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A chi spetta il diritto all’oblio?

21 Marzo 2022
A chi spetta il diritto all’oblio?

Il diritto ad essere cancellati da internet: come fare richiesta e come denunciare il titolare del sito che non si adegua. 

Oggi si parla spesso di diritto all’oblio, il diritto cioè a veder cancellato il proprio nome, i dati personali, le foto, gli account e qualsiasi altro riferimento alla propria persona che si trovi su un sito internet, un social network, un forum o qualsiasi altro strumento di informazione pubblica. Ma a chi spetta il diritto all’oblio? Chi, ad esempio, viene citato in un giornale per un fatto di cronaca ormai vecchio, ha diritto ad esercitare il diritto all’oblio? Cerchiamo di rispondere alle domande più comuni sull’argomento.

Cos’è il diritto all’oblio

Prima di spiegare a chi spetta il diritto all’oblio dobbiamo fornire alcuni chiarimenti in merito alla natura di tale diritto: in cosa consiste, quando può essere esercitato e in quali situazioni invece può essere negato. 

Il diritto all’oblio non è previsto da alcuna norma di legge, ma è il frutto di una elaborazione giurisprudenziale derivante dall’applicazione dei limiti alla libertà di stampa. Come noto, le notizie possono essere pubblicate solo laddove vere, di pubblico interesse e attuali. Se manca uno solo di tali elementi, la notizia non può più essere resa pubblica. Ad esempio, la pubblicazione di una notizia non vera integrerebbe una diffamazione; la pubblicazione di una notizia non di interesse collettivo costituirebbe una violazione dell’altrui privacy; la pubblicazione di una notizia non più attuale attuerebbe una lesione del diritto all’oblio. 

Il diritto all’oblio è il diritto di ogni cittadino ad essere dimenticato laddove coinvolto in fatti giudiziari ormai vetusti e non più di pubblico interesse. Non si possono rinvangare notizie obsolete che potrebbero ledere il diritto anche dei colpevoli di reintegrarsi nella società. Ecco perché, anche quando una notizia sia stata inizialmente pubblicata nel rispetto delle regole, la stessa non può più essere ripescata a distanza di molto tempo.

Il diritto all’oblio e internet

Il diritto all’oblio era di facile attuazione fin quando la stampa era fatta di giornali cartacei. L’edizione del giorno prima, dopo 24/48 ore, serviva solo per pulire i vetri. Oggi invece le notizie restano online in eterno, se non interviene una cancellazione manuale. Il diritto all’oblio su internet si manifesta però non solo con riferimento alle notizie di cronaca ma anche a quelle numerose tracce che l’utente volontariamente lascia di sé ogni volta che naviga, ad esempio creando account e pubblicando foto e post che, un domani, potrebbero nuocere alla sua dignità. 

A entrare nella rete ci vuole un attimo; uscirne, però, può essere estremamente complicato. Magari, le prime volte, fa anche piacere essere inclusi nella ragnatela globale di Internet e dei social network. Il problema si pone quando, per qualsiasi motivo, si decide di tornare nell’anonimato. 

Ancora più delicata è la posizione di chi, trovandosi coinvolto in una vicenda giudiziaria, vede il proprio nome pubblicato su centinaia di siti e blog. Trovare un lavoro o rifarsi una vita con una gogna elettronica di questo tipo può diventare impossibile.

Pertanto, chi vuol far sparire il proprio nome da Internet può ricorrere al “diritto all’oblio”, ossia il diritto a essere dimenticati.

La possibilità di violare il diritto all’oblio facendo il nome di una persona, dunque, non è remota: anzi, è legata al semplice decorso del tempo.

Se un sito dà la notizia di un arresto, quella stessa notizia, dopo 2 anni, diventa obsoleta e, quindi, lesiva del diritto all’oblio del reo.

Anche sulle pagine Internet, i fatti di cronaca non possono restare in eterno ma, dopo un po’, devono essere cancellati o “anonimizzati”. Si tratta di un vero e proprio obbligo che compete a ogni titolare di sito, blog o giornale. Il diritto all’oblio infatti vale per tutti, non solo per i mezzi tradizionali di stampa.

A chi spetta il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio spetta a chiunque. Potrebbe spettare ad esempio a una persona che ha aperto un account social e che voglia cancellarlo definitivamente (in tal caso dovrà rivolgersi alla piattaforma); a chi ha postato un commento su un sito o su un forum (in tal caso dovrà indirizzare la richiesta al titolare dello spazio web); anche a chi si trova citato in un articolo di cronaca per essere coinvolto in una indagine, in un processo o in qualsiasi altro fatto di pubblico interesse. 

