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Cosa fare per denunciare il lavoro in nero?

21 Marzo 2022
Cosa fare per denunciare il lavoro in nero?

Tutela del lavoratore irregolare: come far valere i propri diritti, richiedere i contributi, le differenze sullo stipendio, il tfr e far annullare il licenziamento verbale.

Quando si parla di “sfruttamento del lavoro” ci si riferisce, il più delle volte, al lavoro in nero. E ciò perché, laddove il contratto di lavoro sia regolare, qualsiasi tipo di utilizzo del dipendente oltre i limiti stabiliti dalla legge e dal contratto collettivo è impossibile e vietato. 

Non sempre però si può scegliere se lavorare in nero o meno: chi ha bisogno di guadagnare si adegua spesso a qualsiasi condizione pur di sopravvivere. L’accettazione però di un rapporto irregolare non pregiudica la possibilità per il lavoratore di agire, anche in un momento successivo, dinanzi alle autorità, per rivendicare il rispetto dei propri diritti. Di qui la domanda: cosa fare per denunciare il lavoro in nero? A quale ufficio bisogna rivolgersi per chiedere il rispetto dei minimi salariali, delle norme sui licenziamenti, il pagamento dei contributi, delle ferie, del Tfr? Ecco alcuni importanti chiarimenti in merito.

Quando il lavoro è in nero?

Quando si parla di lavoro in nero ci si riferisce al contratto di lavoro verbale o comunque non denunciato ai centri per l’impiego e all’Inps. In pratica si tratta di quel rapporto che sorge di fatto, senza il rispetto degli adempimenti imposti dalla legge. Il dipendente lo riconosce per il fatto che, oltre a non firmare alcun documento, non riceve le buste paga e la Certificazione Unica a fine anno. Inoltre, in qualsiasi momento ci si può rendere conto se si è stati regolarmente assunti tramite una verifica dell’estratto conto Inps personale. Se, dopo due mesi dall’avvio del rapporto, non risultano contributi accreditati per il rapporto di lavoro in questione, è molto probabile che l’assunzione non sia mai stata comunicata. Sul punto leggi Come faccio a sapere se sono assunto in regola?

Lavoro in nero: cosa rischia il dipendente?

Il rapporto di lavoro in nero costituisce un illecito solo per il datore di lavoro e non già per il dipendente che, in caso di controllo da parte degli ispettori del lavoro, non potrà essere denunciato, a meno che non stia nel frattempo percependo sussidi di disoccupazione (Naspi) o benefici assistenziali (come il reddito di cittadinanza) pur non avendone alcun diritto. In tali casi il lavoratore può essere denunciato per indebita percezione di sussidi statali.

È bene comunque sapere che l’assegno di disoccupazione è compatibile con la percezione di altri redditi se non superano 8.000 euro annui (se si tratta di lavoro dipendente) o 4.800 euro (se si tratta di lavoro autonomo).

In realtà, la percezione di un reddito in nero potrebbe configurare un’evasione fiscale, anche se controlli di questo tipo, per l’irrilevanza delle somme e la posizione di debolezza del lavoratore, sono infrequenti e improbabili. 

Come denunciare lavoro in nero?

Anche se si usa spesso l’espressione «denunciare il lavoro in nero», non di vera e propria denuncia penale si tratta. Difatti l’utilizzo di lavoratori non regolarizzati non integra un reato neanche per il datore di lavoro ma un semplice illecito amministrativo, a fronte del quale possono scattare sanzioni di carattere pecuniario.

La denuncia del lavoro in nero si riferisce quindi solo alla segnalazione delle autorità ispettive che potranno accertare il lavoro di fatto imponendo al datore non solo la regolarizzazione del contratto di lavoro ma anche il versamento di tutti i contributi maturati sino ad allora dal dipendente.

Esistono diverse strade per far valere i propri diritti nei confronti del datore che non ha regolarizzato il contratto di lavoro. La via più economica e semplice è quella di rivolgersi all’Ispettorato territoriale del lavoro per chiedere una “conciliazione monocratica”. A tal fine non c’è bisogno di un avvocato: il dipendente potrà presentarsi da solo presso gli uffici e chiedere di compilare il modulo per la “denuncia di lavoro in nero”. 

La segnalazione aprirà un procedimento il cui scopo è quello di promuovere un incontro tra le parti per consentire al datore di regolarizzare il contratto di lavoro evitando così le sanzioni che altrimenti l’ufficio potrebbe erogargli. Difatti, una volta ricevuto l’esposto da parte del lavoratore, l’Ispettore del lavoro convocherà l’azienda e il dipendente per verificare se tra i due è possibile raggiungere un accoro. L’eventuale verbale da questi sottoscritto costituisce “titolo esecutivo”: ha cioè valore di una sentenza definitiva e incontestabile; pertanto, se il datore non dovesse rispettare l’impegno assunto, il dipendente potrà agire contro di lui con un pignoramento senza dover avviare prima una causa. 

Viceversa, se l’accordo dovesse naufragare, partirebbero i controlli nei confronti dell’impresa e le conseguenti sanzioni per il lavoro in nero. 

Attualmente, oltre alle sanzioni per la mancata comunicazione di assunzione ai servizi per l’impiego, è prevista anche una “maxisanzione” che può variare da 1.500 a 36.000 euro a seconda della durata dell’impiego.

Un altro modo per denunciare il lavoro in nero è di rivolgersi al giudice tramite il proprio avvocato. Quest’ultimo depositerà un ricorso in tribunale con cui chiederà la regolarizzazione del contratto, il pagamento delle differenze retributive rispetto ai minimi previsti dal Ccnl, la ricostruzione della posizione previdenziale con il versamento dei contributi all’Inps, la liquidazione delle ferie non godute, degli eventuali straordinari, della tredicesima e, laddove prevista, la quattordicesima.

Spetterà però al dipendente fornire la prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro, anche attraverso prove testimoniali di chi abbia visto il soggetto svolgere le attività per conto dell’azienda. Vale anche una registrazione video fatta dallo stesso dipendente nello svolgimento delle proprie mansioni.

Nel caso in cui il lavoratore in nero sia stato licenziato, attraverso l’azione giudiziaria questi potrà far dichiarare nullo il licenziamento e ottenere l’assunzione a tempo indeterminato (il licenziamento verbale è infatti inesistente). Inoltre, qualora dovesse optare per la risoluzione definitiva del rapporto, potrà vantare il diritto al Tfr, il cosiddetto Trattamento di fine rapporto.

Entro quanto tempo denunciare il lavoro in nero?

C’è tempo fino a cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro per denunciare il rapporto in nero. Non è d’impedimento il fatto che il dipendente, durante tale arco di tempo, abbia accettato di svolgere le mansioni senza mai sollevare alcuna contestazione o abbia firmato quietanze circa il ricevimento dello stipendio. 



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