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Si può sequestrare un cane?

20 Marzo 2022
Si può sequestrare un cane?

Quando è legittimo il sequestro di un animale; la differenza tra sequestro e pignoramento del cane. 

Cosa rischia una persona che ha un cane pericoloso (colpevole magari di aver morso o aggredito un passante) o semplicemente rumoroso (perché, quando il padrone non è a casa, abbaia e disturba il vicinato)? Certamente un procedimento penale visto che degli eventuali reati non può che rispondere il padrone. Ma potrebbe rischiare anche che la polizia gli porti via il compagno a quattro zampe? In altri termini si può sequestrare un cane? La questione ha interessato più di una volta la giurisprudenza. 

La Cassazione, più nel dettaglio, ha fornito interessanti indicazioni in merito. Di tanto parleremo nella seguente guida. 

Cos’è il sequestro e quando avviene

Prima di stabilire se è legittimo sequestrare un cane, scopriamo prima cos’è il sequestro nell’ambito del processo penale. 

Il sequestro è una misura di spossessamento che può essere attuato per diversi fini. Ad esempio, può essere attuato per assicurare che le fonti di prova non vadano disperse, come nel caso dei registri contabili di una società, appresi dagli inquirenti quando c’è il rischio che contengano le prove di reati (è il cosiddetto «sequestro probatorio»). Il sequestro però può servire anche ad evitare che vengano a mancare le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria e dei risarcimenti conseguenti al reato, come nel caso del sequestro di un conto corrente (è il cosiddetto «sequestro conservativo»).

C’è poi il sequestro rivolto a impedire la commissione di nuovi reati (il cosiddetto «sequestro preventivo»). È quest’ultimo quello che ci interessa in tale sede.

Differenza tra sequestro e pignoramento

Prima di tutto val la pena di fare un’avvertenza: attenzione a non confondere il sequestro con il pignoramento. Il pignoramento si fa sui beni di proprietà del debitore, quando questi non ha pagato un’obbligazione ricadente su di lui, al fine di venderli e, con il ricavato, soddisfare il creditore. È il caso ad esempio del pignoramento di un’auto, di una casa, di un quadro, ecc.

Ebbene un cane non può mai essere pignorato: questo perché il codice di procedura civile esclude dal novero dei beni pignorabili gli animali di compagnia, come appunto il gatto o il cane. 

Si può sequestrare un cane?

Il sequestro per finalità preventive, ossia quello per scongiurare la commissione di altri reati, è ben eseguibile su un cane. Lo ha specificato più volte la Cassazione che, proprio di recente, ha ad esempio convalidato il sequestro di un cane ritenuto pericoloso per aver morso un passante [1]. In questo caso, il sequestro è rivolto ad evitare la reiterazione del reato di lesioni personali.

Gli animali – ha ripetutamente affermando la Suprema Corte – sono considerati “cose” e, come tali, ricorrendone i presupposti, possono formare oggetto di sequestro. Riconoscere che i cani sono “esseri senzienti” non cambia la loro natura di cose.

Nel caso di specie, a pesare sono stati innanzitutto i certificati rilasciati dal pronto soccorso che hanno evidenziato le gravi ferite inferte dall’animale alla vittima, palesandone la pericolosità. I giudici hanno poi ritenuto significativa l’inadeguatezza mostrata dalla padrona nel controllo del cane. Non si può quindi mettere in discussione «il sequestro preventivo di un cane adulto di taglia grande» nei confronti del proprietario dell’animale, indagato per lesioni colpose ed omessa custodia, in relazione all’aggressione compiuta dal cane.

Nè è possibile giustificarsi dicendo che il padrone, nel momento dell’aggressione, era al lavoro. Su di lui comunque grava un dovere di tenere sotto controllo l’animale, al fine di garantire la sicurezza dei terzi. Impedire che un evento si compia equivale – in alcuni casi – a compierlo, almeno secondo i principi del diritto penale. 

Un altro caso tipico di sequestro è quello rivolto ad evitare la commissione del reato di disturbo alla quiete pubblica tutte le volte in cui il cane abbaia dando fastidio al condominio e ai vicini. In questo caso, non basta però che il latrato sia ascoltato solo da una o due famiglie, quelle più vicine all’appartamento che ospita il quadrupede. Questo perché il sequestro può scattare solo in presenza di un reato e il reato di disturbo alla quiete pubblica richiede che le molestie acustiche arrivino all’orecchio di un numero indeterminabile di persone.

Stesso discorso vale quando il cane sia fonte di odori cattivi che danno fastidio al vicinato [2].

C’è poi un ultimo tipo di sequestro del cane, che però non ha nulla a che vedere con le ipotesi appena viste. Secondo la Cassazione [3], è ammissibile il sequestro preventivo del cane che, maltrattato e lasciato solo per molti giorni dal proprietario a casa, manifesti condizioni precarie di salute. Non importa che l’animale abbia ciotole con acqua e cibo a disposizione, poiché queste non corrispondono al concetto di cura verso i propri animali domestici. In tal caso il cane è la vittima e il sequestro avviene per evitare che il suo padrone continui a commettere il reato di maltrattamento di animali.


note

[1] Cass. sent. n. 9024/2022.

[2] Cass. sent. n. 54531/2016.

[3] Cass. sent. n. 29894/2018.

Autore immagine: depositphotos.com

Cass. pen., sez. IV, ud. 3 marzo 2022 (dep. 17 marzo 2022), n. 9024

Presidente Serrao – Relatore Cenci

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale per il riesame di Monza il 9 settembre – 9 ottobre 2021 ha confermato il decreto con cui il giudice di pace di Monza il 20-23 agosto 2021 ha ordinato il sequestro preventivo di un cane lupo cecoslovacco adulto di taglia grande nei confronti della proprietaria dell’animale, R.R.A., che è (co)indagata per lesioni colpose ed omessa custodia, in relazione all’aggressione, avvenuta il (omissis), di un bimbo di due anni da parte di tale cane.