Anche i criminali, una volta pagato il prezzo delle proprie colpe, hanno diritto di essere dimenticati. Lo afferma la Costituzione, secondo cui la pena deve essere indirizzata a rieducare il criminale e, quindi, a reinserirlo nella società.

Non si può rivendicare il diritto all’oblio solo quando i fatti hanno un’importanza tale da aver condizionato o segnato il corso della storia (si pensi al responsabile dell’attentato al Papa) o quando la caratura pubblica del personaggio impone di conservare la memoria della vicenda (come nel caso di un noto statista).

Un esempio chiarirà meglio come funziona il diritto all’oblio.

Antonio viene rinviato a giudizio per un reato da lui commesso qualche anno prima. La notizia della sentenza riceve ampia eco sui giornali locali. Dopo 3 anni, però, Antonio non riesce a trovare un lavoro per via del fatto che il suo nome, abbinato alla notizia del processo, è presente su Internet. Decide così di rivolgersi ai titolari dei siti per chiedere la cancellazione dell’ormai obsoleta news. Questi ultimi, pur a fronte dei ripetuti solleciti, non gli danno riscontro. Antonio contatta allora un avvocato affinché, dopo aver diffidato i responsabili, chieda al giudice l’emissione di un ordine di cancellazione delle pagine web o di deindicizzazione delle stesse dai motori di ricerca. Il tribunale gli dà ragione e condanna i titolari dei siti Internet a garantire il diritto all’oblio di Antonio.

Dopo quanto tempo può essere fatto valere il diritto all’oblio?

La legge non dice dopo quanto tempo le notizie possano ritenersi non più attuali. Questa è forse la più grossa lacuna normativa sul diritto all’oblio. Per cui, tutto è rimesso alla valutazione del giudice, caso per caso. Si ritiene tuttavia che 2 anni siano un arco di tempo più che sufficiente per contemperare il diritto del pubblico all’informazione con il diritto del privato alla tutela della propria riservatezza. Se il personaggio è famoso o riveste cariche pubbliche, il tempo per esercitare il diritto all’oblio può essere più lungo.

Come far valere il diritto all’oblio?

Nel momento in cui una persona ritiene che il proprio nome sia presente online pur a fronte di un fatto non più attuale, deve chiederne la cancellazione al titolare del sito. La richiesta può essere inviata con una semplice e-mail, meglio però se con PEC o con raccomandata A/R.

Dinanzi a tale richiesta, il titolare del giornale può orientarsi in uno dei seguenti modi:

  • cancellare la pagina da Internet;
  • cancellare tag e metatag (cioè gli “agganci” tecnici) che consentono l’indicizzazione della pagina su Internet. In tal modo qualsiasi utente, digitando sul motore di ricerca il nome del soggetto in questione, non deve poter arrivare alla notizia obsoleta. Con questa operazione di natura tecnica, la pagina web continua a esistere ma solo all’interno del giornale, reperibile da chi utilizza il motore di ricerca interno al sito; non è, invece, raggiungibile da Google o da altri motori di ricerca;
  • cancellare il nome del soggetto dalla pagina Internet e ogni altro riferimento che possa far risalire alla sua persona (è possibile usare uno pseudonimo o delle iniziali di fantasia). Anche in tal caso, bisognerà garantire la cancellazione di tag e metatag in modo che nessuno possa risalire all’identità del soggetto in questione tramite una ricerca su Google.

Se il titolare del giornale non ottempera a tali doveri, l’interessato può alternativamente:

  • presentare un ricorso al Garante della Privacy (il ricorso è gratuito e si svolge online);
  • presentare un ricorso al tribunale ordinario in via d’urgenza per ottenere la cancellazione della pagina o la sua deindicizzazione. In un autonomo giudizio si potrà ottenere anche il risarcimento del danno.

L’interessato può rivolgersi – prima di ricorrere al giudice – anche a Google, affinché deindicizzi la pagina.

Secondo la Corte di Giustizia dell’UE, Google è responsabile per l’indicizzazione di contenuti obsoleti: per cui, se alla richiesta di cancellazione di una pagina dai suoi risultati, non dovesse dare riscontro positivo, il privato potrebbe citare in giudizio la società americana al fine di ottenere il risarcimento dei danni.

A tal fine, Google ha messo a disposizione un apposito modulo online da compilare tutte le volte in cui si vuol esercitare il diritto all’oblio. Purtroppo, il più delle volte la società americana declina la richiesta presentata dal cittadino trincerandosi dietro il diritto all’informazione.



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