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Chi può dare i giorni di malattia?

20 Marzo 2022
Chi può dare i giorni di malattia?

Come andare in malattia senza medico? Ecco i medici abilitati a inviare il certificato di malattia al datore di lavoro. 

Il dipendente che debba prendere giorni di permesso dal lavoro per sopravvenuta malattia deve sottoporsi a visita del medico curante. Questi poi provvede a comunicare il relativo certificato, in via telematica, all’Inps che, a sua volta, lo mette a disposizione del datore di lavoro. Tale trafila va rispettata obbligatoriamente; diversamente il lavoratore si considera “assente ingiustificato” e può subire una sanzione disciplinare.

Ma non è solo il medico di famiglia legittimato a rilasciare tale certificato. Ed allora chi può dare i giorni di malattia? Quali sono i soggetti abilitati dalla legge ed a cui il lavoratore dipendente può rivolgersi per potersi assentare legittimamente dal lavoro? Cerchiamo di scoprirlo qui di seguito.

Certificato medico senza visita personale

Prima però di individuare chi può dare i giorni di malattia, sarà bene ricordare che detto certificato non può mai essere rilasciato “a distanza”, senza cioè una visita personale. 

Esistono numerose sentenze che affermano la responsabilità del medico che rilasci il certificato di malattia senza aver sottoposto a visita il paziente, magari fidandosi di quanto da questi riferito tramite telefono. La Cassazione, con due sentenze del 2012, ha dapprima detto che «commette una violazione del codice deontologico il medico che, senza aver sottoposto a visita il paziente, compili un certificato di malattia a giustificazione dell’assenza dal lavoro: tale condotta legittima nei suoi confronti l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per un mese» [1]; in seconda battuta ha affermato che «commette il reato di falso ideologico ex art. 480 c.p. il medico convenzionato con il SSN che rilasci una certificazione medica di malattia attestante l’esistenza di una patologia o il suo perdurare senza aver preventivamente visitato il paziente [2].

Detto ciò vediamo ora chi può dare i giorni di malattia per giustificare l’assenza dal lavoro. 

Come andare in malattia senza medico?

Cosa può fare chi non ha il medico di famiglia (magari perché è da poco andato in pensione), chi si è da poco trasferito in un’altra città e non ha ancora scelto il medico curante) o chi non ha un buon rapporto con questi e vorrebbe evitare di rivolgersi a lui? Insomma, come andare in malattia senza il medico di base (o di famiglia, che dir si voglia?).

Ebbene, la legge indica una serie di soggetti abilitati all’emissione del certificato medico per la malattia del lavoratore. Eccoli.

Soggetti obbligati al rilascio del certificato medico

Sono innanzitutto obbligati alla trasmissione telematica del certificato medico di malattia tutti i medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale e quelli con esso convenzionati. Tali soggetti non possono rifiutarsi di rilasciare il certificato se attestano l’esistenza della malattia; diversamente possono essere sanzionati fino al licenziamento o alla revoca della convenzione. 

Possono accedere a tale modalità, ma non vi sono per il momento obbligati, anche i medici liberi professionisti. 

Soggetti non obbligati al rilascio del certificato medico

Non sono per il momento obbligate le strutture ospedaliere e quelle di pronto soccorso per i certificati di ricovero, dimissioni e pronto soccorso.

Con riferimento alle strutture sanitarie, l’Inps ha precisato che le Regioni dovranno adeguarsi alla trasmissione telematica dei certificati entro 9 mesi e che, fino ad allora, continueranno a essere redatti certificati di ricovero e di dimissioni in modalità cartacea, con conseguente obbligo del lavoratore di trasmettere o recapitare il certificato cartaceo all’Istituto e al proprio datore di lavoro (copia con sola prognosi) [3].

Pronto soccorso: il certificato può servire per l’assenza dal lavoro?

Un’ultima menzione va fatta con riferimento al certificato del pronto soccorso della locale struttura ospedaliera. Può tale documento essere equiparato al certificato del medico di famiglia e chi lo comunica al datore? Sul punto è intervenuto un chiarimento da parte dell’Inps. L’Istituto di Previdenza Nazionale ricorda che [4], per quanto concerne il pronto soccorso, il certificato cartaceo da questo rilasciato (modalità ancora attiva fino a quando anche le strutture in questione non saranno passate alla procedura telematica e nei casi ancora previsti) può ben legittimare l’assenza ove non si limiti a indicare la patologia ma precisi anche lo stato di incapacità lavorativa; ove tale indicazione manchi, il certificato non sarà automaticamente respinto ma sarà valutato dal centro medico legale dell’Inps [4]. 

La certificazione cartacea (nei casi ancora previsti) delle prestazioni di pronto soccorso, in quanto non equiparabile al ricovero, deve essere inviata entro 2 giorni dal rilascio [5]. 

In ogni caso, anche le strutture di pronto soccorso rientrano tra i soggetti obbligati a trasmettere le certificazioni per via telematica direttamente all’Inps [6].

Cosa deve contenere il certificato medico?

Ricordiamo che il certificato medico di malattia si compone di due parti:

  • il «certificato di malattia» vero e proprio, ossia l’attestazione scritta di un fatto di natura tecnica destinata a provare la verità di fatti direttamente rilevabili dal medico curante nell’esercizio della professione, che attesti l’incapacità temporanea al lavoro, con l’indicazione sia della diagnosi che della prognosi;
  • l’«attestato di malattia», ossia l’attestazione medica di cui sopra, senza l’esplicitazione della diagnosi, da produrre al datore di lavoro.

Inoltre nel certificato devono essere indicati i seguenti elementi:

  • dati identificativi del medico che redige il certificato;
  • dati di prognosi, ossia inizio e termine previsto della malattia;
  • se si tratta di inizio, continuazione o ricaduta;
  • se si tratta di visita ambulatoriale o domiciliare;
  • nome, cognome, codice fiscale, data e luogo di nascita del lavoratore;
  • residenza o domicilio abituale del lavoratore, completo di città, indirizzo, e cap; 
  • nominativo indicato presso l’abitazione, se diverso dal proprio, città, indirizzo e cap, in caso di reperibilità durante la malattia a un indirizzo diverso da quello abituale. 

note

[1] Cass. 9.3.2012, n. 3705.

[2] Cass. pen. sez. V, 2.2.2012, n. 18687.

[3] Inps, circ. 27.7.2013, n. 113

[4] Inps, msg. 7.11.2003, n. 968

[5] Inps, circ. 25.7.2003, n. 136

[6] Attraverso il sistema di accoglienza centrale – Art. 55-septies, D.Lgs. 165/2001 – Art. 25, L. 183/2010 – PCM Dip. Funz. Pubb./Min. Lav. circ. 18.3.2011, n. 4


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