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Articolo 113 Costituzione: spiegazione e commento

21 Marzo 2022
Articolo 113 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 113 sulla possibilità di chiedere l’annullamento di atti amministrativi ritenuti lesivi di diritti e interessi legittimi.

Contro gli atti della Pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.

Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.

La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

La difesa dei diritti dei cittadini verso la Pubblica amministrazione

Alzi la mano chi non ha mai avuto un problema con una pratica in un ufficio pubblico e, quando è andato a reclamare, si è sentito dire in modo piuttosto spiccio: «Mi dispiace non possiamo fare nulla». Il problema resta, il cittadino ci rimette, la Pubblica amministrazione va avanti per la sua strada. Scene come questa erano abituali prima che la Costituzione venisse scritta ed entrasse in vigore. Ci hanno pensato i costituenti – almeno sulla carta, anzi: sulla Carta – a introdurre un nuovo diritto per i cittadini: quello non accontentarsi di quel che gli viene detto in un qualsiasi ufficio pubblico ma di rivolgersi alla giustizia amministrativa in caso di controversia con la Pubblica amministrazione.

L’articolo 113 della Costituzione, infatti, prevede una doppia via per chi avverte che i propri diritti o i propri interessi sono stati calpestati dalla Pubblica amministrazione. Una è quella del Tribunale amministrativo regionale, che porta anche al Consiglio di Stato nel caso in cui la decisione del Tar non venga condivisa. L’altra via è quella giudiziaria: il Tribunale e, in secondo grado, la Corte d’appello. Non solo: la norma aggiunge anche che non ci possono essere delle esclusioni o dei limiti all’impugnazione degli atti amministrativi. In altre parole: possono essere contestati tutti gli atti della Pubblica amministrazione, e non solo alcuni. Altro discorso è che, poi, il ricorso venga accolto o meno, a seconda della fondatezza.

Bisogna dire, infatti, che il compito della giurisdizione amministrativa è quello di valutare se l’atto amministrativo contestato nel ricorso del cittadino viola la legge e, quindi, va annullato oppure se è il ricorrente ad interpretare la legge in modo sbagliato e a non aver capito che l’atto è perfettamente legittimo. In qualsiasi caso, se la prima decisione è stata presa dal Tar, la parte soccombente (quella, cioè, a cui è stato dato torto) può rivolgersi al Consiglio di Stato. E se nemmeno questa volta resta soddisfatta, ha la possibilità di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione per una pronuncia definitiva.

In questo modo, la Costituzione concede alla giurisdizione dei giudici amministrativi la veste di giurisdizione di legittimità. Quando un cittadino bussa alle porte del Tar o, in seconda istanza, a quelle del Consiglio di Stato per far valere i suoi diritti, quel che i giudici amministrativi decidono ha un valore di legge. O, per essere più precisi: il loro parere deve essere interpretato conforme alla legge degli atti amministrativi.

Qual è, dunque, la novità che introduce nel nostro ordinamento l’articolo 113 della Costituzione? L’aspetto importante sta nel fatto che garantisce al cittadino la completa difesa dei suoi diritti e dei suoi legittimi interessi. Una tutela a 360 gradi, visto che alla giurisdizione ordinaria (civile e penale) la Costituzione affianca la giurisdizione amministrativa. Si completa così il principio già stabilito nell’articolo 24 nella parte in cui recita: «Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento».



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