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Furto auto in parcheggio aeroporto: chi paga?

18 Marzo 2022 | Autore:
Furto auto in parcheggio aeroporto: chi paga?

C’è risarcimento per la sottrazione del veicolo in sosta nell’area a pagamento ma incustodita?

È brutto rientrare da un viaggio in aereo, per motivi di lavoro o per svago, e non trovare più la macchina lasciata parcheggiata negli appositi spazi (piazzali o multipiano) dell’aeroporto. Chi subisce questa sottrazione del proprio veicolo ovviamente vuole essere risarcito, e così si rivolge al gestore dello spazio aeroportuale; ma questi il più delle volte si dichiara estraneo alla vicenda. Ovviamente il proprietario non vuole rimanere senza veicolo ed anche senza soldi. Quando avviene il furto dell’auto nel parcheggio dell’aeroporto, chi paga?

La risposta a questa domanda, come vedrai, non è semplicissima, soprattutto perché ci sono casi borderline, al limite, in cui non è chiara la regolamentazione dell’area di parcheggio. Un caso del genere, relativo all’aeroporto Fiumicino di Roma, è arrivato in Cassazione, e non ha ancora trovato una soluzione definitiva. In ogni caso l’elemento decisivo non è il pagamento della tariffa, ma il fatto che il parcheggio sia custodito o meno.

Sosta a pagamento e furto dell’auto

Il fatto che per la sosta sia stabilito un corrispettivo, a tariffa oraria o giornaliera, non comporta automaticamente la responsabilità dell’ente proprietario dell’area aeroportuale, o della società che per suo conto gestisce gli spazi di parcheggio.

Ad esempio, quando si parcheggia in città nelle strisce blu, individuate da ogni Comune con delibera adottata ai sensi dell’art. 7, co.1, lett. f) del Codice della strada, si paga normalmente il costo stabilito in base alla durata (altrimenti si rischia la multa) ma non per questo c’è il diritto ad essere risarciti per danneggiamenti e furti  dell’auto dal Comune o dal gestore degli spazi di sosta, a meno che essi non siano custoditi.

Furto auto in parcheggio custodito

Se il parcheggio pubblico è incustodito, e questa circostanza risulta da un avviso posto sul cartello o dal regolamento comunale, il proprietario del veicolo non può richiedere il risarcimento per il furto dell’auto, perché il Comune non aveva assunto l’obbligo contrattuale di restituirla. Aveva solo concesso lo spazio per sostare, come se fosse un contratto di locazione temporanea.

Quando il parcheggio è custodito, invece, il gestore assume il preciso obbligo di preservare il veicolo parcheggiato da danneggiamenti o sottrazioni: egli infatti stipula con chi ha portato il veicolo in quel luogo un contratto di deposito (ai sensi dell’art. 1766 del Codice civile), dal quale sorge il dovere di restituire la macchina non appena il depositante si presenta a riprenderla.

Quindi l’auto deve essere riconsegnata intera e indenne, nelle stesse condizioni che presentava quando era stata parcheggiata. In tali casi, dunque, il gestore dell’area risponde del danno causato dal furto del veicolo lasciato in sosta negli spazi custoditi ed è tenuto al risarcimento secondo le ordinarie regole sulla responsabilità civile di natura contrattuale. Insomma, se non paga spontaneamente, il proprietario dell’auto rubata potrà fargli causa per ottenere il dovuto.

Risarcimento auto rubata nel parcheggio dell’aeroporto

Il gestore dell’area aeroportuale di parcheggio è tenuto a risarcire il furto dell’auto solo se si era assunto la responsabilità di custodire l’auto, e non soltanto di assegnare uno spazio di sosta, sia pure a pagamento. In altre parole, la responsabilità risarcitoria dipende dalle condizioni del contratto di parcheggio stipulato con la clientela, e dal modo con cui queste informazioni sono state comunicate agli utenti del parcheggio aeroportuale.

Così la scritta di «parcheggio non custodito» – che, come abbiamo visto, esonera il gestore dalla responsabilità per il furto del veicolo – deve essere apposta in modo ben visibile dall’esterno, ed esplicitata nei cartelli che espongono il regolamento contrattuale che l’utente accetta entrando nell’area delimitata e lasciando la sua autovettura nel parcheggio aeroportuale.

