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Licenziamento collettivo e criteri di scelta

20 Marzo 2022
Licenziamento collettivo e criteri di scelta

La scelta del reparto e le esigenze tecnico-produttive che possono portare a limitare la platea dei lavoratori da licenziare sulla base dei carichi di famiglia, anzianità ed esigenze organizzative. 

La legge prevede che, in caso di licenziamento collettivo, i criteri di scelta dei lavoratori da mandare a casa siano chiari, prestabiliti e non discriminatori. Proprio per questo l’intera procedura deve essere concordata insieme ai sindacati.

Più volte la Cassazione è intervenuta a parlare di licenziamento collettivo e criteri di scelta. Sicché sarà bene fare una panoramica delle ultime pronunce che si sono susseguite sul tema.

Cosa sono i licenziamenti collettivi

Per licenziamenti collettivi si devono intendere i licenziamenti adottati, per effetto di una riduzione o trasformazione di attività, nei confronti di almeno 5 lavoratori in un arco temporale di 120 giorni da parte di un’impresa che occupi più di 15 dipendenti, compresi i dirigenti.

Come il licenziamento individuale, anche quello collettivo deve essere scritto. Se manca la forma scritta, le conseguenze per l’azienda sono:

  • reintegra;
  • corresponsione dell’indennità risarcitoria calcolata sull’ultima retribuzione utile ai fini del Tfr dalla data del licenziamento a quella della effettiva reintegrazione (con un minimo di 5 mensilità)
  • pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per l’intero periodo;
  • possibilità per il solo lavoratore di optare, entro 30 giorni dalla sentenza o dall’invito del datore di lavoro a riprendere servizio, se precedente, per una indennità risarcitoria pari a 15 mensilità.

Qualora, invece, il licenziamento collettivo è affetto da vizi procedurali o la scelta del lavoratore risulti errata in base ai criteri di scelta previsti dall’accordo sindacale o dalla legge (di cui parleremo a breve), le conseguenze sono:

  • estinzione del rapporto alla data del licenziamento;
  • corresponsione dell’indennità risarcitoria, non assoggettata a contribuzione, pari a 2 mesi per ogni anno di servizio, con una base di partenza di 4 e, comunque, con un tetto massimo fissato a 24 mensilità, prendendo a riferimento sempre l’ultima retribuzione utile per la determinazione del Tfr.

Criteri di scelta dei lavoratori in caso di licenziamento collettivo

Ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 223/1991, in caso di licenziamento collettivo, l’individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati, oppure in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei seguenti criteri, in concorso tra loro:

  • carichi di famiglia;
  • anzianità;
  • esigenze tecnico-produttive ed organizzative. 

Quali lavoratori scegliere in caso di licenziamento collettivo?

I criteri di scelta dei lavoratori da licenziare in caso di licenziamento collettivo sono, come visto, determinati di comune accordo con i sindacati o, in mancanza, quelli relativi ai carichi di famiglia, anzianità ed esigenze tecnico-produttive ed organizzative. Si pone però un secondo problema: tra quali lavoratori va effettuata questa scelta? Ci si deve riferire solo a quelli del comparto “in crisi” o del ramo d’azienda che viene a cessare oppure a tutto il personale in forza in quel momento, indipendentemente dal reparto? 

Sul punto la Cassazione è stata molto chiara [1]: in caso di licenziamento collettivo per riduzione del personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, la platea dei lavoratori interessati può essere limitata agli addetti a tale reparto o settore solo sulla base di oggettive esigenze aziendali, in relazione al progetto di ristrutturazione aziendale. Tuttavia il datore di lavoro non può limitare la scelta dei lavoratori da porre in mobilità ai soli dipendenti addetti a tale riparto o settore se essi siano idonei ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti. Pertanto è illegittima la scelta di lavoratori solo perché impiegati nel reparto operativo soppresso o ridotto, trascurando il possesso di professionalità equivalenti a quella di addetti ad altre realtà organizzative.

La giurisprudenza di legittimità ritiene legittima la limitazione della scelta del personale da licenziare ad un solo reparto qualora vi sia difformità tra le professionalità ivi occupate e quelle presenti in organico. La prova dell’esistenza di specifiche professionalità non fungibili, ovvero di specifiche situazioni che non consentano una comparazione tra i lavoratori, deve essere fornita dal datore di lavoro [2].

