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Dolo e colpa: quali differenze?

18 Marzo 2022
Dolo e colpa: quali differenze?

Reati e illeciti amministrativi: la malafede e la buona fede come elementi per determinare la misura delle pene. Cos’è il dolo e cos’è la colpa. 

Spesso si sente parlare di dolo e di colpa ma chi non è un tecnico potrebbe avere difficoltà a comprendere la differenza tra i due termini. Se nel gergo comune la «colpa» è tutto ciò che dipende dall’azione responsabile dell’uomo, sia essa volontaria o meno (sicché è colpevole, ad esempio, un marito che picchia la moglie, un automobilista che passa col rosso, un impiegato che non va al lavoro), nell’accezione giuridica il concetto di colpa è molto più ristretto e delimitato da una linea piuttosto opaca che lo distingue dal dolo. 

In questo articolo cercheremo di spiegare quali sono le differenze tra dolo e colpa in modo da spiegare, in termini pratici, cosa si rischia quando si infrange la legge. Ma procediamo con ordine.

Perché esistono il dolo e la colpa?

Volendo usare una definizione giuridica, il dolo e la colpa costituiscono l’«elemento soggettivo» di un reato, ossia danno la misura dell’intenzionalità, della volontà del responsabile di commettere l’illecito. Chiaramente, quanta più volontà c’è nel violare la legge tanto maggiore sarà la pena. E non potrebbe essere diversamente: è più pericoloso un soggetto che delle norme giuridiche se ne infischia rispetto a chi, pur volendole osservare, non lo fa per imprudenza o negligenza.

Il dolo e la colpa servono quindi a identificare la misura delle sanzioni nei confronti di chi viola una legge, sia essa di carattere penale (nel caso di commissione di un reato) che amministrativo. 

In verità, esistono numerosi casi in cui la sanzione è identica, indipendentemente dal dolo o dalla colpa. È il caso, ad esempio, della violazione del codice della strada dove, a prescindere dal fatto che il conducente si sia reso o conto o meno dell’infrazione, sarà comunque multato (si pensi a chi infrange i limiti di velocità). Ma di ciò parleremo meglio a breve. Vediamo invece subito qual è la differenza tra dolo e colpa.

Condizioni per essere puniti

In Italia, non si può punire una persona che commette un’azione senza aver voluto compierla, indipendentemente dal fatto che sapesse che tale azione è vietata o meno (visto che la legge non ammette ignoranza) e dal fatto che, in quello specifico istante, si sia reso conto di infrangere la legge (si pensi a chi invade la proprietà privata senza sapere che è di altri).

Non si può quindi punire chi non vuole compiere un’azione e tuttavia la compie per fatti indipendenti dalla propria volontà (si pensi a chi viene costretto a compiere un reato sotto minaccia) o perché costretto dalle circostanze (si pensi a chi, alla guida della propria auto, per schivare un automobilista che ha invaso la propria corsia, nel dover scegliere tra il salvare sé o un’altra persona da un grave pericolo, travolge un pedone).

Allo stesso modo non si può punire una persona che è incapace di intendere e volere, ossia si trova nelle condizioni di non comprendere il significato delle proprie azioni. Nei suoi confronti la sanzione non avrebbe alcun valore né scopo educativo attesa l’impossibilità del reo di rendersi conto tanto dell’illegalità del proprio comportamento tanto della pena.

Quindi, ai fini dell’irrogazione della sanzione, è necessario che la violazione sia stata commessa consapevolmente dal trasgressore, cioè con coscienza e volontà. 

Due sono le forme nelle quali si estrinseca la colpevolezza: la colpa e il dolo. Come anticipato, queste due figure servono per quantificare la pena sia in caso di commissione di reati che di illeciti amministrativi.

