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7 diritti sindacali dei lavoratori

17 Marzo 2022
7 diritti sindacali dei lavoratori

Diritti e libertà dei lavoratori dipendenti: le condotte antisindacali del datore di lavoro. 

Si chiamano diritti sindacali e rappresentano le libertà che la legge riconosce a ogni lavoratore di fondare, aderire e fare proselitismo in favore di un’organizzazione sindacale onde tutelare le proprie condizioni all’interno del luogo di lavoro. Per ogni diritto sindacale corrisponde un obbligo per il datore di lavoro. 

Vediamo quali sono i diritti sindacali dei lavoratori, almeno quelli principali. 

Diritto di affissione

Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre – in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità produttiva – pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie d’interesse sindacale e del lavoro.

Solo l’organizzazione sindacale firmataria del contratto di lavoro applicato in azienda è titolare del diritto di affissione. Lo stesso diritto non spetta ai singoli dipendenti o ai componenti della RSA o della RSU.

Il datore di lavoro è obbligato soltanto a predisporre appositi spazi per le affissioni, e non anche a munirli di bacheche o altre protezioni, né ove abbia discrezionalmente ritenuto di apprestare anche queste, a mantenerne l’integrità o a ricostruirle, ove esse siano state distrutte.

Assemblea dei lavoratori

il potere di convocare i lavoratori in assemblea – sia con riguardo all’intero organico sia con riferimento ad alcuni gruppi – spetta unicamente:

  • alle rappresentanze sindacali aziendali dell’unità produttiva, singolarmente o in maniera coordinata tra loro (RSA);
  • alle rappresentanze sindacali unitarie (RSU);
  • al singolo componente della rappresentanza sindacale unitaria.

Ad ogni lavoratore deve esser consentito di partecipare e discutere dei problemi di natura contrattuale e sindacale: deve considerarsi a tutti gli effetti esplicazione del principio di libertà di manifestazione del pensiero.

L’assemblea deve avere ad oggetto materie di interesse sindacale e del lavoro.

Riunioni di altra natura (ad esempio a scopo politico o ricreativo) sono legittime se non turbano il normale svolgimento delle attività aziendali.

Hanno diritto a partecipare tutti i lavoratori dell’unità produttiva, anche se non iscritti al sindacato promotore.

L’assemblea può riunirsi sia all’interno che all’esterno dell’azienda, con i soli limiti prescritti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Se la contrattazione collettiva stabilisce che, in caso di indisponibilità di idoneo locale aziendale, i responsabili sindacali delle unità produttive interessate devono congiuntamente individuare un locale adatto ad ospitare l’assemblea, è necessario indicare un luogo specifico.

Non esiste un obbligo a carico del datore di lavoro di porre a disposizione i locali, ma egli deve agire con spirito collaborativo. Se il datore provvede spontaneamente alla scelta di un locale, i lavoratori sono tenuti ad accettarlo e la scelta è definitiva purché i locali siano idonei all’uso.

Le assemblee possono tenersi anche durante l’orario di lavoro (dentro l’azienda), nei limiti di 10 ore annue (retribuite), oppure, senza limiti temporali, al di fuori dell’orario di lavoro.

Uso dei locali

Se l’unità produttiva occupa più di 200 dipendenti, il datore di lavoro deve porre permanentemente (e gratuitamente) a disposizione delle RSA/RSU un locale comune, sito all’interno dell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze, idoneo all’esercizio delle loro funzioni (ad esempio, per le riunioni degli organismi dirigenti, l’attività di segreteria, ecc.). La scelta di un locale esterno è subordinata all’indisponibilità di un idoneo locale all’interno dell’unità produttiva, e implica che l’accesso al locale esterno debba risultare comodo, senza dover prendere mezzi di trasporto e a distanza di cammino sufficientemente breve.

Il datore è obbligato a predisporre un solo locale, a prescindere dal numero delle rappresentanze sindacali presenti in azienda.

Il diritto di riunirsi nel locale messo a disposizione spetta in ogni momento, senza obbligo di preavviso o di darne notizia al datore di lavoro.

Se agli incontri devono partecipare estranei all’impresa è necessario ottenere il consenso preventivo dell’imprenditore.

L’imprenditore che non concede alle rappresentanze aziendali i locali previsti dalla legge, oppure che concede spazi inadeguati alla funzione o pone in essere atti di disturbo all’uso, è passibile della procedura prevista in caso di condotta antisindacale.

Referendum

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, per mezzo del quale tutti i lavoratori, anche non iscritti al sindacato, possono partecipare alle scelte riguardanti la materia sindacale.

Il datore deve consentire, nell’ambito aziendale ma (di norma) fuori dell’orario di lavoro, lo svolgimento di referendum tra i lavoratori, generali o per categoria, su materie inerenti le attività sindacali aziendali, con diritto di partecipazione di tutti i lavoratori dell’unità produttiva e/o della categoria particolarmente interessata. Ulteriori modalità per lo svolgimento del referendum possono essere stabilite dai contratti collettivi lavoro anche aziendali. Gli effetti del referendum, ossia l’approvazione o meno di una proposta delle rappresentanze sindacali, restano circoscritti all’interno del rapporto che lega i lavoratori alle organizzazioni sindacali.

il potere di indire il referendum spetta a tutte le rappresentanze sindacali aziendali, di norma congiuntamente (o alla rappresentanza sindacale unitaria). Ciò è necessario affinché scaturisca l’obbligo in capo al datore di lavoro di consentire lo svolgimento nell’ambito aziendale e fuori dell’orario di lavoro.

Sciopero

Il diritto di sciopero consiste nell’astensione di una pluralità di lavoratori dall’esecuzione della prestazione, con conseguente perdita della retribuzione per le ore o i giorni non lavorati, al fine di tutelare un proprio interesse di tipo collettivo. L’astensione totale o parziale dal lavoro deve essere collettivamente concordata, a prescindere da chi prende l’iniziativa della sua attuazione: ne deriva che, una volta concordato lo sciopero a livello collettivo, esso è lecito anche se poi ad aderire sono pochissimi lavoratori.

Le giornate di sciopero non sono retribuite.

È nullo qualsiasi patto o atto diretto a licenziare un lavoratore, discriminarlo nell’assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.

Sono antisindacali i comportamenti del datore di lavoro diretti ad impedire o limitare l’esercizio della libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero.

Nel rispetto dei normali limiti di liceità, l’esercizio del diritto di sciopero – espressosi attraverso l’astensione dal lavoro – non costituisce grave insubordinazione: ne consegue che il lavoratore non è passibile di applicazione di alcuna sanzione.

Lo sciopero è stato ritenuto legittimo ove attuato, oltre che per finalità legate a rivendicazioni e alle condizioni di lavoro, anche nei seguenti casi: 

  • per ottenere il rinnovo del contratto integrativo aziendale ormai scaduto;
  • per modificare in senso più favorevole ai lavoratori la disciplina delle anticipazioni del trattamento di fine rapporto;
  • per finalità eminentemente politiche.

Proselitismo

Ogni lavoratore ha il diritto di svolgere proselitismo sindacale all’interno dei luoghi di lavoro, non potendo però pregiudicare lo svolgimento dell’attività dell’impresa.

Egli può quindi effettuare propaganda verbale o a mezzo di volantinaggio, raccolta di contribuzione, incitamento allo sciopero, ecc. 

Divieto di trasferimento

Per il trasferimento dall’unità produttiva dei dirigenti delle RSA e dei componenti delle RSU, il datore di lavoro deve richiedere il nulla osta preventivo dell’associazione sindacale di appartenenza



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