Per l’effetto, la selezione dei dipendenti nell’ambito di un solo reparto – mancando invece una più ampia valutazione della platea di lavoratori da comparare, tenendo in considerazione l’esistenza di professionalità fungibili da adibire ad altri reparti non interessati dalla riduzione di personale – comporta una violazione delle norme in tema di criteri di scelta. Per le ragioni che precedono, il ricorso viene rigettato.

Come già chiarito in passato dalla Cassazione, è possibile limitare la platea dei lavoratori interessati alla riduzione di personale allorquando: 

  • vi siano oggettive esigenze tecniche produttive e 
  • il datore indichi nella comunicazione ai sindacati tali esigenze e le ragioni per cui non ritenga di ovviarvi con il trasferimento ad unità produttive vicine. 

È infatti onere del datore di lavoro, prosegue la Corte di Cassazione, provare il fatto che giustifica il più ristretto ambito nel quale la scelta è stata effettuata, ma anche che gli addetti prescelti non svolgessero mansioni fungibili con quelle di dipendenti assegnati ad altri reparti o sedi.

La Suprema Corte, ribadisce altresì il principio per cui, «in tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, non assume rilievo, ai fini dell’esclusione della comparazione con i lavoratori di equivalente professionalità addetti alle unità produttive non soppresse e dislocate sul territorio nazionale, la circostanza che il mantenimento in servizio di un lavoratore appartenente alla sede soppressa esigerebbe il suo trasferimento in altra sede, con aggravio di costi per l’azienda e interferenza sull’assetto organizzativo». 


note

[1] Cass. Sez. Lav., 27 gennaio 2022, n. 2391

[2] Cass. 203/2015

Corte di Cassazione Sezione L Civile Ordinanza 27 gennaio 2022 n. 2391

Data udienza 1 dicembre 2021

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19865-2019 proposto da:

(OMISSIS) S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS);

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 80/2019 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, depositata il 26/04/2019 R.G.N. 233/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 01/12/2021 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

RILEVATO

che:

1. La Corte d’Appello di Trieste, con sentenza n. 80 del 26/4/2019, in riforma della decisione di primo grado, dichiarava l’illegittimita’ dei licenziamenti intimati a (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) dalla datrice di lavoro (OMISSIS) s.r.l., a seguito di procedura di licenziamento collettivo ex L. 223 del 1991, per la quale era stato sottoscritto verbale di accordo sindacale il 17/3/2017;

2. rilevava la Corte territoriale che, pur essendo, in astratto, esenti da critiche sia il meccanismo selettivo adottato dalla societa’, spettando all’imprenditore selezionare gli interventi necessari per far fronte alle difficolta’ di impresa, sia il criterio per individuare i lavoratori in esubero, in concreto la selezione dei lavoratori era avvenuta in violazione delle norme di legge perche’ “senza alcuna giustificazione e/o spiegazione, la platea dei lavoratori aziendali rispetto ai quali applicare il criterio di scelta convenzionale adottato, e’ stata illegittimamente ristretta ai soli componenti dei reparti interessati dalla riduzione di personale con il risultato paradossale che i tre reclamanti hanno concorso anziche’ con gli altri 60 o addirittura 80 colleghi solo con pochissimi altri (2 nel caso di (OMISSIS) e (OMISSIS), forse con nessun altro nel caso di (OMISSIS)) tutto cio’ in assenza di qualsivoglia causa di giustificazione e in palese violazione di norme di legge”;

3. rilevava, inoltre, la Corte che la procedura presentava un altro motivo di illegittimita’, in ragione del tenore e del contenuto della comunicazione finale di chiusura della procedura datata 20/3/2017 come prevista dalla L. 223 del 1991, articolo 4, comma 9, in concreto contenente solo l’elenco dei lavoratori licenziati e un generico richiamo al verbale di accordo sindacale, perche’ non comprensiva delle specifiche modalita’ di applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori licenziati cosi’ da consentire al lavoratore di comprendere perche’ lui e non altri fosse destinatario del collocamento in mobilita’ o del licenziamento collettivo;

4. concludeva nel senso che, in ragione della compresenza di plurimi vizi (la non corrispondenza al modello legale della comunicazione che da’ luogo alla tutela indennitaria forte di cui allo Statuto, articolo 18, comma 7, la violazione dei criteri di scelta comportante l’applicazione dell’articolo 18, comma 4), doveva farsi riferimento alla illegittimita’ piu’ grave, sicche’ condannava il datore di lavoro alla reintegrazione dei lavoratori;

5. avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la societa’ sulla base di sei motivi;

6. resistono con controricorso i lavoratori.

