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Tentata infrazione stradale: è punita?

20 Marzo 2022
Tentata infrazione stradale: è punita?

Si può punire la semplice intenzione e il tentativo di infrangere il codice della strada?

Sei alla guida della tua auto e stai per commettere un’infrazione stradale, ad esempio un controsenso, il passaggio col semaforo rosso o una inversione ad U nonostante la linea continua di mezzeria. Senonché ti accorgi di un’auto della polizia poco lontano da te e della presenza di due agenti che si sono chiaramente accorti delle tue intenzioni. Così, ti blocchi di colpo e desisti dal proposito iniziale. Ti chiederai, a questo punto, se i poliziotti possono aver preso il numero della tua targa e magari mandarti una multa a casa. È punita la tentata infrazione stradale se questa non viene portata a termine? La semplice “intenzione” di violare la legge può essere oggetto di infrazione?

La questione è di particolare interesse e, anzi, è stata oggetto di lunga discussione. 

Come molti sapranno, nell’ambito del diritto penale, il tentativo di reato è ugualmente punito, al pari del reato consumato, seppur con una riduzione di pena (da un terzo a due terzi rispetto alla pena ordinaria). Ed è altresì noto che i principi applicabili al diritto penale si estendono, in gran parte, anche all’ambito delle sanzioni amministrative, quali appunto sono le multe stradali (tanto per fare un esempio, lo stato di necessità che è causa di giustificazione per un reato lo è anche per una infrazione stradale). Di qui verrebbe di pensare che la tentata infrazione stradale è punita al pari di quella consumata. Ma la realtà è ben diversa. 

In tema di illeciti amministrativi si ritiene che non si possa punire l’illecito tentato – caso che ricorre quando il potenziale trasgressore, compiuti atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere un’infrazione, alla vista della polizia, non porti a termine l’azione. I latini dicevano a riguardo: «cogitationis poenam nemo patitur» che significa che nessuno può subire una pena per i suoi pensieri. 

Occorre, infatti, che il trasgressore abbia posto in essere una effettiva condotta costituente un illecito. Non ci può essere quindi un illecito senza una azione. Del resto, se è vero che la multa stradale scatta al compimento di una determinata azione, per come dettagliatamente descritta dal codice della strada, è anche vero che se tale azione non viene posta in essere non ci sono gli estremi neanche per la multa (che appunto è conseguenza dell’azione). 

È anche vero, purtroppo, che le dichiarazioni degli agenti fanno piena prova, hanno cioè un valore superiore rispetto alle dichiarazioni del cittadino. Il che significa che se i poliziotti dovessero multare il conducente affermando nel verbale che la condotta illecita è stata posta in essere, almeno per quella minima parte necessaria a integrare la violazione del codice della strada (si pensi alla guida pericolosa, al tentativo di sorpasso nonostante la linea continua, all’eccesso di velocità, ecc.), sconfessare tali dichiarazioni diventerà molto più difficile. Difatti il cittadino dovrà procedere a un apposito procedimento, ulteriore e parallelo rispetto alla contestazione della sanzione, che si chiama querela di falso. In tale procedura – che si configura come autonomo ricorso – l’interessato dovrà fornire tutte le prove necessarie a sconfessare le dichiarazioni dei pubblici ufficiali. 

Quanto appena detto peraltro non vale solo per le multe stradali ma per tutti gli altri illeciti amministrativi. Possiamo quindi concludere dicendo che, a differenza di quanto avviene in ambito penale per i reati, in tema di illeciti amministrativi il tentativo non è punibile.



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