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Articolo 112 Costituzione: spiegazione e commento

19 Marzo 2022
Articolo 112 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 112 sull’obbligo per il pubblico ministero di indagare sulle notizie di reato di cui viene a conoscenza.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

La figura del pubblico ministero

Per avere una «giustizia giusta» ci vuole una figura che proceda contro chi può avere commesso un reato, che svolga le indagini preliminari e che, raccolte le prove, le metta nelle mani di un giudice affinché si decida se rinviare a giudizio l’indagato o archiviare la pratica. Quella figura è il pubblico ministero, un organo designato dallo Stato per garantire il rispetto della legge e per valutare le eventuali azioni penali a carico di un cittadino. L’articolo 112 della Costituzione impone al pm di svolgere questa attività.

La funzione del pubblico ministero, dunque, è quella di esercitare l’azione penale che porterà – se il giudice per le indagini preliminari lo riterrà opportuno – al processo, durante il quale il pm ricoprirà il ruolo di pubblica accusa contro l’imputato. A lui spetta trovare le prove e sostenere in tribunale gli elementi di colpevolezza della persona portata alla sbarra.

Non bisogna dimenticare che il pubblico ministero, chiamato anche sostituto procuratore della Repubblica, è comunque un magistrato. Ciò significa che gode di indipendenza e di autonomia. È «sostituto» perché dipende gerarchicamente dal Procuratore della Repubblica, il quale può intervenire (con motivazione formale) sulle attività giudiziarie svolte dal pm.

L’obbligo dell’azione penale

Si pensi per un attimo ad un pubblico ministero che viene a conoscenza di una notizia di reato: che succederebbe se, arbitrariamente, decidesse di non accertare l’esistenza reale del delitto? Oppure se ricevesse una telefonata da qualcuno con un certo potere che chiedesse di lasciar perdere eventuali indagini su un determinato soggetto? La risposta è fin troppo evidente: non si potrebbe parlare di una giustizia che mette sullo stesso piano tutti i cittadini.

Per evitare situazioni come queste, l’articolo 112 della Costituzione impone al pubblico ministero di svolgere l’azione penale, cioè di indagare quando riceve una notizia di fatti che possono ipotizzare l’esistenza di un reato. Chiunque sia la persona sospettata di avere commesso un delitto, senza alcun tipo di favoritismi, deve finire sotto indagine. Il pubblico ministero coordinerà il lavoro della polizia giudiziaria nella raccolta delle prove e, una volta concluso, dovrà formulare un’accusa nei confronti dell’indagato chiedendo al giudice la celebrazione di un processo.

Ciò non vuol dire che il pubblico ministero ha il potere di rinviare a giudizio la persona sulla quale ha svolto le sue indagini: le prove raccolte devono essere sottoposte al giudice dell’udienza preliminare (chiamato anche gup) affinché sia lui, per competenza, a decidere per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione nel caso in cui non ci siano sufficienti elementi a dimostrare l’esistenza del reato o le responsabilità dell’indagato.

L’azione penale del pubblico ministero, oltre ad essere obbligatoria, è anche pubblica (spetta solo allo Stato tramite il pm) e irretrattabile. Significa che, una volta avviata, il pubblico ministero non può decidere di tornare indietro e di chiedere l’archiviazione. Se ritiene che la notizia di reato sia infondata o che gli autori del delitto siano rimasti ignoti, dovrà chiedere eventualmente l’archiviazione al giudice per le indagini preliminari (il cosiddetto gip) che deciderà se chiudere il caso oppure portarlo fino in fondo, in disaccordo con il pm.

La regola, però, ha la sua eccezione e riguarda la possibilità per il pubblico ministero di esercitare l’azione penale con citazione diretta a giudizio, come prevede l’articolo 550 del Codice di procedura penale. Succede per i delitti minori, cioè per contravvenzioni o per reati puniti con una pena della reclusione per un massimo inferiore a quattro anni (con o senza multa).

La citazione diretta a giudizio può avvenire anche per:

  • violenza o minaccia a pubblico ufficiale;
  • resistenza a pubblico ufficiale;
  • oltraggio aggravato a un magistrato durante un’udienza;
  • violazione aggravata di sigilli;
  • rissa aggravata, ad eccezione di quella che si conclude con omicidio o con lesioni personali gravi o gravissime;
  • lesioni personali stradali, anche se aggravate;
  • furto aggravato;
  • ricettazione.


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