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Pedone investito sulle strisce: quando non c’è risarcimento

18 Marzo 2022 | Autore:
Pedone investito sulle strisce: quando non c’è risarcimento

Le regole di responsabilità risarcitoria in caso di incidente stradale con investimento di persone in prossimità delle strisce pedonali.

Le strisce pedonali servono per attraversare la strada nei punti stabiliti, ma gli occhi del pedone servono anche per guardare che non stiano arrivando macchine proprio nel momento in cui decide di attraversare. Sono elementari regole di buon senso, ma non tutti le rispettano. Infatti sulle strade italiane, sia urbane sia extraurbane, gli incidenti che coinvolgono veicoli e pedoni succedono spesso. E quel punto bisogna stabilire chi paga i danni. Di solito è il pedone investito che riporta le conseguenze peggiori: lesioni personali anche gravi, e talvolta la morte.

Contrariamente a quanto si crede, chi passa sulle strisce non ha automaticamente ragione, anche se in questi casi la prova a favore dell’automobilista è più difficile da fornire. Difficile, ma non impossibile. Vediamo quando non c’è risarcimento al pedone investito sulle strisce. Ti spiegheremo anche cosa cambia nel riparto di responsabilità tra conducente investitore e pedone investito, a seguito delle ultime modifiche apportate al Codice della strada.

Il pedone imprudente

Innanzitutto anche il pedone è soggetto alle regole del Codice della strada, e dunque deve essere attento quando attraversa. Non sono ammesse imprudenze e distrazioni. Ad esempio, di recente la Corte di Cassazione [1] ha respinto il ricorso di un pedone che chiedeva il risarcimento danni ad un camionista che lo aveva investito. La richiesta risarcitoria è stata rigettata perché l’autocarro si trovava già sulle strisce nel momento in cui il pedone aveva iniziato ad attraversare. Inoltre il veicolo procedeva a velocità molto moderata.

In questo caso non c’è stato nessun risarcimento per il pedone investito sulle strisce, perché non è emersa alcuna responsabilità del conducente del veicolo investitore. Era passato sulle strisce mentre erano sgombre; non poteva prevedere che la vittima sarebbe scesa dal marciapiede, e, a quel punto, non poteva compiere nessuna manovra utile per evitare il danno. Questo dimostra nei fatti che il pedone non ha sempre ragione, neppure quando attraversa sulle strisce. Se compie movimenti imprevedibili, anche l’automobilista più prudente e attento non può evitare l’urto.

Investimento pedone sulle strisce

Per stabilire di chi è la colpa dell‘investimento di un pedone sulle strisce la regola di fondo consiste nel verificare se il comportamento del pedone fosse prevedibile oppure anomalo. Ad esempio, chi nota un bambino piccolo fermo a bordo strada e non tenuto per mano da un adulto deve sempre rallentare e se occorre fermarsi, perché, per comune esperienza, i movimenti dei bimbi sono imprevedibili e inconsulti. Il ragazzino potrebbe mettersi a correre e attraversare senza neanche guardare se stanno arrivando macchine. E questo può essere previsto in anticipo; dunque l’incidente può essere evitato se l’automobilista adotta la massima prudenza.

Presunzione di colpa del conducente

In tutti i casi di sinistro stradale con investimento di pedone, l’art. 2054 del Codice civile stabilisce la presunzione di colpa a carico del conducente del veicolo investitore, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Il guidatore, quindi, è considerato tendenzialmente responsabile al 100% del sinistro, ma può fornire la prova contraria, se riesce a dimostrare che da parte sua non c’era alcuna concreta possibilità di prevenire ed impedire l’investimento.

Questo avviene specialmente quando il pedone è stato imprudente, ossia – come dice la Cassazione [2] – ha posto in essere «una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti». D’altronde il conducente di ogni veicolo (comprese le biciclette) ha un preciso «dovere  di attenzione teso all’avvistamento del pedone» [3].

Cosa deve fare il guidatore

L’art. 141 del Codice della strada impone al guidatore di mantenere sempre il controllo del proprio veicolo, in qualsiasi circostanza. Il conducente, quindi, deve regolare la propria velocità di marcia in relazione alle concrete condizioni della strada percorsa e del traffico,  in modo da evitare qualsiasi pericolo per la sicurezza delle persone.

Non è sufficiente mantenere la velocità entro i limiti previsti per quel tratto di strada: bisogna ridurla ulteriormente in caso di scarsa visibilità e di presenza di pedoni ai lati della strada. Infatti bisogna essere sempre in grado di arrestare la marcia del veicolo «dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile».

Come deve comportarsi il pedone quando attraversa

L’art. 190 del Codice della strada disciplina il comportamento dei pedoni e, in particolare, prescrive che quando attraversano devono servirsi delle strisce pedonali. Solo se esse non ci sono, o distano più di 100 metri, può attraversare la carreggiata, ma deve farlo in maniera perpendicolare (non diagonale o obliqua, perché questo allungherebbe i tempi di attraversamento) e ponendo sempre «l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per gli altri».

Attraversamento pedonale: regole di precedenza

L’art. 191 del Codice della strada impone ai conducenti di fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali. I conducenti devono anche dare la precedenza, rallentando e «all’occorrenza» fermandosi, ai pedoni che si accingono ad attraversare sui medesimi attraversamenti pedonali.

Una recente legge [4] ha modificato questa norma del Codice della strada, per tutelare maggiormente il pedone. Adesso la nuova formulazione prevede che: «Quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono dare la precedenza, rallentando gradualmente e fermandosi, ai pedoni che transitano sugli attraversamenti pedonali o si trovano nelle loro immediate prossimità. I conducenti che svoltano per inoltrarsi in un’altra strada al cui ingresso si trova un attraversamento pedonale devono dare la precedenza, rallentando gradualmente e fermandosi, ai pedoni che transitano sull’attraversamento medesimo o si trovano nelle sue immediate prossimità, quando a essi non sia vietato il passaggio».

Risarcimento pedone investito: cosa cambia con le nuove regole

In sostanza, l’automobilista non deve rallentare e fermarsi soltanto «all’occorrenza», come prevedeva il Codice della strada fino al 2021, ma deve adottare sempre queste cautele, in tutti i casi in cui nota un pedone che sta attraversando o è in procinto di farlo. Così il guidatore del veicolo non può più decidere, di volta in volta, se e quando fermarsi, oppure prendersi la precedenza e passare prima del pedone, costretto a rimanere a bordo strada se non vuole essere investito (come succede spesso, specialmente nelle città). Invece il conducente deve rallentare gradualmente, fino a fermarsi, evitando anche le brusche – e rischiose – frenate e inchiodature all’ultimo momento. È molto probabile che questa nuova norma cambierà i criteri di attribuzione della responsabilità risarcitoria: d’ora in poi l’automobilista non potrà più scaricare una parte di colpa sul pedone, neppure quando costui è stato imprudente.

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note

[1] Cass. ord. n. 8485 del 16.03.2022.

[2] Cass. ord. n. 12576 del 22.05.2018.

[3] Cass. sent. n. 29277 del 04.07.2019.

[4] D.L. n. 121/2021, conv. in L. n. 156/2021 del 09.11.2021.


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