Cos’è la colpa 

Spesso, seppur coscientemente, si compiono azioni da cui derivano illeciti senza la volontà di realizzare il suddetto effetto. Sicché, se la persona tornasse indietro nel tempo, non realizzerebbe quel determinato comportamento. Si pensi a un automobilista che si distrae alla guida con il cellulare e, nel frattempo, investe un pedone. In questo caso si parla di colpa. La colpa deriva da un comportamento che, seppur cosciente e volontario, realizza un risultato non voluto. 

La colpa deriva da:

  • negligenza, quando nella condotta è rilevabile disattenzione e mancanza della sollecitazione necessaria (si pensi a chi, durante la guida, non presta attenzione alla segnaletica o a chi dimentica di spegnere il gas, causandone così una fuga);
  • imprudenza, che si ha in presenza un’eccessiva fiducia nella propria abilità e nella presunzione di essere in grado di saper affrontare ogni situazione (si pensi all’automobilista che non rispetta le distanze di sicurezza dall’auto davanti a sé);
  • imperizia, che consiste in una deficienza di abilità propria di una persona che dovrebbe invece conoscere un’arte, un mestiere o una professione (si pensi alla diagnosi sbagliata del medico che porti alla morte il proprio paziente o alla frenata brusca su una strada ghiacciata).

Si parla di colpa quindi tutte le volte in cui l’azione, anche se prevista, non è voluta, ma si verifica perché l’agente ha agito in modo vietato dalle regole di condotta imposte dalla legge. La necessità di punire anche le violazioni commesse per colpa deriva dalla esigenza di rafforzare l’efficacia preventiva e repressiva della norma sanzionatoria. 

Cos’è il dolo

Il dolo è ciò che comunemente chiamiamo «malafede»: è la volontà e la coscienza non solo di commettere l’azione ma di volerne anche il risultato. Si pensi a chi, svegliato nella notte dagli schiamazzi, lancia una bottiglia dalla finestra verso gli avventori del bar di sotto, accettando il rischio di colpire qualcuno.

La condotta, poi, può consistere tanto in un’azione, compimento di qualcosa che è vietato, quanto in un’omissione, violazione del comando di agire in un determinato modo. 

Ci possono essere diverse forme di dolo, con conseguente graduazione della pena. Ad esempio, c’è il dolo di primo grado, quello cioè di chi compie un’azione per raggiungere quello specifico obiettivo vietato dalla legge (si pensi a chi spara un colpo di pistola allo scopo di uccidere una persona, riuscendovi) e il dolo eventuale (si pensi a chi vuol raggiungere un obiettivo diverso ma ben sa che, se qualcosa dovesse andare storto, potrebbe fare del male a un’altra persona e tuttavia accetta il rischio, come chi lancia i sassi dal cavalcavia).

Qual è la differenza tra dolo e colpa?

La differenza tra dolo e colpa sta quindi nel fatto che se il dolo (malafede) è caratterizzato da una piena coscienza di determinare un effetto vietato dalla legge, la colpa invece non presenta questa caratteristica: in quest’ultima il soggetto ha sì pieno controllo delle proprie azioni ma non si rende conto (pur potendolo fare) di ciò che sta facendo, per quanto sia vietato dalla legge. 



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1 Commento

  1. E’ abbastanza chiaro come la legge penale distingue la colpa dal dolo, ma molto spesso le norme penali (quelle del codice penale, per capirci), sono ingarbugliate in un modo pazzesco: si pensi ai continui rinvii a leggi, sentenze, codici di tipo diverso da quello penale ecc. e quindi chi legge per la prima volta cosa è “doloso” o cosa è “colposo”, non ci capisce dentro più nulla.

    Potreste intervenire sul tema trattandolo anche in un video della serie Questa è la legge, nel quale si tratti il solo tema qua esposto con parole più semplici e con qualche esempio in più, così da far capire anche al cittadino ignorante in materia giurisprudenziale, come può eventualmente difendersi da accuse false e come è previsto che lo stesso stia particolarmente attento a non “superare i limiti” della legge civile, penale, ecc.?!

    Grazie mille, buon lavoro a tutta la redazione!!

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