Furto auto in parcheggio aeroporto: casi controversi

La nuova sentenza della Corte di Cassazione che ti abbiamo accennato all’inizio [1] ha esaminato un caso complesso e controverso di furto di auto avvenuta nel parcheggio multipiano dell’aeroporto di Roma Fiumicino. La Corte d’Appello aveva respinto il risarcimento chiesto dal proprietario del veicolo, in quanto – come affermato da una sentenza del 2011 della Suprema Corte [2] – «l’area di sosta a pagamento non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di essa parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto». E fin qui siamo nell’ambito dei principi che ti abbiamo esposto nei paragrafi precedenti.

Ma il proprietario ha presentato ricorso in Cassazione ed ha ottenuto l’annullamento, con rinvio alla medesima Corte d’Appello, della sentenza che gli aveva negato il risarcimento dei danni. La Corte ha accolto il ricorso, affermando il seguente principio di diritto: «la struttura privata destinata al parcheggio di veicoli posta nelle adiacenze di un aeroporto e gestita da un soggetto privato, nel caso di furto dell’automezzo ivi posteggiato, non è di per sé assimilabile, ai fini dell’individuazione della disciplina applicabile con specifico riferimento al riconoscimento o meno dell’obbligazione di custodia del mezzo rubato e della conseguente responsabilità ex recepto del gestore, alla fattispecie configurabile nel caso di furto di autoveicolo posteggiato nel c.d. parcheggio scambiatore realizzato su area comunale di sosta istituito ai sensi della legge n. 122/1989 e dell’art. 7, comma 1, lett. f) del codice della strada».

Infatti il punto critico di quella vicenda riguardava la qualificazione dell’area destinata a parcheggio come demaniale ovvero come privata. Se l’area è pubblica, allora – secondo la Suprema Corte – il parcheggio, ancorché gestito da un soggetto privato, assolve a finalità di interesse pubblico; e nel caso di specie la società di gestione aveva provato che alle pareti di tutti i parcheggi c’era il cartello, visibile e leggibile, nel quale si indicava che il parcheggio non era custodito (altrimenti avrebbe dovuto risarcire i danni). Se, invece, l’area risulta privata, bisogna comunque verificare se sia o non sia destinata alle finalità di decongestionamento dei parcheggi pubblici previsti dalla “legge Tognoli” [3].

Se la risposta è negativa, il parcheggio aeroportuale non assume la finalità di «interscambio» con i mezzi di trasporto pubblico. In questo caso l’interesse precipuo dell’utente è solo quello di parcheggiare, non quello di farsi custodire il veicolo: insomma, il risarcimento per i danni del furto non spetta, sempre che vi fosse esposto il cartello di parcheggio incustodito. Ma nel caso di specie è residuato un dubbio, in quanto la società di gestione ha sostenuto che il parcheggio in questione insisteva sull’area demaniale, e non privata, dell’aeroporto; perciò la Cassazione ha ritenuto «ingiustificata» la qualificazione del contratto di parcheggio come locazione, anziché deposito, compiuta dalla Corte d’Appello, e le ha rimesso nuovamente gli atti per un nuovo esame della vicenda, alla stregua dei principi affermati. Così il proprietario dell’auto rubata ha ancora la speranza di essere risarcito. Puoi leggere la pronuncia per esteso nel box sotto questo articolo.


note

[1] Cass. ord. n. 8601 del 16.03.2022.

[2] Cass. sent. n. 14319/2011.

[3] L. n. 122/1989.

