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Crimini di guerra: quali sono?

21 Marzo 2022 | Autore:
Crimini di guerra: quali sono?

Convenzioni di Ginevra e principi di Norimberga: cosa sono? Come funziona la Corte penale internazionale e qual è la sua giurisdizione?

Parlare di crimini di guerra sembra un pleonasmo visto che la guerra è già, di per sé, un crimine. Eppure, all’interno della più grande tragedia di cui l’uomo possa rendersi responsabile è possibile commettere atrocità che nemmeno le regole della guerra ammettono. Ebbene sì: anche i conflitti armati hanno delle norme, sancite in diversi accordi internazionali, come ad esempio nelle Convenzioni di Ginevra. Quali sono i crimini di guerra?

Come vedremo, i crimini di guerra sono veri e propri reati, commessi in occasione del più grande delitto che possa esistere, cioè la guerra. In quanto tali, esiste un tribunale incaricato di giudicarli: si tratta della Corte penale internazionale. Il problema, però, è che non esiste un modo per obbligare uno Stato ad assoggettarsi a questo tipo di giurisdizione; con il risultato che, spesso, chi commette crimini durante un conflitto bellico non subisce alcuna conseguenza. Quali sono i crimini di guerra? Scopriamolo insieme.

Convenzioni di Ginevra: cosa sono?

Le Convenzioni di Ginevra sono una serie di trattati internazionali a cui diversi Stati hanno aderito nel corso degli anni.

La prima convenzione risale al 1864; ad essa aderirono molti Stati europei, come l’Italia, la Francia e la Spagna.

Nel 1949 la prima convenzione fu sostituita da quattro trattati, che oggi vanno comunemente sotto il nome di Convenzione di Ginevra. In essa sono contenute le principali regole da osservare durante le guerre, come ad esempio il rispetto dei civili, dei prigionieri di guerra, dei feriti, ecc.

Principi di Norimberga: cosa sono?

In seguito al processo di Norimberga celebrato nel 1945 contro i responsabili dei crimini nazisti, le Nazioni Unite hanno approvato un documento contenente i cosiddetti “Principi di Norimberga”, al cui interno sono riportati alcune regole di diritto penale internazionale da osservare durante la guerra.

Ad esempio, memore di ciò che era accaduto durante il processo di Norimberga, lo statuto afferma che «Il fatto che una persona abbia agito obbedendo ad un ordine del suo governo o di un suo superiore non esclude la responsabilità della persona secondo il diritto internazionale», oppure che «Ciascuna persona accusata di un crimine secondo il diritto internazionale ha il diritto ad un processo equo in fatto e in diritto».

All’interno dei Principi di Norimberga sono descritti anche alcuni dei principali crimini di guerra, come vedremo di qui a un istante.

Crimini di guerra: cosa sono?

I crimini di guerra sono quei delitti commessi in occasione di un conflitto armato, vietati dalle principali norme di diritto internazionale, come ad esempio dalle Convenzioni di Ginevra e dai Principi di Norimberga.

I crimini di guerra sono diversi dai normali reati che si trovano nel codice penale e che sono applicati in tempo di pace: durante la guerra, infatti, non sarebbe possibile accusare un militare di omicidio per aver ucciso un soldato nemico durante uno scontro a fuoco.

Al contrario, grazie al diritto penale internazionale, è possibile perseguire chi si macchia di condotte particolarmente riprovevoli, ritenute gravissime nonostante la guerra in atto. Insomma: i crimini di guerra sono orrori nell’orrore.

Crimini di guerra: quali sono?

Vediamo ora quali sono i principali crimini di guerra, alla luce non solo delle Convenzioni di Ginevra e dei Principi di Norimberga, ma anche dei successivi (e numerosi) trattati internazionali che hanno integrato i primi.

Secondo i Principi di Norimberga, sono crimini di guerra:

  • l’omicidio volontario, cioè l’uccisione non dettata da motivi militari, quindi inutile ai fini della guerra. È il caso dell’uccisione dei civili o dei soldati arresisi;
  • il maltrattamento delle persone nei territori occupati. Sono quindi vietate le torture e ogni altra condotta volta ad arrecare sofferenza, come ad esempio le violenze ai danni delle donne;
  • la deportazione di chi si trova nei territori occupati;
  • l’omicidio e il maltrattamento dei prigionieri di guerra;
  • l’uccisione di ostaggi;
  • il saccheggio di proprietà pubbliche o private;
  • la distruzione deliberata di centri urbani, città e villaggi, ovvero la devastazione non giustificata da necessità militari.

A questi crimini di guerra, originariamente contenuti nei Principi di Norimberga, se ne aggiungono ulteriori presenti in altri trattati internazionali e nello statuto della Corte penale internazionale (di cui parleremo a breve); di seguito i principali:

  • attacchi contro chi porta soccorso ai civili (ad esempio Croce rossa, Nazioni Unite, ecc.);
  • uso ingannevole della bandiera bianca o di insegne tipiche di chi porta aiuti umanitari (Croce rossa, ecc.);
  • utilizzo di armi proibite, come ad esempio le armi chimiche e le bombe a grappolo.

Corte penale internazionale: cos’è e come funziona?

Ogni norma giuridica sarebbe inutile se non vi fosse qualcuno a garantirne il rispetto e ad applicare le giuste sanzioni in caso di trasgressione.

Se qualcuno commette un delitto in Italia, rischia di essere arrestato e portato davanti a un giudice per essere processato. Funziona così anche per i crimini di guerra? Chi giudica questi reati?

Esiste un organo giurisdizionale che si occupa di condannare la commissione dei crimini di guerra: si tratta della Corte penale internazionale dell’Aia (città nei Paesi Bassi).

La Corte penale internazionale è il tribunale di competenza per i crimini internazionali che violano le regole di condotta da tenere durante le operazione belliche. La pena massima prevista è l’ergastolo, cioè il carcere a vita.

Un ruolo analogo è ricoperto dalla Corte internazionale di giustizia dell’Onu (anch’essa situata all’Aia), che però è un organo a sé e giudica l’operato dei Paesi e non dei singoli individui, come invece fa la Corte penale.

Il problema della Corte penale internazionale è che essa può giudicare solamente dei crimini commessi dalle persone che appartengono a uno Stato che abbia aderito allo statuto della Corte stessa (Statuto di Roma), cioè che abbia accettato volontariamente di sottoporsi alla sua giurisdizione.

Gran parte dei Paesi occidentali l’ha fatto, ma non tutti: ad esempio, Stati Uniti e Russia non hanno riconosciuto l’autorità della Corte penale, così come la Cina.

Inoltre, poiché il processo davanti alla Corte penale internazionale non può svolgersi in contumacia, ma deve necessariamente essere presente l’imputato, è necessario che il colpevole venga arrestato per i suoi crimini, così poi da poter essere condotto davanti alla Corte.

Ecco perché è così difficile giudicare i responsabili dei crimini di guerra. Anche se la Corte penale internazionale emanasse un mandato di arresto contro una persona responsabile di crimini contro l’umanità (un capo di Stato, un generale, ecc.), la cattura non potrebbe essere eseguita materialmente senza il consenso dello Stato di appartenenza.

In pratica, la Corte penale internazionale funziona su base volontaria, nel senso che sono i singoli Stati, aderendo allo Statuto di Roma, a sottoporsi alla sua giurisdizione, la quale però non può essere imposta con la forza agli altri Stati, in quanto tutti sono sovrani e, quindi, liberi di scegliere se aderire o meno.



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