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Coniuge chatta su WhatsApp con un altro: cosa rischia?

18 Marzo 2022 | Autore:
Coniuge chatta su WhatsApp con un altro: cosa rischia?

Secondo la Cassazione, c’è l’addebito della separazione quando le conversazioni avvengono in maniera spudorata davanti al coniuge.

C’è chi lo fa di nascosto quando è in viaggio verso il lavoro, quando è in casa da solo, addirittura quando va in bagno per una «sosta tecnica». E c’è chi lo fa in maniera spudorata, mentre guarda un film nel salotto accanto al marito o alla moglie oppure seduto a tavola all’ora di cena. Cellulare in mano, manda e riceve messaggi in continuazione, lasciandosi scappare ogni tanto qualche sorrisetto malizioso. Alla domanda «ma con chi stai chattando?» c’è sempre la solita risposta: «Un collega», «un’amica», «mia sorella». Dettagli sulla conversazione? Zero, per carità. Non ci vuole molto a capire che l’interlocutore non è quello dichiarato e che c’è qualche tresca nell’aria. Il coniuge che chatta su WhatsApp con un altro, cosa rischia?

Una recente ordinanza della Cassazione riconosce il famoso principio secondo cui, a volte, oltre al danno c’è pure la beffa. Chi trattiene un rapporto virtuale senza porsi troppi problemi, in modo sfacciato, mentre si trova in auto o a pranzo con il coniuge, non solo si dimostra maleducato ma lo sta pure offendendo. E per questo motivo, se la relazione clandestina viene scoperta e il matrimonio finisce, la parte infedele si prende pure l’addebito della separazione.

La Suprema Corte aveva già sentenziato che un rapporto virtuale, anche tra due persone che non si sono mai incontrate di persona, è motivo di separazione. Ora, i giudici di legittimità aggiungono quest’altro tassello e spiegano cosa si rischia a chattare via WhatsApp con un altro sotto il naso del coniuge, offendendo il suo onore.

Si può tradire a distanza?

Per utilizzare un concetto, diciamo così, quasi «marzulliano», verrebbe da dire che per capire che cos’è il tradimento occorre capire prima che cos’è l’amore. Chi affida la propria vita ad un’altra persona per sempre, al punto di sposarla, basa il suo rapporto con il coniuge sulla fiducia, oltre che sull’amore. E mantenere tale valore non vuol dire soltanto evitare dei contatti o degli incontri fisici con un’altra persona ma anche evitare di scrivere su una chat di un qualsiasi social network o servizio di messaggistica quello che l’altro vorrebbe sentirsi dire solo a sé stesso.

In altre parole, se il marito scopre che la moglie (o viceversa) chatta con qualcuno su Messenger, su WhatsApp, su Instagram, su Telegram con parole che fanno capire desiderio, amore, sentimenti che vanno al di là dell’amicizia, se c’è anche uno scambio di autoscatti provocanti se non addirittura espliciti, è ovvio che la fiducia del coniuge viene meno. E, pertanto, il tradimento, per quanto virtuale, viene consumato. Tradimento è sinonimo di infedeltà. E l’infedeltà è uno dei motivi riconosciuti dalla legge per i quali si può rompere un matrimonio e pretendere l’addebito.

Ciò non vuol dire che chattare con degli amici sui social o su WhatsApp equivalga sempre ad essere infedeli. Sono il contenuto e la forma a dire se si oltrepassa il limite o se si resta entro i confini del sano rapporto di amicizia o di conoscenza. È quello che si dice, il modo in cui lo si dice. E – aggiunge ora la Cassazione – la maniera in cui lo si fa.

Tradimento online: quando si rischia l’addebito?

Di norma, in caso di infedeltà, l’addebito della separazione viene deciso dal giudice in capo a chi ha tradito. Ma non solo perché è stato sorpreso a letto o in auto con un’altra persona, perché il marito è tornato a casa con una macchia di rossetto sul collo della camicia o perché lei ha sbadatamente lasciato in bella vista un biglietto d’amore dell’amante.

Anche l’infedeltà virtuale può costare l’addebito. Soprattutto – dice la Cassazione in una recente sentenza [1] – se commesso in maniera spudorata, chattando con l’altro o con l’altra accanto al proprio coniuge.  Come si diceva prima, a tavola, in salotto mentre si guarda insieme la tv, in auto mentre il coniuge guida, al ristorante. Un’offesa nei modi, oltre che nel contenuto, meritevole dell’addebito.

Alla Suprema Corte sono bastate poche parole per motivare la decisione: l’infedeltà virtuale è rilevante quando si dimostra offensiva per il coniuge. La relazione di uno di loro con estranei – si legge nell’ordinanza – rende addebitabile la separazione quando, considerando gli aspetti con cui è coltivata e l’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a credibili sospetti di infedeltà e quindi comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge anche se non si arriva ad un rapporto fisico vero e proprio.

Tradimento online: cosa comporta l’addebito?

L’addebito della separazione dopo un tradimento su una chat di WhatsApp o tramite qualsiasi altro mezzo online non è diverso da quello che viene deciso in caso di infedeltà «fisica». Il traditore:

  • non potrà chiedere l’assegno di mantenimento, nemmeno se fosse ridotto alla miseria;
  • non avrà diritti sull’eredità dell’ex nel caso in cui il partner dovesse morire prima di lui.

Attenzione, però. L’addebito scatterà nel momento in cui il tradimento via Internet sia stato la vera causa della fine del matrimonio. Se, invece, anziché essere il motivo scatenante del fallimento ne è una conseguenza, cioè se il rapporto era già compromesso e si sarebbe comunque concluso anche senza il rapporto via chat di uno dei due, a quel punto non ci sarà l’addebito automatico.

Era stata la stessa Cassazione, infatti [2], a stabilire che mancare ai doveri coniugali avviando una relazione via chat non è sufficiente: occorre provare il fatto che quelle conversazioni, anche spinte, sono state la vera causa della fine del matrimonio.


note

[1] Cass. ord. n. 8750/2022 del 17.03.2022.

[2] Cass. sent. n. 14414/2016.


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