Cass. civ., sez. II, ord. 16 marzo 2022, n. 8601
Presidente Di Virgilio – Relatore Casadonte

Rilevato in fatto e ritenuto in diritto

1. Con ricorso notificato in data 17/06/2017 S.G. chiede la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Roma depositata il 11/4/2017 e notificata il 20/4/2017 con cui è stata respinta la domanda dal medesimo proposta nei confronti di Aeroporti di Roma (…) s.p.a..
2. Esponendo di aver subito il furto della propria automobile mentre era posteggiata nel parcheggio multipiano dello scalo dell’aeroporto di (omissis) , S.G. ha convenuto in giudizio la società (…) S.p.a. (d’ora in poi solo (…)), gestrice dell’anzidetto parcheggio, affinché ne venisse accertata e dichiarata la responsabilità civile, con conseguente condanna della convenuta al risarcimento del danno e delle spese di lite.
3. Si è costituita in giudizio (…), che, eccependo in via preliminare il proprio difetto di legittimazione passiva, ha concluso per il rigetto delle domande attoree.
4. Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza n. 1058/2008, dopo aver rilevato che si trattava di parcheggio meccanizzato, ha qualificato il contratto concluso inter partes come contratto atipico per la cui disciplina occorre far riferimento alle norme sul deposito con conseguente obbligo del depositario alla custodia del bene.
5. Pertanto il primo giudice ha accolto la domanda attorea e ha condannato (…) al risarcimento del danno, liquidato in Euro 17.772,72 oltre interessi, a favore di S. , nonché al pagamento delle spese di lite.
6. Avverso detta sentenza ha spiegato appello (…), lamentando l’erronea qualificazione giuridica del negozio intervenuto tra le parti, l’erronea valutazione sull’an debeatur, l’infondatezza della domanda e la mancanza di prove in ordine al preteso furto.
7. Si è costituito in giudizio S. che, contestando l’impugnazione proposta, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado.
8. La Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 2407/2017, ha riformato la sentenza di prime cure, accogliendo l’appello proposto da (…).
9. La Corte territoriale ha rilevato l’intervento della pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di cassazione n. 14319/2011 che ha affermato il principio di diritto per cui l’area di sosta a pagamento non comporta l’assunzione dell’obbligo del gestore di custodire i veicoli su di essa parcheggiati se l’avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 c.c, comma 1, e art. 1327 c.c.), perché l’esclusione attiene all’oggetto dell’offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l’approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell’art. 1341 c.c., comma 2, non potendo presumersene la vessatorietà), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l’obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell’affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l’adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo).
10. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha rilevato che: i) il servizio offerto da (…), ancorché gestito da soggetto privato, assolve a finalità di interesse pubblico, ii) nel giudizio di primo grado la società appellante ha provato per testi che prima dell’ingresso alle pareti di tutti i parcheggi vi è un cartello, visibile e leggibile, nel quale si indica che il parcheggio non è custodito.
11. Sulla scorta di queste considerazioni, il giudice del gravame ha pertanto sussunto il rapporto tra le parti entro la figura della locazione atipica e non, invece, del deposito, per l’effetto condannando S. alla restituzione della somma versata da (…) in esecuzione della sentenza impugnata.
12. S. impugna per cassazione detta sentenza con ricorso affidato a quattro motivi, cui resiste (…), con controricorso notificato in data 25/07/2017.
13. Entrambe le parti, in prossimità dell’adunanza camerale, hanno depositato memoria ex art. 380bis.1 c.p.c.
14. Posto che quanto rubricato dal ricorrente come primo motivo non denuncia un vizio della sentenza impugnata, ma si limita a sostenere l’ammissibilità del presente ricorso, il secondo motivo è rubricato “falsa applicazione di norme di diritto, con riferimento alla L. n. 122 del 1989, al D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1, lett. f) (C.d.S.), violazione e falsa applicazione dell’art. 1322 c.c. e art. 1362 c.c. e ss., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.