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce che la Corte territoriale ha omesso di esaminare l’elemento causale e il reale contenuto della comunicazione di avvio della procedura, nonche’ il contenuto dell’accordo collettivo, osservando che ha errato nel ritenere che in sede di attivazione della riduzione di personale fosse stata operata una limitazione della platea dei licenziandi tra i quali effettuare la scelta, avendo la societa’, con lettera del 15 marzo 2017, esplicitato sia l’elemento causale che l’intenzione di procedere ad una revisione generale dell’assetto produttivo dell’impresa, indicando correttamente il numero, la collocazione e i profili professionali del personale in esubero;

1.2. soggiunge che il criterio di scelta della vicinanza alla maturazione del diritto alla pensione da applicare con riferimento ai singoli reparti non era stato individuato unilateralmente ma era il portato dell’accordo con il sindacato scaturito dalla condivisa necessita’ di ridurre il numero dei lavoratori relativamente a determinati reparti, a fronte di inevitabili costi fissi e oneri relativi al personale, sicche’ con l’accordo collettivo era stato legittimamente determinato il criterio di scelta, limitando la selezione ai lavoratori vicini al trattamento pensionistico e circoscrivendone l’individuazione all’interno di dati settori in consonanza alle ritenute esigenze aziendali;

1.3. deduce, inoltre, inesistenza logico funzionale della motivazione e totale incomprensibilita’ della ratio decidendi;

2. con il secondo motivo la societa’ ricorrente deduce violazione della L. n. 223 del 1991, articolo 4 commi 1, 2, 3, e 5, perche’ la Corte non ha valutato che l’avvio della procedura e lo stesso accordo di riduzione del personale giustificavano l’ambito di applicazione del criterio selettivo adottato;

3. con il terzo motivo deduce violazione dell’articolo 132 c.p.c., n. 4, per essere la motivazione meramente apparente, non rendendo comprensibile il fondamento della decisione;

4. con il quarto motivo deduce violazione degli articoli 112, 132, 414 c.p.c., anche in relazione alla L. n. 223 del 1991, articoli 4, 3, e articolo 5, comma 1, rilevando che la Corte territoriale, nel giudicare che la comunicazione di riduzione del personale e l’accordo collettivo aziendale non giustificano la limitazione della platea entro cui applicare il criterio della vicinanza alla pensione per la scelta dei licenziandi, ha dato corso a un rilievo che non era stato sollevato dai lavoratori ne’ con il ricorso introduttivo ne’ con il ricorso in opposizione all’ordinanza conclusiva della fase sommaria;

5. deduce, ancora, violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, articolo 4, comma 9, osservando che la Corte avrebbe dovuto esaminare la comunicazione del 20 marzo 2017 indirizzata alla RSU e alle organizzazioni sindacali, con richiamo all’accordo del 17/3/2017 e del criterio di scelta oggettivo ivi menzionato;

6. deduce, infine, violazione e falsa applicazione della L. n. 300 del 1970, articolo 18, e della L. n. 223 del 1991, articolo 5, comma 3, osservando, previo richiamo delle precedenti censure, che la stessa Corte aveva ritenuto esente da critiche il criterio adottato in sede di accordo sindacale per individuare i lavoratori in esubero (vicinanza alla pensione), sicche’, se violazione vi era stata, non era attribuibile ai criteri di scelta, costituendo la supposta mancata giustificazione dell’ambito aziendale entro cui operare la selezione mera carenza formale, con la conseguenza che sarebbe stata giustificabile la sola indennita’ del minimo di 12 mensilita’ L. n. 92 del 2012, ex articolo 1, comma 46;

