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Migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati: quali differenze

20 Marzo 2022
Migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati: quali differenze

Condizioni, autorizzazioni e tutele per i cittadini extracomunitari che entrano in Italia. 

«Viviamo in una società multirazzista» aveva ironizzato una volta un comico. E aveva colto nel segno. La Costituzione e le grandi conquiste di libertà e uguaglianza sono solo sulla carta: il popolo non è ancora maturo a sufficienza per pensare che la terra è una e la gente appartiene a un’unica grande razza: quella del genere umano. Ed ecco che questa ignoranza culturale si ripercuote anche sotto un profilo legale. Siamo abituati a chiamare migranti, profughi, richiedenti asilo, e rifugiati in modo indistinto, senza invece sapere – o preoccuparci di scoprire – che per ciascuno di questi termini corrisponde un significato (e una tutela) diversa. Che dobbiamo conoscere, proprio perché ormai i flussi di passaggio da un Paese all’altro sono così elevati da non poter essere controllati. 

Nonostante sia comune utilizzare come sinonimi i termini “rifugiato” e “migrante” o ancora “profugo” e “richiedente asilo”, ci sono differenze fondamentali da un punto di vista legale. Confondere le parole può avere conseguenze importanti sulle persone stesse, così come generare interpretazioni errate nel dibattito lessicale.

Proprio alla luce di ciò cerchiamo di capire quali differenze ci sono tra migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati.

Profugo

Il profugo è una persona che scappa dal proprio Paese a causa di guerre, invasioni o catastrofi naturali. Può essere anche “interno” quando abbandona la propria abitazione ma rimane nello stesso Paese.

Il movimento di tali persone ha creato e crea notevoli problemi ai Paesi che li accolgono, i quali hanno predisposto leggi specifiche al fine di disciplinare il fenomeno. 

In Italia la legge 763/1981 predispone una serie di interventi a favore di coloro che rivestono la qualifica di profugo.

Nell’ottobre 2013, un peschereccio libico, con a bordo più di 600 profughi di origine africana, a causa di un incendio scoppiato a bordo, è affondato nei pressi di Lampedusa causando la morte di circa 500 persone. Quanto accaduto rappresenta la più grande tragedia del mare e ha determinato la nascita dell’operazione Mare Nostrum, una missione militare ed umanitaria la cui finalità è di prestare soccorso ai clandestini prima che possano ripetersi altri drammatici incidenti. 

Rifugiato

Il rifugiato è una persona scappata dal proprio Paese per cercare protezione in un altro, perché perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità e, a causa di ciò, non può o non vuole tornare nel proprio Paese di origine, dove la sua incolumità fisica sarebbe a rischio.

La condizione di rifugiato è stata definita per la prima volta nella Convenzione di Ginevra del 1951, un tratto delle Nazioni Unite firmato da 147 Paesi.

La nozione di rifugiato va tenuta distinta da quella di immigrato e di apolide. Pur avendo in comune con il rifugiato la necessità di trovare accoglienza in un altro Stato, gli immigrati non sono costretti a lasciare il proprio Paese per ragioni gravi ma prendono questa decisione liberamente (ne parleremo meglio a breve). 

Per il riconoscimento dello status di rifugiato è necessaria la prova del timore della persecuzione da parte del soggetto. Sono escluse dall’applicazione della Convenzione le persone che hanno commesso crimini di guerra o contro l’umanità o che sono colpevoli di atti contrari ai fini e ai principi delle Nazioni Unite. 

In base alla Convenzione di Ginevra, lo stato di rifugiato comporta l’applicazione di due principi:

non estradizione: lo straniero che deve essere sottoposto nel proprio Paese ad un processo per reati politici non può essere estradato dal territorio dello Stato che gli ha concesso asilo; in Italia tale principio è affermato dall’art. 10 della Costituzione;

non espulsione: il riconoscimento dello stato di rifugiato politico impedisce l’espulsione dal territorio dello Stato, atto che lo porrebbe alla mercé delle autorità del proprio Stato di appartenenza. 

Richiedente asilo

Il richiedente asilo è una persona che ha chiesto il riconoscimento di rifugiato o altre forme di protezione e che è in attesa di risposta. Fino a quel momento la persona ha diritto a soggiornare regolarmente nel Paese anche se è entrato in modo irregolare o senza documenti d’identità.

L’asilo politico è il diritto concesso ad uno straniero di trovare rifugio nel territorio o presso una rappresentanza diplomatica di uno Stato terzo, qualora sia perseguitato o subisca discriminazioni per motivi politici, religiosi, razziali: finalità di tale istituto è proteggere lo straniero e assicurargli un giudizio equo, e giusto, che non gli è garantito in patria. 

Secondo l’articolo 10 della Costituzione italiana, ha diritto d’asilo lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra stessa Costituzione. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. 

Clandestino

Il termine non è mai stato definito da alcuna legge o convenzione internazionale o dal diritto dell’Unione Europea. Si è diffuso in Italia da quando la legge Bossi-Fini ha introdotto alcune disposizioni contro le immigrazioni clandestine, rendendolo reato. 

Si distingue dalla migrazione irregolare perché riguarda solo coloro che hanno violato le regole sull’ingresso nel territorio e non hanno alcun titolo legale per rimanerci.

Non riguarda nemmeno i richiedenti asilo, né chi l’asilo lo ha ottenuto. In Italia si è clandestini quando, pur avendo ricevuto un’ordine di espulsione, si rimane nel Paese. 

Migrante

Persona che decide di lasciare volontariamente il proprio Paese d’origine per cercare lavoro e condizioni di vita migliori. Rispetto al rifugiato può far ritorno in condizioni di sicurezza. 

C’è poi il migrante climatico, persona costretta a lasciare la propria abitazione a causa di degrado ambientale.

Immigrato

L’immigrato regolare è una persona che risiede in un Paese diverso dal proprio con un permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità. È l’ingresso dello straniero  in Italia per motivi di turismo, studio, ricongiungimento familiare o per inserirsi nel mercato del lavoro. 

La disciplina dell’ingresso in Italia è diversa a seconda del Paese di provenienza: i cittadini extracomunitari (ossia non provenienti dalla UE), i cittadini comunitari (provenienti dalla UE), i richiedenti protezione internazionale che, a seconda della gravità della loro situazione, possono ottenere o lo status di rifugiato o quello di protezione sussidiaria.

L’autorizzazione che permette allo straniero di entrare in Italia è il visto. Per entrare in Italia inoltre lo straniero deve dimostrare di essere in grado di mantenersi e di avere la possibilità economica di ritornare nel proprio Paese di origine. 

Il titolo di soggiorno è invece l’autorizzazione che permette allo straniero di rimanere regolarmente in Italia. Il più frequente è il permesso di soggiorno.

L’immigrato irregolare è invece una persona che:

  • è entrata nel Paese senza un regolare controllo alla frontiera;
  • è arrivata regolarmente ma cui è scaduto il visto o il permesso di soggiorno;
  • non ha lasciato il Paese di arrivo dopo che questo ha ordinato il suo allontanamento dal territorio.

Beneficiario di protezione umanitaria

È una persona che non è riconosciuta come rifugiato perché non è vittima di persecuzione ma ha comunque bisogno di protezione e assistenza perché particolarmente vulnerabile da un punto di vista medico, psichico o sociale oppure perché, se fosse rimpatriato, potrebbe subire violenze.



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