14.1. Il ricorrente assume l’erroneità della sentenza impugnata per aver ritenuto l’attività di parcheggio gestita da (…) per scopo di lucro su area privata senza che per il privato sia possibile rinvenire un’area per la sosta non a pagamento, assimilabile all’attività di parcheggio gestita su area demaniale, anche in concessione, di cui al D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7 comma 1, lett. f).
15. Il terzo motivo è rubricato “violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., nonché degli artt. 115,116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”.
15.1. Il ricorrente lamenta che la Corte d’appello abbia fatto cattivo governo delle disposizioni che disciplinano l’acquisizione e la valutazione delle prove, nonché il principio di non contestazione, per aver posto a fondamento della decisione una circostanza – ossia, la presenza del cartello recante la scritta “parcheggio non custodito”-, mai dedotta da (…), ma riferita dal teste (peraltro di dubbia credibilità, in quanto dipendente di (…)) su richiesta del giudice, senza che S. avesse avuto la possibilità di contraddirla.
16. Il quarto motivo è rubricato “violazione di norme di diritto con riferimento agli artt. 1322,1766-1782 c.c. e falsa applicazione di norme di diritto con riferimento agli artt. 1571-1606 c.c., violazione dell’art. 1341 c.c., comma 2, art. 1362 c.c., comma 2, violazione dell’art. 33 e seguenti del Codice del Consumo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.
16.1. Il ricorrente censura la sentenza d’appello per aver sussunto la fattispecie entro la figura del contratto di locazione atipico, e non entro quella del deposito, laddove il contratto di parcheggio differirebbe da quello di locazione sotto il profilo causale, non essendo l’area oggetto di posteggio concessa in godimento continuato del locatario.
16.2. Inoltre, censura la sentenza per non aver ritenuto la clausola di esclusione dell’obbligo di cauzione vessatoria o comunque nulla ai sensi dell’art. 33 Codice del consumo, nonostante il consumatore sia privo dell’effettiva possibilità di scelta, essendo tutti i parcheggi dell’aeroporto di (omissis) gestiti da (…).
17. Il quinto motivo denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
17.1 Il ricorrente lamenta che la Corte d’appello abbia omesso di valutare le dichiarazioni del teste N. , che ha riferito della presenza di telecamere di sorveglianza all’interno delle aree di parcheggio, fatto che sarebbe decisivo in quanto tale da qualificare in termini univoci il servizio reso come comprensivo della custodia delle autovetture parcheggiate.
18. Osserva il Collegio che il secondo motivo, con cui si denuncia la falsa applicazione della L. n. 122 del 1989 cd. Legge Tognoli e del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1, lett. f) è fondato.
19. La Corte, nella pronuncia a Sezioni Unite n. 14319/2011, ha identificato puntualmente la fattispecie alla quale applicare il principio di diritto ivi enunciato.
19.1. In primo luogo, è stato evidenziato che la L. n. 122 del 1989, cd. Legge Tognoli, mira a ovviare al problema della paralisi della circolazione stradale attraverso la realizzazione e la organizzazione di un servizio essenziale per le città e per i loro abitanti mediante la creazione di aree di parcheggio dei veicoli privati finalizzate all’interscambio con sistemi di trasporto collettivo.
19.2. A tal fine, la legge ha previsto che i Comuni interessati al perseguimento di detta finalità possano provvedere alla progettazione ed alla realizzazione di dette aree, anche attraverso imprese convenzionate, avvalendosi del finanziamento pubblico fornito dalla Cassa Depositi e Prestiti (artt. 3, 5, 6, 8).
19.3. Inoltre, i suddetti interventi sono stati coordinati con la disciplina del Codice della Strada, mediante l’introduzione, con l’art. 15 Legge Tognoli della disposizione, poi sostanzialmente recepita nel D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 7, comma 1 lett. f) a tenore del quale: “Nei centri abitati i comuni possono, con ordinanza del sindaco (…) stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le aree urbane”.
19.4. Le Sezioni Unite della Corte nella sentenza in esame hanno sottolineato che il complesso di tali norme attesta la chiara volontà del legislatore di rimettere la regolamentazione della sosta e del parcheggio e il pagamento per il tempo di sosta al potere deliberante della giunta comunale e del Sindaco in considerazione del pubblico interesse sotteso alla realizzazione di dette aree.
