Caro benzina: come risparmiare in carburante per il lavoro

21 Marzo 2022 | Autore:
Caro benzina: come risparmiare in carburante per il lavoro

I benefici fiscali per dipendenti e aziende con l’utilizzo delle auto condivise sia per le trasferte sia per il tragitto da casa.

In attesa di vedere scendere il prezzo del carburante, dopo l’impennata registrata a causa del conflitto ucraino, qualsiasi strategia per risparmiare in benzina e gasolio è ben accetta. Chi non può utilizzare i mezzi pubblici per andare ogni giorno al lavoro ed è costretto, per forza di cose, a muoversi con la propria auto, si chiede se ci siano delle alternative. Di certo, non aiuta il rientro in ufficio di chi non potrà più contare sullo smart working, vista la fine dello stato di emergenza in vigore da due anni per il Covid. Non resta, dunque, che ricorrere alla condivisione dell’auto con i colleghi di lavoro: chi abita, più o meno, nella stessa zona e fa gli stessi orari può valutare di spostarsi con una sola auto per diminuire i costi. Ma anche le aziende possono avere i loro vantaggi per quanto riguarda missioni e trasferte dei dipendenti attraverso il car sharing o il car pooling.

Partiamo dal car sharing, che è lo strumento finora più conosciuto. Consente di usare il veicolo solo quando serve, facendo una prenotazione tramite app direttamente da uno smartphone. In pratica, un servizio di autonoleggio a breve termine. L’auto è sempre disponibile, in qualsiasi momento della giornata. La si apre con l’app del telefonino o con una tessera dedicata. Arrivati a destinazione, la si parcheggia e, sempre tramite smartphone, si segnala la fine dell’utilizzo, in modo che possa essere disponibile per altri utenti. Il costo varia a seconda del tipo di vettura e della città in cui viene utilizzata.

La legge [1] stabilisce che il rimborso dei costi per le trasferte all’interno del territorio comunale in cui si trova la sede di lavoro sono imponibili in capo al dipendente, ad eccezione delle spese di trasporto, se provate con i documenti del vettore. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate [2] ha chiarito che le fatture emesse dalle società di car sharing possono essere equiparate alle spese di trasporto (si pensi all’abbonamento ai mezzi pubblici o alla ricevuta di un taxi). Ciò vuol dire che i soldi rimborsati al dipendente non concorrono a formare reddito, neanche se riferiti agli spostamenti all’interno del territorio comunale. Purché si tratti di spostamenti di lavoro (missioni o trasferte), e non da casa all’ufficio o viceversa.

Una particolare tipologia di car sharing è quella denominata corporate car sharing. Consiste nella gestione condivisa di un parco auto dell’azienda che non è assegnato ai dipendenti. In pratica, offre una modalità di welfare in chiave di mobilità aziendale per raggiungere un doppio scopo: da un lato, i dipendenti possono muoversi per motivi di lavoro con le macchine aziendali, ottimizzando il parco auto e, dall’altro, le imprese possono risparmiare sui costi di trasferta. Sempre secondo la legge [3], in caso di noleggio, la deducibilità è consentita nella misura del 20% dei canoni entro il tetto fiscale di 3.615,20 euro l’anno per la quota del noleggio puro e nessun limite quantitativo per quella dei servizi. La soglia è rispettivamente di 774,69 per motocicli e 413,17 per ciclomotori.

Per quanto riguarda invece il car pooling, si tratta dell’utilizzo di un’auto privata da parte di due o più persone che fanno la stessa strada per arrivare alla stessa destinazione. In pratica, la soluzione di cui parlavamo all’inizio: diversi colleghi che, ad esempio, usano la stessa vettura per condividere la spesa del «pieno» e risparmiare sul carburante. Si parla, pertanto, del tragitto casa-lavoro e ritorno. Nel caso in cui le aziende volessero fare delle convenzioni con società di noleggio auto per venire incontro alle esigenze dei dipendenti, le relative utilità non concorrerebbero alla formazione del reddito da lavoro dipendente. Per quanto riguarda il beneficio fiscale per l’azienda, gli oneri di utilità sociale sono deducibili dal reddito di impresa entro il tetto del 5 per mille delle spese di lavoro dipendente. Ma se le prestazioni sono previste nel contratto di lavoro, i costi sono pienamente deducibili.


note

[1] Art. 51 co. 5 Tuir.

[2] Agenzia Entrate risoluzione 83/E del 28.09.2016.

[3] Art. 164 Tuir.

Autore immagine: canva.com/


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