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Residenza del minore: quando è abituale

8 Settembre 2014 | Autore:
Residenza del minore: quando è abituale

Stabilità affettiva e soggettiva del bambino: così si individua la residenza abituale del minore ai fini della richiesta per l’affidamento esclusivo.

La domanda di affidamento esclusivo del figlio minore deve essere presentata al Tribunale del luogo in cui il bambino ha la residenza abituale.

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1] che ha chiarito il significato di residenza abituale, essenziale ai fini della determinazione del giudice competente a decidere sulla materia [2].

Secondo i giudici, per residenza abituale si intende il luogo in cui il bambino ha acquisito una certa stabilità, da considerarsi anche dal punto di vista affettivo.

Occorre dunque accertare, attraverso criteri oggettivi e soggettivi, che l’esistenza del minore si sia radicata in un luogo piuttosto che in un altro.

A tal fine rilevano per esempio i rapporti con i familiari (stabilità affettiva raggiunta nella famiglia materna o paterna), frequentazione di una determinata scuola ecc. Insomma è importante verificare in quale contesto geografico il minore abbia trovato legami solidi, sostegno e stabilità oggettiva.

Non è invece rilevante la precedente residenza del minore se è stata precaria o comunque non tale da potersi considerare “abituale” nel senso appena illustrato.

Si ricorda che l’affidamento esclusivo del figlio può essere disposto soltanto in circostanze particolari quando è la migliore soluzione possibile per una crescita sana ed equilibrata del minore.

La regola generale resta quella dell’affidamento condiviso in modo che il bambino possa beneficiare della bi-genitorialità e mantenere il legame affettivo con entrambe i genitori, anche dopo la loro eventuale separazione.


note

[1] Cass. ord. n. 18817 del 5.09.2014.

[2] Art. 709 ter cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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