e cosa può fare il coniuge che sia stato estromesso da una decisione così importante? Ecco tutti i chiarimenti pratici. 

Quando il coniuge è libero di amministrare e gestire i beni senza il consenso dell’altro?

Dei beni che non rientrano nella comunione ciascun coniuge è libero di fare ciò che vuole e, quindi, di amministrarli, venderli, donarli e persino distruggerli senza che l’altro possa dire nulla. Vi rientrano i beni personali (ad esempio gli abiti, i gioielli), quelli necessari all’esercizio della professione (ad esempio una borsa, un computer), i beni ricevuti in donazione o in eredità da terzi anche se dopo il matrimonio, il denaro frutto di risarcimento del danno.

Anche il denaro frutto del proprio lavoro non rientra nella comunione finché la coppia resta sposata, sicché ciascun coniuge è libero di spenderlo o donarlo per come vuole. Tuttavia, in caso di separazione, l’eventuale denaro risparmiato e ancora nella disponibilità dei due coniugi andrà diviso in parti uguali. 

Sui beni invece che cadono in comunione – quelli cioè acquistati dopo il matrimonio, a prescindere da chi ne abbia pagato il prezzo – l’amministrazione ordinaria spetta al singolo coniuge, anche in questo caso senza necessità del consenso dell’altro. 

Nella categoria degli atti di ordinaria amministrazione andranno inclusi gli atti che presentino tutte e tre le seguenti caratteristiche:

  • siano oggettivamente utili alla conservazione del valore e dei caratteri oggettivi essenziali del patrimonio in questione;
  • abbiano un valore economico non particolarmente elevato in senso assoluto e soprattutto in relazione al valore totale del patrimonio medesimo;
  • comportino un margine di rischio concreto modesto in relazione alle caratteristiche del patrimonio predetto.

Quali atti sono nulli senza il consenso del coniuge? 

Necessitano invece sempre del consenso di entrambi i coniugi gli atti di straordinaria amministrazione sui soli beni ricadenti nella comunione legale. Ciò vale anche per la stipula dei contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento e la rappresentanza in giudizio per le relative azioni.

Se uno dei coniugi rifiuta il consenso per la stipulazione di un atto di straordinaria amministrazione o per gli altri atti per cui il consenso è richiesto, l’altro coniuge può rivolgersi al giudice per ottenere l’autorizzazione al compimento dell’atto stesso, nel caso in cui la stipulazione dell’atto è necessaria nell’interesse della famiglia o dell’azienda gestita da entrambi i coniugi e costituita dopo il matrimonio.

Che succede se un coniuge compie un atto senza il consenso dell’altro?

Gli atti di straordinaria amministrazione compiuti da un coniuge sui beni della comunione senza il necessario consenso dell’altro coniuge, e da questo non convalidati, sono: 

  • annullabili solo se riguardano beni immobili o beni mobili registrati
  • validi ed efficaci se riguardano tutti gli altri beni: ossia i mobili e le somme di denaro. Ma in tal caso, il coniuge che ha eseguito l’atto illegittimo è obbligato, su istanza del coniuge che non ha dato il consenso, a ricostituire la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell’atto e, qualora ciò non sia possibile, al pagamento dell’equivalente secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione della comunione.

Quanto invece all’azione di annullamento – che mira a eliminare l’atto e la sua efficacia – essa può essere proposta dal coniuge, il cui consenso era necessario, entro un anno dalla data in cui ha avuto conoscenza dell’atto e, in ogni caso, entro un anno dalla data di trascrizione. Se l’atto non sia stato trascritto e quando il coniuge non ne abbia avuto conoscenza prima dello scioglimento della comunione, l’azione non può essere proposta oltre l’anno dallo scioglimento stesso.

Il coniuge può convalidare l’atto di straordinaria amministrazione compiuto dall’altro e per il quale il primo non ha dato il necessario consenso. L’atto di convalida deve contenere:

  • la menzione del contratto annullabile;
  • la menzione del motivo di annullabilità;
  • la dichiarazione dell’intenzione di convalidarlo.

È possibile anche una convalida tacita.



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