2. Ricorre per la cassazione dell’ordinanza la signora R., tramite difensore di fiducia, affidandosi ad un solo, complessivo, motivo con cui lamenta violazione di legge in relazione alla sussistenza dei presupposti legittimanti il sequestro sia quanto al fumus commissi delicti sia quanto al periculum in mora.

2.1. Quanto al fumus, si assume che il Tribunale si sarebbe limitato ad una riconduzione astratta del fatto alla fattispecie contestata, senza tenere conto delle risultanze processuali che, invece, avrebbero consentito, dopo la verifica in concreto, la revoca o l’annullamento del sequestro.

Richiamati precedenti di legittimità stimati pertinenti, si sottolinea come al momento del fatto la proprietaria fosse impegnata al lavoro e come, prima di uscire, avesse lasciato il cane regolarmente custodito dentro casa. Ne consegue che la ricorrente non potrebbe ritenersi responsabile dell’accaduto solo in quanto proprietaria, non avendo in realtà posto in essere nessuna condotta colposa, e ciò nemmeno se, in ipotesi, avesse autorizzato la figlia ad uscire portando a passeggiare il cane, in quanto l’animale aveva sia il guinzaglio che la museruola (come prescritto dalla A.S.L. a causa di precedenti aggressioni), non potendo prevedere che in un secondo momento la museruola sarebbe stata tolta.

La ricorrente, quindi, non aveva nel caso di specie nè potere di vigilanza nè potere effettivo di controllo sul cane.

2.2. Quanto al periculum in mora, si evidenzia che difetterebbero i requisiti di concretezza ed attualità del pericolo poiché il fatto è di fine (omissis), la visita del servizio veterinario pubblico è del (omissis) , la querela è del (omissis), il sequestro è del (omissis), quindi di circa tre mesi dopo i fatti, tre mesi durante i quali non si sono registrati altri episodi di aggressione o morsicatura: donde – si assume – la vanificazione del senso sia pratico che giuridico del provvedimento di sequestro, di cui si chiede l’annullamento.

3. Il P.G. della S.C. nella requisitoria scritta del 14 febbraio 2002 ha chiesto il rigetto del ricorso.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è manifestamente infondato, per le seguenti ragioni.

2. Il ricorso non si confronta con l’effettivo contenuto del provvedimento impugnato e reitera temi già sviluppati e risolti dal Tribunale per il riesame.

2.1. Nel sostenere l’assoluta estraneità della ricorrente rispetto al reato, trascura che il provvedimento impugnato ha ritenuto che la conduttrice materiale del cane al momento dell’aggressione al bambino è la figlia della signora R., G.F , la quale non è stata in grado di condurre correttamente lo stesso, avendolo tenuto fuori casa senza la museruola, così violando quanto era stato espressamente prescritto dal servizio veterinario a cause della plurime aggressioni già poste in essere dal cane in precedenza; la ragazza, inoltre, secondo quanto riferito da un teste, è rimasta “impietrita” davanti all’aggressione porta dal cane al bambino. Il Tribunale, quindi, ha spiegato in maniera logica e congrua che la donna è stata negligente nel non impedire che il cane fosse condotto fuori dall’abitazione da persona non adeguata (la figlia indicata come convivente) ed in dispregio delle prescrizioni già impartite.

In relazione alla posizione di garanzia della ricorrente, la sentenza impugnata fa buon governo del principio secondo cui il proprietario di un cane risponde a titolo di colpa delle lesioni cagionate a terzi dallo stesso animale anche qualora ne abbia affidato la custodia a persona non in grado di esercitare su di esso una effettiva custodia (Sez. 4, n. 36151 del 21/09/2021, Rizzo, non mass.; Sez. 4, n. 31874 del 27/6/2019, Giambellucca, Rv. 276705; Sez. 4, n. 51448 del 17/10/2017, Polito, Rv. 271329; Sez. 4, n. 30548 del 13/04/2016, Bregantini, non mass.; Sez 4, n. 34765 del 3/4/2008, Morgione e altro, Rv. 240774).

2.2. Nell’affermare la mancanza di attualità e di concretezza del pericolo, la ricorrente non si confronta con la motivazione, ove si dà atto che il cane si era reso già autore di quattro aggressioni, che era già stato già condotto in canile ed infine riconsegnato con stringenti prescrizioni, che tali prescrizioni sono state violate, che nè la ricorrente nè la figlia si sono dimostrare in grado di gestire in concreto un cane che la A.S.L. ha ritenuto oggettivamente pericoloso e che comunque risulta, dalla stessa relazione del consulente di parte privata, essere ottimamente gestito nella struttura convenzionata con il Comune in cui si trova ricoverato.

La decisione impugnata è peraltro coerente con il principio secondo il quale “In tema di sequestro preventivo impeditivo, ai fini della sussistenza del periculum in mora richiesto dall’art. 321 c.p.p., comma 1, è sufficiente che la cosa pertinente al reato assuma carattere strumentale rispetto all’agevolazione della commissione di altri reati, anche se non della stessa specie di quello già consumato e per cui si procede” (Sez. 3, n. 30632 del 13/10/2020, Di Martino, Rv. 280018).

3.Consegue la statuizione in dispositivo.

4. Motivazione semplificata, dovendosi fare applicazione nel caso di specie di principi giuridici già reiteratamente affermati dalla Corte di cassazione e condivisi dal Collegio, ricorrendo le condizioni di cui al decreto del Primo Presidente della S.C. n. 84 dell’8 giugno 2016.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.


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