19.5. Giova ribadire che, come pure osservato dalla Corte, tale assetto normativo è stato ritenuto conforme alle norme e ai principi costituzionali (cfr. Corte Cost., n. 66/2005, richiamata nell’argomentazione della sentenza n. 14319/2011, sub 3.1.).
19.6. Sulla base del suddetto qu(…)o normativo, la Corte ha poi ravvisato la possibilità di configurare due diverse discipline applicabili al contratto di autoparcheggio la cui scelta è rimessa all’utente.
19.6.1. Con la prima si privilegia, oltre all’intenzione di utilizzare l’area comunale di sosta, anche l’interesse del conducente alla conservazione e restituzione del veicolo nello stato in cui è stato consegnato, con conseguente affidamento in custodia dello stesso. In tal caso, appare fondatamente invocabile la disciplina del deposito.
19.6.2. La seconda disciplina privilegia esclusivamente l’interesse dell’utente all’uso di uno spazio per lo stazionamento del veicolo in prossimità di luoghi di interscambio con sistemi di trasporto collettivo a cui intende accedere velocemente e senza incorrere in violazioni del codice della strada, pagando la somma corrispettiva della prestazione di messa a disposizione dell’area, senza alcun trasferimento della detenzione del veicolo, purché l’avviso dell’esclusione della custodia sia posto in modo ben visibile prima della conclusione del contratto.
19.7. Nel caso deciso dalle Sezioni Unite con la pronuncia 14319/2011 è stato ritenuto che l’istituzione dell’area di sosta a pagamento era regolata dalla normativa pubblicistica sin qui esaminata e la Corte ha concluso per la ravvisabilità delle caratteristiche del contratto di parcheggio del primo tipo, cioè senza obbligo di custodia.
20. La fattispecie oggetto del ricorso in esame presenta indici di diversità rispetto a quella esaminata in detta pronuncia delle Sezioni Unite, tali da rendere non immediatamente applicabile il principio di diritto ivi enunciato, con conseguente fondatezza della censura di falsa applicazione della normativa pubblicistica ed assorbimento degli altri motivi (Cass. 28663/2013, Cass. 13534/2018).
20.1. In primo luogo, l’area gestita da (…) risulta essere privata e non comunale, nè formalmente destinata a finalità assimilabili a quelle considerate dalla L. n. 122 del 1989 c.d. Legge Tognoli ed attuate in coordinamento con l’art. 7 C.d.S., comma 1, lett. f).
20.2 In secondo luogo, (…) ha precisato solo nel controricorso (cfr. pag. 12) che il parcheggio in questione insiste sull’area demaniale e non privata dell’aeroporto, area oggetto di concessione risalente al 1974 in forza della quale ha assunto la gestione degli (omissis) . A fronte di ciò si osserva che risulta dalla sentenza impugnata che aveva invece allegato di svolgere un’attività di parcheggio in forma di impresa, con la conseguenza che quanto sopra evidenziato costituisce profilo nuovo, non oggetto di contraddittorio e di esame nel merito e non apprezzabile dal giudice di legittimità.
20.3 Appare pertanto effettivamente ingiustificata, alla stregua delle sopra evidenziate differenze, la qualificazione operata dalla Corte d’appello del contratto di parcheggio di cui è causa come contratto di locazione di area sulla scorta dell’assunta finalità pubblica (decongestionamento dell’area) del servizio offerto con esclusione dell’applicabilità della disciplina del deposito ex art. 1766 c.c. e ss., non ricorrendo indici oggettivi e normativi a sostegno della conclusione formulata.
21. Deve quindi essere cassata la sentenza con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, affinché riesamini il gravame del S. alla luce del seguente principio di diritto: “la struttura privata destinata al parcheggio di veicoli posta nelle adiacenze di un aeroporto e gestita da un soggetto privato, nel caso di furto dell’automezzo ivi posteggiato, non è di per sé assimilabile, ai fini dell’individuazione della disciplina applicabile con specifico riferimento al riconoscimento o meno dell’obbligazione di custodia del mezzo rubato e della conseguente responsabilità ex recepto del gestore, alla fattispecie configurabile nel caso di furto di autoveicolo posteggiato nel c. d. parcheggio scambiatore realizzato su area comunale di sosta istituito ai sensi della L. n. 122 del 1989 e dell’art. 7C.d.S., comma 1, lett. f) “.
22. La Corte d’appello di Roma provvederà altresì sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
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