7. i motivi sub 1, in parte qua, 2 e 5, da trattare congiuntamente in ragione dell’intima connessione, sono infondati;

7. 1. La Corte territoriale, infatti, non ha mosso rilevi in ordine ai criteri di selezione dei settori in esubero adottati dalla societa’, ritenuti conformi al potere dell’imprenditore di selezionare gli interventi necessari per far fronte alle difficolta’ di impresa, ne’ riguardo al criterio di individuazione dei lavoratori in esubero, facendo discendere, invece, la illegittimita’ del licenziamento dalla violazione in concreto delle norme di legge in ragione della riduzione della platea di scelta ai soli occupati in ciascun singolo reparto oggetto di 

7.2. il ragionamento della Corte territoriale appare corretto nelle conclusioni, ancorche’ necessiti di una integrazione motivazionale in diritto, consentita dall’articolo 384 c.p.c., u.c. (Cass. n. 20806 del 06/09/2017);

7.3. va rilevato che la giurisprudenza di legittimita’ ha collegato la legittimita’ della limitazione della scelta del personale da licenziare ad un solo reparto dell’azienda all’essenziale presupposto costituito dalla difformita’ tra le professionalita’ in esso impiegate e quelle presenti in organico, sul rilievo che la dimostrazione della ricorrenza di specifiche professionalita’ non fungibili o comunque delle situazioni oggettive che rendano impraticabile qualunque comparazione costituisce onere probatorio a carico del datore di lavoro (“In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unita’ produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, la platea dei lavoratori interessati puo’ essere limitata agli addetti ad un determinato reparto o settore solo sulla base di oggettive esigenze aziendali, in relazione al progetto di ristrutturazione aziendale. Tuttavia il datore di lavoro non puo’ limitare la scelta dei lavoratori da porre in mobilita’ ai soli dipendenti addetti a tale reparto o settore se essi siano idonei – per il pregresso svolgimento della propria attivita’ in altri reparti dell’azienda – ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti, con la conseguenza che non puo’ essere ritenuta legittima la scelta di lavoratori solo perche’ impiegati nel reparto operativo soppresso o ridotto, trascurando il possesso di professionalita’ equivalente a quella di addetti ad altre realta’ organizzative (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva considerato legittimo il licenziamento di alcuni lavoratori sulla base dell’esclusivo rilievo della loro adibizione al soppresso reparto manutenzione, senza valutare l’attivita’ pregressa svolta dagli stessi, quali autisti, presso il reparto trasporti)” cosi’, ex multis Cass. n. 203 del 12/01/2015);

7.4. la violazione delle norme in tema di criteri di scelta deriva, pertanto, come stabilito dalla Corte d’appello, dalla selezione avvenuta per reparto, in considerazione della mancanza di piu’ ampia valutazione circa l’individuazione dei lavoratori da licenziare, avuto riguardo all’esistenza di professionalita’ fungibili idonee a consentire l’adibizione ad altri settori non oggetto di soppressione o riduzione;

8. i rilievi attinenti a vizi della motivazione di cui ai punti 1, 3 e 4 sono infondati, contenendo il percorso motivazionale, scevro di contraddizioni insanabili, il nucleo minimo sufficiente a rendere comprensibili le ragioni della decisione secondo i parametri indicati da Cass. S.U. 8053 2014;

9. nel resto, la censura sub 4 si manifesta inammissibile in relazione alla presunta violazione dell’articolo 112 c.p.c., e di altre norme processuali, in mancanza di allegazione e corretta localizzazione, conformemente ai canoni di autosufficienza del ricorso per cassazione operante anche con riferimento agli errores in procedendo (Cass. n. 28072 del 14/10/2021), degli atti dai quali desumere la presunta extrapetizione che consentano di apprezzare il vizio rilevato, essendo a tal fine inidonea la limitata riproduzione di parti di essi (Cass. n. 20924 del 05/08/2019);

10. infondato, infine, e’ il sesto motivo perche’, una volta confermata l’illegittimita’ del licenziamento in ragione della violazione del criterio di scelta, appare corretta la determinazione sanzionatoria parametrata alla sanzione piu’ grave;

11. Il ricorso, conclusivamente, deve essere rigettato, con liquidazione delle spese secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’, liquidate in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da’ atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1-bis.


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